Rassegna Stampa

“Zero a zero”: che fine hanno fatto i compagni di Totti?

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 09-09-2016 - Ore 16:03

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“Zero a zero”: che fine hanno fatto i compagni di Totti?

ILFATTOQUOTIDIANO.IT – CURCIO - “Zero a zero” è un film documentario diretto da Paolo Geremei. Racconta le storie di tre promettenti talenti delle giovanili romaniste nati nel 1977. Un anno dopo Totti, con il quale hanno condiviso alcuni anni in maglia giallorossa.

Sono le storie di tre giovani campioni, promesse del calcio il cui destino di gloria sembrava segnato. Storie che, per motivi differenti, sono andate diversamente da come ci si aspettava e che insieme narrano una sorta di anti-storia del calcio: quello che poteva essere e non è stato, le vicende umane di chi al calcio ha regalato la propria giovinezza per poi scoprire che non era quella la sua strada. In questa intervista, il regista Paolo Geremei risponde ad alcune domande sul suo film, che sarà distribuito per la prima volta in DVD dal 10 settembre in edicola.

  • Daniele Rossi, attaccante, nel 1993 segnò il goal-scudetto con gli Allievi Nazionali Davanti faceva coppia con Francesco Totti. Nella finale contro il Milan il numero 10 sulle spalle lo aveva lui. Oggi lavora in una pizzeria di Testaccio e allena una squadra giovanile.
  • Marco Caterini era il portiere della Nazionale Under 16. Nel 1992 aveva giocato a Wembley un’amichevole contro l’Inghilterra. All’Europeo di categoria del 1993 era partito titolare, con Buffon in panchina. Oggi fa il geometra e, ogni tanto, pensa ancora alla sua carriera che non ha preso il volo.
  • Andrea Giulii Capponi era invece il portiere della Nazionale Under 17. È andato in trasferta con la Roma a Madrid e poi in ritiro con Carlo Mazzone. Dopo aver giocato nel calcio dilettantistico, oggi prepara i portieri della Lazio.

 Paolo, come mai hai scelto di raccontare l’altra faccia della medaglia del mondo del calcio?

Non sono partito dall’idea di parlare di calcio. Sono partito da queste storie, che secondo me meritavano di essere raccontate, al di là della mia passione per il pallone. Non le ho raccontate da esperto di calcio, ma da curioso, facendo spesso domande semplici, che avrebbe fatto chiunque. Ho iniziato a girare non sapendo assolutamente dove saremmo andati a finire. Penso che alla base della buona riuscita del film c’è il rapporto di totale sincerità che si è instaurato con i tre ex calciatori.

Al giorno d’oggi siamo bombardati di notizie sul calcio, è ormai difficile cogliere il lato umano dei calciatori, distinguere la loro immagine pubblica dalla loro personalità. Tu sei entrato in stretto contatto con tre ex potenziali campioni. Se le loro carriere fossero andati per il verso giusto, forse non si sarebbero mai aperti così. Ti ha fatto effetto?

Probabilmente avrebbero sviluppato caratteri un po’ differenti, ma ho conosciuto tre persone talmente splendide che forse sarebbe cambiato solo l’atteggiamento, mentre la loro sostanza sarebbe stata la stessa.

Il recente abbandono del giovane laziale Cardelli ci dà spunti su cui ragionare: ha accusato il sistema-calcio delle giovanili di essere “esterofilo” e di non favorire la crescita di talenti italiani. Ma soprattutto svela quanto i club possano essere spietati verso i proprio giovani. Qual è il sentimento dei tre atleti verso il club in cui hanno giocato, la Roma?

Andrebbe chiesto a loro ed è un tema ovviamente delicato. Comunque, a posteriori, sono contenti di aver fatto ciò che hanno fatto, soprattutto Caterini e Rossi. Sono coscienti di aver avuto di aver vissuto emozioni forti e momenti che chiunque sognerebbe, di aver avuto allenatori fantastici e di aver giocato al fianco di grandi giocatori. Ciò gli permette anche di pensare alla carriera da allenatore. Se poi hanno del rancore verso qualche dirigente o procuratore è un qualcosa che va al di là di questo.

La tua opera va contro la retorica comune secondo cui “se insegui i tuoi sogni ce la farai”. Il film ci dice: se qualcosa va storto e non dipende da te puoi anche non farcela. Forse aiuta ad affrontare in maniera positiva il venir meno di un sogno, è così?

Aiuta sicuramente e credo che questo sia un aspetto molto importante. Sia per i ragazzi, sia soprattutto giocatori e allenatori. Penso che il film abbia una forte valenza pedagogica: insegna come approcciarsi al calcio e in generale ai propri sogni. Ma forse bisogna essere un po’ maturi per comprenderlo bene, ad esempio dei ragazzini di 14 anni dopo averlo visto hanno detto: “Tanto a me non succede, io ce la faccio”. È stato quasi un rifiuto.  È invece molto utile che lo vedano genitori e allenatori proprio per saper aiutare tutti quei ragazzi il cui sogno di divenire calciatore non si realizza.

È vero che da un lato il film insegna che la carriera si potrebbe interrompere per motivi non dipendenti dal giovane calciatore, ma dall’altro sprona a dar tutto e a far sempre meglio. Ad esempio il padre di un giocatore spiega come il figlio fosse totalmente cosciente della sua bravura, tanto da poter scongiurare qualsiasi cessione a club minori. Ma le carriere calcistiche sono determinate da moltissimi fattori alieni a ciò che succede sul campo, è proprio per questo che in allenamento e in partita bisogna sempre cercare di superarsi. Bisogna conquistarsi anche ciò che si ritiene dovuto.

Rossi allena, Capponi prepara i portieri, Caterini ha giocato in categorie minori. Così come una miriade di ex giocatori si re-inventa in ruoli più o meno importanti nel calcio. Perché è così difficile lasciare del tutto il mondo del pallone?

Forse è difficile, ma loro vogliono allenare. Più che stare nel mondo del calcio, vogliono proprio il contatto col pallone, col campo, coi bambini. Ma ovviamente, in generale, è difficilissimo rinunciare al calcio: immagina un giovane calciatore che ha sacrificato tutta la propria vita allenandosi, senza aver proseguito gli studi. È normale che quando svanisce il sogno di divenire calciatore sia difficile rimboccarsi le maniche pensare al “piano B”. Ancor di più quando sei a un passo dall’affermazione in un grande club come la Roma. Secondo me questo rende i tre ragazzi del film ancora più eroici, perché si sono rialzati da questa delusione, dopo aver giocato a Wembley, in Nazionale o al fianco di Totti.

Cosa hanno da insegnare queste tre persone ai giovani calciatori?

Oltre alla grande competenza tecnica che hanno sviluppato nel corso della loro carriera, possono insegnare l’atteggiamento giusto verso il calcio. Forse più che gli attuali calciatori, a parlare di calcio nelle scuole ci dovrebbero andare persone come loro.

Fonte: ilfattoquotidiano.it - Curcio

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