Rassegna Stampa

«Sei mesi per Conte, diede il benestare»

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 06-04-2016 - Ore 07:23

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«Sei mesi per Conte, diede il benestare»

CORRIERE DELLA SERA - RAVELLI - Un lungo racconto che parte dall’esperienza di Antonio Conte al Bari, fino ad arrivare al 29 maggio 2011, quando a Bergamo si giocò AlbinoLeffe-Siena (1-0), partita considerata combinata, frutto di un accordo tra i giocatori avvenuto in un clima da «ultimo giorno di scuola». Sullo sfondo, gli echi di Londra, con i giornalisti inglesi che telefonano al pm Roberto Di Martino per capire perché del futuro allenatore del Chelsea e attuale c.t. dell’Italia si stia parlando al tribunale di Cremona.

Prima di arrivare alla richiesta di pena per il reato di frode sportiva — sei mesi di reclusione più 8mila euro di multa — il pm, davanti al gup Pierpaolo Beluzzi, ha messo in fila una serie di episodi della carriera di Conte che hanno destato la sua perplessità, come la circostanza che uno dei protagonisti del Calcioscommesse a Bari, Antonio Bellavista, avesse cercato di mettersi in contatto con il tecnico, una chat di Cristiano Doni, imputato a Cremona, in cui si fa riferimento a un tale «Parrucca», le condotte dell’ex collaboratore Stellini.

In tutto ciò, non c’è mai la prova che Conte sia stato coinvolto in alcuna scommessa, conviene lo stesso pm, che però ha voluto richiamare un certo clima fertile per le combine. Un richiamo contestato dagli avvocati del c.t., Francesco Arata e Leonardo Cammarata, che ricordano, tra l’altro, come a Bari Conte non sia mai stato indagato. Venendo alla partita incriminata, l’accusa è convinta che da Conte sia arrivato un «benestare» all’accordo: non un’azione pienamente attiva, ma comunque un ok. Solo in ultima ipotesi Di Martino considera che quanto meno Conte si sia macchiato di condotta omissiva, perché il suo ruolo di allenatore, come regolato dal contratto collettivo, lo obbligava a «sorvegliare la condotta morale e sportiva dei calciatori» e a intervenire.

La parola «benestare» viene invece usata da Filippo Carobbio, ex giocatore del Siena. Di Martino ha insistito molto sull’attendibilità di Carobbio, ricordando che, nella sua collaborazione, ha accusato 20 persone: di queste, 16 hanno poi confessato. Gli avvocati di Conte parleranno lunedì 11 aprile, ma contestano l’impostazione del pm, che non ha chiarito se il c.t. è accusato di aver fatto qualcosa (condotta attiva) o piuttosto di non aver fatto (omissiva). Per la difesa tutto si risolve in un’omessa denuncia, illecito sportivo per il quale il tecnico è già stato punito.

Non è finita. L’avvocato Tito Lucrezio Milella della Federcalcio (parte civile, ma non contro Conte) ha sollevato il tema della competenza territoriale, che il pm ha ancorato a Cremona (la prima procura a occuparsene) con l’argomento che non si può identificare dove si sono svolte le singole frodi sportive, perché molte avvengono al telefono. Siccome però nel caso di AlbinoLeffe-Siena l’accordo viene preso nella partita di andata, ecco che il reato si sarebbe consumato a Siena. Non è chiaro se un’eventuale decisione di incompetenza potrebbe avere ricadute anche per chi, come Conte, ha scelto il rito abbreviato. Entro metà maggio la sorte dell’allenatore del Chelsea sarà chiara.

Fonte: CORRIERE DELLA SERA - RAVELLI

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