Rassegna Stampa

Viva la Roma, abbasso l'Italia dei voltagabbana

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 08-10-2013 - Ore 11:13

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Viva la Roma, abbasso l'Italia dei voltagabbana

CARMINE FOTIA (Il Romanista) In questi giorni Roma è in festa per La Roma. Potete immaginare quanto siamo in festa, qui a Il Romanista. Siamo i soli ad aver creduto in questi ultimi due anni che pur tra errori, incomprensioni, difficoltà, la strada intrapresa dalla nuova Roma fosse quella giusta e che, prima o poi, i risultati sarebbero arrivati. Siamo stati soli nel giro dei commentatori in malafede e dei media imbroglioni, ma eravamo benissimo accompagnati nel popolo romanista.

Ora, come hanno già scritto egregiamente Cagnucci e Romita, ci troviamo di fronte a una squadra che non deve precludersi alcun obiettivo. Una squadra che ha l’aspetto di un moderno centauro: quello mitologico era metà cavallo e metà uomo, questa è metà farfalla e metà panzer.

È farfalla quando vola con la leggerezza di Gervinho, quando brilla della luce immensa del nostro Totti-Odysseo, reduce da mille imprese, ma sempre fedele alla sua isola e alla sua sposa. È panzer quando scatena la potenza di Strootman, la furia dinamica di De Rossi, la ferocia di Benatia.
È capace di tramutarsi dall’uno all’altra nel tempo di un batter di ciglia: guardate l’azione del terzo gol della Roma contro l’Inter: Totti prende palla davanti alla difesa e in due tocchi lo consegna a Strootman che s’invola per poi consegnare all’accorrente Florenzi che insacca alle spalle dell’incolpevole portiere, come avrebbe narrato il Vittorio Gasmann dei Soliti Ignoti. Durata del tutto? Una manciata di secondi.
Ora riavvolgiamo un momento il nastro e riandiamo ai mesi scorsi: Gli americani? Hanno fallito, nun c’hanno ‘n’euro, se ne stanno pe’ anna’ via; Baldissoni? Un massone; Sabatini? Un incapace, nun c’azzecca mai; Fenucci? Vole svende’ i giocatori pe’ fa’ li sordi. Esageriamo? No è tutto documentato, scritto e registrato. E alzi la mano chi di voi non ha sentito o letto una di queste frasi.
In quei mesi difficili sulla Roma si poteva dire di tutto: menzogne, insulti, provocazioni. E chi, come noi, provava a difendere una società che, pur tra tanti errori, alcuni evitabili, altri no, stava seguendo una strada di radicale rinnovamento, veniva censurato, sbeffeggiato, insultato. Non lo diciamo solo per amore di verità, né perché ci aspettiamo che chi vomitava insulti e ora tesse elogi almeno ammetta di aver sbagliato: l’Italia è o no il paese dei voltagabbana?
Il trasformismo è talmente insito nel nostro carattere nazionale che chiunque cerchi di restare coerente con le proprie idee appare un Savonarola. Ricordiamo quel che è accaduto perché ora che le cose girano è possibile forse costruire una nuova mentalità, che riconquisti una capacità di giudizio, e non si deprima dinnanzi alle prime difficoltà.
Com’è possibile che una società di incapaci scovi un allenatore come Garcia (ah, a proposito: “Ma ‘ndo l’hanno preso ‘sto francese? E chi lo conosce? Nun è nessuno!”) e porti gente tipo Gervinho, Strootman, Benatia?
È ovvio che di critiche ce n’erano da fare e noi le abbiamo fatte, e che qualcosa non stesse andando nel verso giusto lo hanno dimostrato le dimissioni di Franco Baldini che si ha assunto l’onere dei risultati non arrivati, provato anche da una vera e propria campagna denigratoria, volgare, offensiva. Ecco, se ricordiamo tutto ciò, oggi, nel dì di festa, è per evitare che si possa ripetere in futuro. Ora che questa Roma ha trovato solidità rafforzi le difese contro il virus della malevolenza, diffuso dai demolitori in servizio permanente effettivo, da coloro che non vogliono rassegnarsi all’idea che è finalmente cominciato un nuovo ciclo e che aspettano le prossime difficoltà per inscenare il solito e stanco teatrino.

Fonte: Il Romanista

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