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Viviani: «De Rossi, Totti e Pjanic, la mia Roma da brividi… A noi serve una scossa»

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 15-01-2016 - Ore 08:11

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Viviani: «De Rossi, Totti e Pjanic, la mia Roma da brividi… A noi serve una scossa»

GAZZETTA DELLO SPORT - D'ANGELO - La prima volta non si scorda mai. FedericoViviani ha debuttato in Serie A il 12 dicembre 2011, a 19 anni, in una partita speciale: Roma-Juve. Da far tremare le gambe: «Entrammo dal tunnel sotto la curva Sud in campo per effettuare il riscaldamento e il boato fu incredibile — ricorda —. Ero teso, nervoso, credo sia normale. Ma poi è arrivato Daniele De Rossi a rassicurarmi, e le sue parole non potrò scordarle mai». Domenica Viviani tornerà per la prima volta all’Olimpico da avversario, con la maglia del Verona. Non la gara più semplice per cancellare lo zero alla voce partite vinte dell’Hellas. Un ritorno al passato emozionante per chi ha vissuto sette anni a Trigoria, vinto uno scudetto con la Primavera e uno con i Giovanissimi, ma soprattutto mosso i primi passi nel calcio dei grandi, con una gara in Europa League e quel debutto in A con la Juve, sotto la gestione Luis Enrique.

Viviani, qual è il ricordo più forte di quell’esordio?
«Le parole di De Rossi le porterò dentro per tutta la vita. Fu lui ad avvicinarsi a me, anche se avrebbe potuto non farlo. E mi rassicurò: “Sei bravo, sai quello che devi fare. Non pensare a cosa c’è intorno ma divertiti. Non preoccuparti, e se hai problemi io sono qui, passamela. Sei fortunato, solo i predestinati fanno l’esordio in A con la Juve”. Detto da un campione come lui…».

Un po’ un fratello maggiore, insomma. E Totti?
«Il capitano (lo chiama ancora così, tanto è grande l’ammirazione, ndr) ha un carisma talmente grande che ti ipnotizza. La prima volta che sono entrato nello spogliatoio della prima squadra ho pensato: “Cavolo, è Totti. Potrò allenarmi con lui, giocherò al suo fianco…”».

Le ha dato consigli?
«Totti è più riservato di Daniele, ma se c’è da ridere e scherzare e il primo. Bastava guardarlo in allenamento per imparare ogni volta qualcosa. E poi devo ringraziare Vito Scala, il suo uomo di fiducia, sempre disponibile e gentile, in ogni occasione. Persone come Francesco, Daniele e Vito sono uniche nel calcio».

Lei è uno specialista delle punizioni. Rimaneva a sfidare Totti?
«Mi fermavo sempre dopo l’allenamento, ma con Pjanic, un altro grandissimo talento e uno dei migliori specialisti. Mi raccontava di quanto fosse stato fortunato a giocare a Lione con Juninho Pernambucano, il mago della maledetta. Mi faceva vedere come si faceva. Ripeto, sono stato fortunato».

Sette anni di Roma, quante volte ha incrociato Spalletti?
«Viveva a Trigoria col suo staff, capitava di incrociarlo. A Roma ha lasciato un grande ricordo e tutti gli vogliono bene. Io a volte ho fatto il raccattapalle: avevamo l’ordine di rimettere la palla in gioco velocemente. Può risollevare la squadra, ma penso che pure Garcia abbia fatto bene, realizzando il record di punti in A della Roma al primo anno».

A Roma c’è delusione. A Verona incredulità per l’ultimo posto…
«Una vittoria può sbloccarci, con Delneri abbiamo dimostrato di esserci con la testa, con l’intensità e con il gioco. Abbiamo messo sotto l’Empoli e dominato col Palermo. Poi prendi un tiro e perdi. È incredibile».

Credete nella salvezza?
«Certo, sono convinto che se una cosa te la meriti, la cerchi, anche quando sembra irraggiungibile, prima o poi arriva. Io sto meglio e voglio ripagare la fiducia di staff e società, che ha investito tanto per me. Dobbiamo provarci per i nostri tifosi che sono fantastici, unici. Mai visto una cosa del genere. Il gruppo è unito, onoreremo la storia dell’Hellas fino alla fine. Sappiamo che è difficile, ma in passato qualche rimonta c’è stata. Serve una vittoria per sbloccarci». La Roma è avvisata.

Fonte: GAZZETTA DELLO SPORT - D'ANGELO

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