Rassegna Stampa

Veloce, letale, sorridente. Come è rinato Gervinho

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 01-10-2013 - Ore 08:45

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Veloce, letale, sorridente. Come è rinato Gervinho

«E avete ancora visto poco…». Ha risposto così Rudi Garcia, domenica notte, a chi si complimentava con lui per aver chiesto (o preteso?) che la Roma acquistasse dall’Arsenal il suo pupillo Gervinho. L’ivoriano col nome brasiliano (a fianco vi raccontiamo come nacque il nomignolo) ha trasformato i mormorii di disapprovazione dei tifosi in applausi scroscianti, ha conquistato tutti i giocatori — che, non a caso, lo hanno osannato domenica sera al ristorante dopo la partita come e più di Totti e Ljajic, che festeggiati per via del compleanno lo erano davvero e infatti ha offerto a tutti il capitano — e ha reso felici e orgogliose le sue donne, la moglie e le figlie, finalmente serene nel vederlo sorridente come a Londra non è mai stato. 

BYE BYE  Usciva poco in Inghilterra, Gervinho, e giocava ancora meno (a proposito, ieri ha chiarito su twitter: «L’Arsenal sarà sempre nel mio cuore e non ho mai detto che oggi spero in una vittoria del Napoli»). Il rapporto col suo allenatore, Wenger, era però ai minimi termini, quello coi tifosi dei Gunners inesistente. «Non lo rimpiango — ha ribadito il manager dei Gunners — nonostante abbia grandi qualità. Ma deve sentire la fiducia intorno a sé altrimenti non riesce ad esprimere il suo talento». Wenger ne aveva poca, Garcia, al contrario, si fida a occhi chiusi. E Gervinho ricambia, non a caso quando a giugno il tecnico lo ha chiamato lui, vicino all’accordo con un club francese, ha bloccato tutto: «Aspetto Rudi e la Roma», è stato il monito perentorio ai suoi agenti. I quali, spiazzati da tanta fermezza, non hanno potuto far altro che assecondarne la volontà. L’obiettivo non era più soltanto salutare Wenger, era riprendersi «la voglia di giocare a calcio» . 

CECCHINO E FESTA  E per farlo non c’era persona migliore di Garcia. Per lui Gervinho fa tutto: corre, pressa, riparte senza lasciarsi abbattere dagli errori, si sottopone a lunghe sedute di tiri in porta e tecnica individuale e i risultati si vedono visto che la porta avversaria non è più un miraggio. La doppietta di domenica, oltre a far impazzire i romanisti, ha inorgoglito la comunità ivoriana di Roma, che si coccola il suo campione e lo definisce «il nostro faro». Sekou Diabate, da 20 anni considerato come un ambasciatore della musica e della cultura africana in Italia, ha confermato: «Per noi è un simbolo, un esempio da seguire». E presto, a conferma di questo, Gervinho potrebbe essere invitato a una serata di musica e balli con la comunità. Lui sembra propenso ad accettare, ma prima di fare tardi dovrà chiedere il permesso a Garcia. Vietato deludere, infatti, l’uomo che in due mesi gli ha ridato il sorriso. 

Fonte: (Gazzetta dello Sport – C.Zucchelli)

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