Rassegna Stampa

«Sì, invidio il Belgio Ma voglio batterlo»

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 13-11-2015 - Ore 07:22

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«Sì, invidio il Belgio Ma voglio batterlo»

LA GAZZETTA DELLO SPORT - ELEFANTE - Un’amichevole per capire chi siamo e dove andiamo. Anzi no, dove possiamo andare. Anzi no, amichevole un cavolo. Fossero stati seduti a quel tavolo contemporaneamente, Marc Wilmots e Antonio Conte si sarebbero stretti la mano: invece è toccato prima al belga e quando al nostro c.t. hanno riferito il «sapete quanto non mi piace perdere» sibilato dal collega, ha più ghignato che sorriso: «Allora siamo in due: anche voi sapete quanto odio quel verbo. Sarà un’amichevole tra virgolette: il loro furore per il fatto di sfidare la nostra storia, la nostra anima per il fatto di sfidare tanti talenti». 
LAVORO Così tanti che a Conte scappa, o forse la dice di proposito, la parola invidia: «In poco tempo sono riusciti a crearsi un serbatoio giovanile straordinario: onore a loro e al movimento ricco che ne è nato. Più facile quando ci sono centri di formazione non solo per i dilettanti ma anche per i professionisti e tutti i club mettono a disposizione i propri giocatori alla federazione: noi siamo lontani da tutto questo». E vicini a loro, dice Conte, solo nella severità dei giudizi riservati alla Nazionale: «Succede anche in Belgio? Tutto il mondo è Paese... Però: sono primi nel ranking, hanno una squadra con delle idee, un ottimo portiere, una difesa strutturata, centrocampisti che garantiscono entrambe le fasi e talenti che possono decidere una partita anche con una sola giocata. Una squadra che ha tutto per il presente e per il futuro: credo che a preoccuparsi debbano essere soprattutto le rivali». Ma per Conte, al di là del suo odio viscerale per le sconfitte, il risultato non sarà la prima cosa: «Se sarà positivo, lo analizzeremo senza esaltarci; se sarà negativo, senza abbatterci. Semmai riflettendo: su cosa stiamo facendo e dove possiamo arrivare. Ho bisogno di un quadro il più possibile completo, per poi andare dritto per la strada migliore». 
TATTICA E UOMINI E solo in un caso questi 90’ gli serviranno davvero: «Devo testare delle situazioni tattiche e proprio una sfida così tosta può aiutarmi a fare poi delle valutazioni in vista dell’Europeo: dobbiamo giocare a calcio, fare la partita, provare a darle un’impronta, senza chiuderci e limitarci a qualche contropiede furtivo. Se poi saranno più forti di noi, ne prenderemo atto». Un modo anche per fare delle scelte. Tattiche: «Ho le idee già abbastanza chiare, ma oltre al 4-4-2 e al 4-3-3 non sottovalutate il 3-5-2, che per me è in realtà un 3-3-4 offensivo». Ma soprattutto di uomini: «Devo aggiungere alle certezze delle alternative importanti: giocatori che si dimostrino affidabili per un torneo dove avrò soltanto 23 giocatori, di cui tre portieri. Quelli che ho già chiamato fino a oggi sono avvantaggiati: sanno già quello che voglio, e infatti le loro lampadine si accendono in fretta. Ma la convocazione definitiva è solo quella di giugno, dunque non ci sono ancora sentenze, se non una: scegliere bene quei 23 significherà tanto. Se non tutto». 

Fonte: La Gazzetta dello Soort - Elefante

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