Rassegna Stampa

Witsel, il bodyguard del Belgio che adora l’Italia

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 20-06-2016 - Ore 09:34

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Witsel, il bodyguard del Belgio che adora l’Italia

LA GAZZETTA DELLO SPORT - BOCCI - Axel Witsel ha cambiato passo e un po’ anche posizione in campo e il Belgio è tornato Belgio, o quasi. Perché non è ancora la squadra che aveva stupito l’Europa arrivando addirittura al primo posto del ranking mondiale, ma se non altro ha agguantato il successo che serviva ed è pronta per tornare a correre. Garantisce Axel Witsel, uomo del match con l’Irlanda e uomo mercato in una squadra piena di giovani stelle, quasi tutte inavvicinabili per i club italiani.

MILIONI - Anche Witsel è passato dai tormenti di chi, come De Bruyne, qualche volta forse sente il peso di un cartellino di platino. I quaranta milioni di euro pagati dallo Zenit per averlo dal Benfica sono niente rispetto ai soldi (76 milioni) sborsati dal Manchester City per Kevin, ma sono abbastanza per creare difficoltà ai club italiani e inglesi che vorrebbero ingaggiarlo e anche a lui stesso, ormai pronto a lasciare la Russia. «E’ stata una bella esperienza, però è ora di cambiare». Lo vorrebbe Ronald Koeman all’Everton: il neomanager vuole riportare i blu di Liverpool in Europa e il proprietario del club gli ha promesso uno sforzo economico per arrivare al centrocampista belga, ma pare che Witsel non ci senta. Vuole la Champions League e l’Italia è nei suoi pensieri. «Voglio fare un’altra esperienza, non so se in Premier o in serie A. Il calcio italiano mi affascina e a 27 anni sarebbe il salto giusto. Mi aveva cercato il Milan, è vero, ma è una storia di tanto tempo fa».

FEELING - Eppure il feeling non sembra svanito: quando Galliani provò a prenderlo, lo Standard Liegi sparò alto e Axel andò al Benfica. Da lì passò in Russia, ma il pensiero di ingaggiarlo attraversa ciclicamente la testa dell’a.d. rossonero. Anche se i corteggiatori non mancano: si è parlato di Napoli (su suggerimento di Dries Mertens), Roma (c’è Spalletti che lo aveva allo Zenit) e Juventus, tutti club che a differenza del Milan giocheranno in Europa. Witsel, dopo aver dichiarato la sua simpatia per la serie A, chiude con un filosofico «Adesso c’è solo l’Europeo nella mia testa, il prossimo passo necessario è battere la Svezia: Lukaku si è sbloccato e si è sbloccata tutta la squadra». Witsel ha fatto un pieno d’ossigeno giocando più da play che da mediano e difensore aggiunto, ed è sempre più leader, per ruolo e per esperienza con la nazionale, con la quale ha esordito 8 anni fa. In più c’è la qualità: Witsel non è un fulmine, però i suoi passaggi sono accurati. E’ un giocatore razionale e utile. Fare da bodyguard a De Bruyne, Hazard, Mertens, Carrasco (più Lukaku) è un bel mestiere, ma complicato: il Belgio ha avuto problemi a ricreare i meccanismi difensivi dopo l’infortunio di Kompany e Witsel,con Nainggolan, Fellaini o Dembelé che ruotano al suo fianco, è diventato ancora più importante. Circostanza gradita a uno come lui, visto che neppure la personalità gli manca.

Fonte: La Gazzetta dello Sport - Bocci

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