Rassegna Stampa

«Niente Balotelli anche se stava bene Non basta un tiro»

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 06-10-2015 - Ore 08:14

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«Niente Balotelli anche se stava bene Non basta un tiro»

GAZZETTA DELLO SPORT - GRAZIANO - Dagli Anni 60 in poi, giusto per non andare troppo indietro con il tempo, l’Italia è sempre stata terra di grandissimi centravanti: Sandro Mazzola e Prati, quindi Riva, Anastasi, Chinaglia, Pulici, Boninsegna, Bettega, Graziani, Rossi, Altobelli, e ancora Vialli, Schillaci, Serena, Bobo Vieri, Pippo Inzaghi e Luca Toni. Negli ultimi anni, è invece mancato un ricambio massiccio. Colpa anche della sfortuna che ha colpito Pepito Rossi, magnifico talento sfregiato dalla malasorte. Ci siamo allora dovuti accontentare degli sprazzi di Balotelli (all’altezza solo a Euro 2012) e di qualche lampo di Osvaldo, con Gilardino affidabile carta di scorta. 
AGGRAPPATI A PELLè Ma senza centravanti non si va da nessuna parte, almeno nella tradizione italiana: non a caso, dopo il Mondiale del 2006 sono arrivati i fallimenti in Sudafrica (2010) e in Brasile (2014). Conte per primo capisce che nella tonnara delle aree avversarie non può bastare il solo Pellè, «ragazzo serio, applicato — dice il c.t. —, che gioca per la squadra, anzi fa giocare meglio la squadra». A Pellè non sfuggirà una maglia per Francia 2016. Dietro di lui, però, il casting è apertissimo. Uno o al massimo due i posti a disposizione come punta centrale. 
BALO: BASTONE E CAROTA Oggi, a Coverciano, ci sono Zaza e Quagliarella. Devono invece rimontare Destro e Gabbiadini («fuori per scelta tecnica», spiega Conte), mentre i vecchietti Toni e Gilardino aspetteranno l’ «ultimo chilometro» per giocarsi le carte migliori. Certo, non sarebbe male che riemergesse pure Osvaldo (al Porto), meglio ancora Giuseppe Rossi («lo seguiamo, eccome»), ma Conte spera in cuor suo in un rilancio reale di Balotelli, lui sì potenzialmente in grado di spostare gli equilibri . «Non avrei convocato Mario nemmeno se fosse stato bene . Non bastano due gare e un calcio di punizione vincente, bisogna seguire un percorso per arrivare in Nazionale. Voglio certezze, e la cosa vale per lui come per tutti gli altri». Fin qui il bastone, ma poi Conte in realtà una mano la tende al ragazzo. «So che sta lavorando bene, ne ho parlato con Mihajlovic...”. Appunto: Mario è ancora nei pensieri del c.t., che però ora pretende «la giusta continuità e la dimostrazione di meritare la Nazionale attraverso atteggiamenti, voglia e determinazione giusti, degni della maglia azzurra». Percorso per nulla breve, «perché di fatto ha appena ricominciato a giocare». Ma la porta non è sbarrata. E non è poco. 

Fonte: GAZZETTA DELLO SPORT - GRAZIANO

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