Rassegna Stampa

Veleni e fughe di notizie Nella Federcalcio scatta la caccia al corvo “C’è un’unica regia”

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 02-11-2015 - Ore 08:32

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Veleni e fughe di notizie Nella Federcalcio scatta la caccia al corvo “C’è un’unica regia”

REPUBBLICA – MENSURATI - «Siamo a buon punto, lo stiamo per beccare», diceva sornione Carlo Tavecchio ancora venerdì mattina a chi gli chiedeva delle indagini interne su quello che ormai in Federcalcio tutti avevano preso a chiamare, senza troppa fantasia, il Corvo. Si sbagliava. E alla fine hanno beccato lui. Per capire fino in fondo quanto sta accadendo in queste ore nel palazzo di via Allegri, sede della Figc, occorre conoscerla bene, la storia del Corvo. È il 12 ottobre scorso e la registrazione con gli “ebreacci” e “gli omosessuali da tenere lontani” è ancora ben custodita nei cassetti di Massimiliano Giacomini, giornalista, editore del settimanale/sito/web tv, Soccerlife, nonché cacciatore di fondi federali e grande frequentatore di corridoi, burocrati e stanze dei bottoni. Proprio su Soccerlife.it, Giacomini pubblica con grande risalto la notizia di un contratto stipulato tra Tavecchio e una ditta fondata appena due mesi prima dalpresidente della Pontelambrese (Tavecchio è di Ponte Lambro) Federico Laiso. Il dirigente sportivo veniva assunto dalla Figc, tramite quel contratto — 57mila euro per due anni — come “responsabile della logistica del presidente”. Una dicitura ambigua, per non dire sospetta, soprattutto considerando che, come sede di lavoro, l’uomo della logistica del presidente, che lavora a Roma, aveva indicato Ponte Lambro e la Lombardia.

In realtà, spiegano dalla Figc, l’attività di Laiso è quella di autista di Tavecchio per i tre giorni alla settimana in cui il presidente si muove — per fini istituzionali — per il Nord Italia.

Fatto sta che, oltre all’articolo, sul sito, Giacomini pubblica anche la scansione di una copia del contratto in questione. Ed è proprio quella copia ad accendere i peggiori sospetti di Tavecchio: chi è stato a passare quel documento comunque riservato alla stampa? E perché proprio a “quel” giornalista (che, vicenda nota a pochi in Figc, si era appena visto rifiutare, direttamente dal presidente, fondi per 150 mila euro)?

Tavecchio reagisce d’istinto, si rivolge immediatamente a un analista informatico della guardia di finanza, fa bonificare i pc dei dirigenti, anche — anzi, soprattutto, quelli della cerchia più ristretta — avvia un’inchiesta interna. Che, a quanto pare, era giunta proprio sul punto di svelare non solo l’identità del Corvo, ma anche quella dei suoi mandanti.

Che evidentemente, però, sono stati più veloci.

«È un attacco politico», si lamenta ora Tavecchio ferito a morte. E forse stavolta ha ragione. Ma intanto quelle parole le ha dette, e adesso ai suoi nemici non resta che assistere da lontano alla definitiva implosione della sua già vacillante presidenza. Ma chi sono questi nemici? La domanda è interessante, anche perché dalla sua risposta dipende buona parte di quello che accadrà nei prossimi mesi alla governance della “sesta azienda italiana” per fatturato e indotto.

Sullo sfondo di questa vicenda di veleni e tradimenti e parole fuori controllo c’è infatti la campagna elettorale per il rinnovo della presidenza Figc (previsto entro la fine del prossimo anno). Gli schieramenti non sono ancora ben definiti. Di certo, a volere la testa di Tavecchio, in queste ore, sono tantissimi, praticamente tutti. Tranne la pedina decisiva: Giovanni Malagò e il suo Coni. Inizialmente ostile ( «Tavecchio ha troppe cam- biali da pagare», aveva dichiarato in piena campagna elettorale), Malagò si è lentamente avvicinato a Tavecchio, fino a diventarne il principale, se non unico, sostegno. Dall’altra parte, le schiere dei nemici sono foltissime e temibili: gli ex vertici della Figc, i resilienti Giancarlo Abete e Antonello Valentini; gli aspiranti nuovi king maker Francesco Ghirelli e Gabriele Gravina, entrambi naviganti di lungo corso delle acque federali; e i po-liticizzati, sparuti manager che fanno riferimento agli ambienti esterni al palazzo, e che guardano con simpatia all’Associazione calciatori di Damiano Tommasi che da qualche tempo ha smesso di partecipare anche alle sedute del consiglio federale.

È all’interno di queste tre aree che Tavecchio e i suoi stanno cercando in queste ore il mandante dell’attacco di Giacomini. Attacco che, è il loro timore, difficilmente resterà isolato. L’aria che tira è delle peggiori, si parla di dossier e intercettazioni. Il momento buono per usare tutte le armi a disposizione è questo: perché è vero che le elezioni presidenziali si terranno nel giro di un anno, ma è anche vero che le carte cominciano a darsi proprio in questi giorni. Il prossimo mese sarà decisivo per stabilire il destino della Lega Pro (attualmente commissariata per dissesti di bilancio). Le elezioni sono previste per il 22 dicembre e chi le vince si mette in tasca il 17 per cento dell’intero sistema calcio. Per la prima volta nell’ultimo decennio, fiaccata dagli scandali e dalle inchieste penali, la catena di comando Galliani-Infront-Lotito, quella che Tavecchio l’ha prima imposto e poi difeso, appare in enorme difficoltà. E basta un niente per fare scacco matto.

 

 

Fonte: REPUBBLICA – MENSURATI

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