Rassegna Stampa

Vertice sullo stadio, Marino è ottimista: "Sarà bellissimo"

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 10-12-2013 - Ore 08:17

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Vertice sullo stadio, Marino è ottimista:

L’affaccio dal balcone con vista sui Fori non era quotato, come i sorrisi e i toni entusiasti. Da ieri, anche per la Roma e il Comune è tempo di larghe intese. Il caffè in Campidoglio è durato un’ora, il tempo di raccontarsi che a Tor di Valle sorgerà «lo stadio più bello del mondo», assicura l’architetto Dan Meis. «Abbiamo portato un progetto entusiasmante e ottenuto riscontri importanti dal sindaco», giura Pallotta. Marino conferma, e pazienza se gli ambientalisti gli rinfacciano le battaglie da candidato sindaco per una città più verde e con meno cemento: «Sono rimasto colpito dall’entusiasmo di Pallotta. Ha un progetto avveniristico: uno stadio dai 52mila ai 60mila posti, straordinariamente organizzato come accessi e architettura. Dal punto di vista tecnologico è lo stadio più avanzato che possa essere immaginato in Europa». Dal punto di vista finanziario, invece, sarà uno dei più costosi. Ma chi pagherà le infrastrutture? Il Comune su questo è stato chiaro: non potremo pensarci noi, che non abbiamo nemmeno i soldi per completare la terza linea della metro. I costi saranno l’argomento di prossimi incontri tecnici. «E solo dopo – annuncia il sindaco, ospite anche della cena natalizia della Roma – arriveremo ad una decisione sulla sua realizzabilità. Se lo stadio sarà costruito nell’interesse dei cittadini, noi non lo ostacoleremo».

Ma la legge... Il tempo gioca a suo sfavore, la «creatura» della Roma potrebbe slittare al 2018. A meno che non intervenga in soccorso la politica. Anche ieri il ministro Delrio si è impegnato a sbloccare l’emendamentostadi, silurato al Senato e ora riproposto alla Camera: «Il testo è quasi pronto e proveremo a inserirlo, ma non è detto che ci riusciremo». Sull’emendamento pende l’accusa di favorire nuove speculazioni edilizie grazie alle «cubature premio». Se non passerà, i deputati Pd Nardella e Fossati riproporranno il loro testo perché il Parlamento approvi una legge delega che consenta al Governo di legiferare. Ma in questo caso passeranno altri mesi. Il presidente del Coni Malagò fa gli scongiuri: «Servono tempi certi e procedure snelle. Altrimenti, sarò molto deluso».

Fonte: Gazzetta dello Sport - Catapano

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