Rassegna Stampa

Vi sveliamo l’accordo! Il capitano all’ultrà: “Ci metto la faccia” “E allora giocate…”

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 07-05-2014 - Ore 07:25

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Vi sveliamo l’accordo! Il capitano all’ultrà: “Ci metto la faccia” “E allora giocate…”

Il capitano e Genny ‘a carogna. C’è una carta che scotta, un verbale che contiene tutte le frasi pronunciate da Marek Hamsik e Gennaro De Tommaso: a stilarlo è stato un collaboratore della Procura Federale (la Figc ne aveva inviati tre, tra cui una donna) dopo aver seguito da vicino il colloquio. Un lavoro certosino che ha richiesto tempo: erano le 3 della notte tra sabato e domenica quando sono state messe le firme alla relazione. Il passo successivo è stata inviarla a Stefano Palazzi (il loro capo) e al giudice sportivo Gianpaolo Tosel. Non solo, la Digos ha ovviamente preteso una copia del verbale e nei prossimi giorni potrebbe girarla al pm che si sta occupando del ferimento dei tre napoletani. Ma quella carta non è al momento tanto importante per le indagini giudiziarie, lo è invece molto per spiegare come mai un calciatore di A sia stato «costretto» a parlare con i propri tifosi. «Non c’è stata nessuna trattativa con gli ultrà», è stato detto più volte dalle istituzioni. Ecco, il verbale dimostrerebbe il contrario e farebbe capire come quella mossa sia stata pianificata per garantire non tanto lo svolgimento della partita, ma soprattutto l’ordine pubblico che sarebbe diventato incontrollabile in caso di cancellazione della finale. Riavvolgiamo il nastro e torniamo a sabato sera.

SU IL SIPARIO  La guerriglia del pomeriggio ha lasciato feriti, paura e un clima irreale. In tribuna d’onore il presidente del Senato (Pietro Grasso) e il premier (Matteo Renzi) sono attoniti. La partita è a rischio, i giocatori si guardano intorno, mentre il settore occupato dai tifosi napoletani inizia a far piovere in campo petardi e fumogeni (un vigile del fuoco finisce in ospedale). Che cosa sta accadendo? La parte più estrema della tifoseria azzurra ha emesso la propria sentenza: la finale non si deve giocare. Per rispetto di un loro compagno morto fuori dalla stadio. Perché il ferimento di Ciro Esposito nel passaparola è diventato un omicidio perpetrato dai supporter rivali (quella della Fiorentina). La paura della Questura è un film già visto nel marzo 2004 quando gli ultrà ordinarono e ottennero il rinvio di un derbv Roma-Lazio sulle basi di notizie false (un bambino travolto e ucciso dalla polizia). A nulla allora era servito far diffondere dallo speaker smentite e rassicurazioni. Dieci anni dopo la situazione è più complicata: gli incidenti fuori dallo stadio ci sono stati, ma non c’è nessun morto. Una sospensione alle 9 di sera significherebbe dare credito alle voci ingigantite con conseguenze inimmaginabile per l’ordine pubblico. Resta il problema più difficile da affrontare: chi convince gli ultrà a rientrare dal loro proposito? Sotto pressione non ci sono solo le forze dell’ordine, anche i dirigenti del Napoli e la squadra azzurra sono in difficoltà. I giocatori chiedono spiegazioni, vogliono sapere se davvero è morto un loro tifoso. In questo caso si rifiuterebbero di disputare la sfida, non se la sentirebbero, temendo anche eventuali reazioni degli ultrà. La Digos rassicura tutti: «Non è stato ucciso nessuno, bisogna giocare altrimenti c’è il rischio di nuovi scontri. L’ordine pubblico lo gestiamo noi: questa è la decisione». La squadra tentenna, c’è sempre l’ostacolo dei tifosi che sanno una verità diversa. A quel punto qualcuno propone di portare i calciatori sotto la curva. La società del Napoli non si oppone e dà il via libera. «Ci va il capitano», si decide. Impossibile per Hamsik dribblare la richiesta. La delegazione è composta dalle forze dell’ordine, un dirigente azzurro, l’ispettore Figc e altri non identificati. Gli occhi dei 70 mila tifosi arrivati all’Olimpico per assistere all’ultimo atto della Coppa Italia, all’ora in cui l’arbitro Orsato avrebbe dovuto dare il via alla partita, sono catturati da un altro «spettacolo». Va in scena una tragicommedia. Protagonisti: il giocatore che rappresenta il Napoli (Hamsik) e il boss dei Mastiffs che parla per tutta la tifoseria (Gennaro De Tommaso).

Il colloquio Hamsik si avvicina al capo ultrà, sa bene che cosa deve dire. Usa parole misurate, tipo: «Con un tifoso morto non avremmo mai giocato, ma ci hanno assicurato che le cose non stanno così». Genny ‘a carogna non si fida, indica «gli sbirri» e lo mette in guardia da eventuali menzogne. Il capitano dimostra sangue freddo, gli fa capire che ci sta «mettendo la faccia». Insomma, la trattativa è bella che avviata. Da una parte gli ultrà sono convinti che un loro compagno sia stato ucciso e quindi fanno pressioni sulla squadra perché si rifiuti di scendere in campo. Dall’altra il capitano si assume delle «responsabilità»: comunica alla curva che «sì, c’è un ferito, ma non per un agguato tra tifoserie». Cancellare la finale, fa capire lo slovacco, aprirebbe a scenari drammatici. De Tommaso si convince, alza il pollice medio, poi sussurra una frase sibillina che più o meno suona così: «Allora okay, ci metto la faccia anche io. Tanto tutti sappiamo chi siamo e dove siamo». E’ il via libera. Hamsik porta il risultato a casa. L’arbitro Orsato può far iniziare il match.

Multa e squalifiche Oggi, insieme al comunicato sul campionato, il Giudice sportivo Gianpaolo Tosel prenderà i provvedimenti relativi alla finale di Coppa Italia. La relazione dei collaboratori della Procura federale è arrivata anche sul suo tavolo. Dal tenore del verbale dipenderanno le successive sanzioni: sicura l’ammenda alla società del Napoli, ma è probabile (visto anche il pompiere ferito) che sia chiuso un settore. Non ci saranno, sicuramente, sanzioni per Hamsik a causa del colloquio con Gennaro De Tommaso. Il capitano è stato portato da Genny ‘a carogna per evitare problemi maggiori. Per una notte il fantasista si è trasformato in portiere.

Fonte: Gazzetta dello Sport – F.Ceniti/M-Galdi

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