Rassegna Stampa

"Volevo far tirare Josè ma “sentivo” che avrei segnato"

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 25-09-2014 - Ore 07:53

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Alla fine, per tutti è “Il Genio”. Sì, proprio come il suo conterraneo Savicevic: montenegrino Dejan, bosniaco Pjanic. Ma sempre di genio si tratta. Sempre ex Jugoslavia è, quella sì terra di grandi talenti. Genio per Astori, che gli dedica un tweet subito dopo il fischio di Mazzoleni, arrivano a Mire anche i complimenti di Strootman, per non parlare di quelli di Garcia, che lo amava prima, figuriamoci oggi e del suo fratellino Ljajic. Pjanic è il re di Parma, grazie a quella punizione alla Juninho Pernambucano, alla Platini, alla Pirlo, fate voi. Ancor più bella perché arrivata negli ultimi minuti, quando la testa perde lucidità ed è sempre il piede, soprattutto se magico, a salvarti. Per Mire? Tutto normale, non si rende conto di quello che ha fatto o da persona intelligente qual è, fa finta. «Sono situazioni su cui ci lavoriamo. Ho chiesto a Manolas come calciava Holebas, mi ha risposto “Ogni tanto fa gol”, allora mi sono preso la responsabilità e alla fine è andata bene. Da quella posizione ho pensato di poter fare gol, mi è andata bene. Ma non importa chi segna, conta che la Roma vinca, è successo questo e siamo tutti molto contenti. Tra l’altro sono contento pure per Ljajc, meritava un gol anche lui», dice Mire, con tutta serenità, pensando al “noi” e non all’”io”, va di moda dire così, no? Del resto il talento è anche semplicità, mai dovrebbe avvicinarsi all’arroganza. E per la Roma non è stato affatto semplice uscire dal Tardini con una vittoria. «Il Parma si è difeso bene. Meno male che alla fine abbiamo preso tre punti, anche stavolta meritati». Prosegue il testa a testa con la Juventus. «Non lo so, il campionato è più difficile dello scorso anno, abbiamo più partite ma la squadra ha risposto bene. Vogliamo puntare in alto, c’è una grande Juve e anche altre squadre, siamo solo all’inizio ma l’atteggiamento è giusto. Questa squadra merita tante gioie, così come i nostri tifosi. Vogliamo puntare allo scudetto, la squadra ha forza, c’è un collettivo importante e non molleremo fino alla fine. Complimenti anche alla Juve, che sta facendo cose interessanti anche quest’anno e resta la favorita per il titolo finale. Il campionato è più duro della passata stagione, ci sono anche altre squadra che possono dare fastidio. Noi siamo lì e ci proveremo fino alla fine».

LA FORZA DEI CAMBI - Uno dei punti di forza della Roma è la gestione del turn over. E qui il merito va a Garcia: anche stavolta, cinque calciatori nuovi nell’undici rispetto alla gara precedente e determinanti – per motivi diversi – gli altri tre che sono entrati in corso di partita, Maicon, Florenzi e Destro, soprattutto quest’ultimo, bravo a rimediare un calcio di punizione, poi rivelatosi letale. «La società ha lavorato molto bene, ha costruito una rosa di qualità, il mister utilizza tutti, si vede il risultato. Il mister cambia tanto ma si gioca ogni tre giorni e non è facile».

Fonte: IL MESSAGGERO - ANGELONI

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