Rassegna Stampa

Verratti, che gioia «Play o mezzala? Mi basta giocare»

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 06-09-2016 - Ore 06:46

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Verratti, che gioia «Play o mezzala? Mi basta giocare»

LA GAZZETTA DELLO SPORT - ELEFANTE - L’Italia che Verratti è uno slogan di cui forse abbiamo anche abusato, prigionieri del desiderio di una luce che continuasse ad accendersi sul gioco dell’Italia. Però, dai: riletto ieri sera, rende molto bene l’idea. Se era la partita per prendersi in mano l’Italia, Marco Verratti non l’ha attraversata invano: una notte non autorizza un progetto, ma fa capire che è realizzabile. E poi non era la sua prima notte, semmai la prima di nuovo con la maglia numero 10 sulle spalle. Quasi un anno dopo l’ultima volta, in Azerbaigian: quella sera chiuse con un assist per Eder, ieri sera si è rispalancato la porta con due invenzioni che assist non si possono chiamare, ma è come se. Perché Verratti prima ha detto ad Antonelli «Vai a darlo tu a Pellè, la strada è libera» e poi ha scoperchiato il campo a Bonaventura, «Vai a prenderti ‘sto rigore, dai». Era la prima notte di un nuovo ciclo. «E io voglio esserci», aveva detto appena sabato Verratti. Che intanto si è preso il cuore del centrocampo, lì dove il suo preferisce battere per pensare il calcio che ha dentro. Se il c.t. cerca come ha reclamato un punto di distacco dal suo predecessore in panchina, in Verratti potrebbe aver trovato uno dei più naturali: Conte prima non ha avuto la folgorazione («All’inizio con lui è stata dura», ha confessato Verratti) e poi il tempo per mettere il «parigino» al centro del suo disegno, Ventura ne ha davanti abbastanza per godere della sua ormai completa maturazione.

CALAMITA Si offenderà qualcuno se diciamo che all’alba dei due gol che sembravano aver messo in ginocchio Israele c’era un po’ di Pirlo nelle idee di Verratti? Imbucata è una parolina che piace molto agli allenatori, ma serve chi trova il buco: magari c’è ma non sempre si vede. Diciamo che Verratti lo vede spesso, tanto più se non gli ostruiscono certe traiettorie, come ieri ha fatto a lungo Kayal. Ma lo spessore della partita di Verratti è stato ancora più lampante quando si è dovuto mettere lui a ostruire le traiettorie avversarie. Ed è stato nel momento di difficoltà, anche prima ma soprattutto dopo l’espulsione di Chiellini, che Verratti si è preso l’Italia: l’ha tenuta per mano, l’ha aiutata, le ha fatto coraggio. E’ stato quando la palla ha iniziato a scottare che la sua calamita è diventata ignifuga, e lui se l’è fatta dare ancora più spesso. E ha iniziato a sbucare e rimbalzare dappertutto per inventarsi anche altri mestieri, non solo quello di provare a congelare il pallone.

AZZURRO FELICITA’ Ha fatto il mediano che va a pressare, l’incontrista che va a recuperare il pallone, la catapulta di tentativi di ripartenza sempre più difficili. Ha pure menato, ma soprattutto si è fatto menare, ha preso falli e un pestone che l’ha fatto zoppicare. E nel dopo gara ha sfoderato un sorriso che era tutto un programma. «Non giocavo 90’ da febbraio, mi mancava un po’ il ritmo partita. Ma questa gara era troppo importante e anche la voglia mi ha portato al limite, Ventura ci ha dato delle dritte giuste, col passare del tempo si vedrà sempre di più la sua mano. Per me giocare in Nazionale è la cosa più bella, regista o mezzala non importa, spero sempre di aiutare la squadra. La gara? In 10 abbiamo sofferto, poteva succedere di tutto. Per fortuna abbiamo Buffon».

Fonte: LA GAZZETTA DELLO SPORT-ELEFANTE

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