Rassegna Stampa

«È come Jeeg, il suo superpotere è l’altruismo»

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 22-04-2016 - Ore 07:50

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«È come Jeeg, il suo superpotere è l’altruismo»

CORRIERE DELLA SERA - ULIVI - «Sembrava un film. Meglio di ogni possibile sceneggiatura. Tutto perfetto. Totti perfetto». Il romanzo popolare che mercoledì ha fermato il tempo nella capitale su quei quattro minuti finali di Roma-Torino ha superato i confini dell’immaginazione. Ne è convinto Gabriele Mainetti, 39 anni («La stessa età di Francesco», sottolinea con orgoglio) il regista di Lo chiamavano Jeeg Robot , il film che ha sbancato i David di Donatello 2016 con la storia di Claudio Santamaria/Enzo Ceccotti supereroe brutto sporco e cattivo. Un semidio che, partito da Tor Bella Monaca, ha conquistato anche il box office (è tornato nelle sale dopo i premi) e che viene citato come alter ego del capitano della Roma. Il primo, nato ai bordi di periferia, capace di salvare la città sventando un attentato terroristico allo stadio. L’altro, cuore vivo di quella città e della sua squadra, che con altrettanto tempismo le salva proprio all’Olimpico.

Ceccotti e Totti gemelli?

«Da tottiano convinto il paragone mi rende felice e orgoglioso. Quella di Jeeg è una storia di riscatto, un archetipo in cui ognuno si può riconoscere. Come in Francesco: entrambi sono capaci di parlare al di là dei confini. Sono romani ma non romanocentrici».

Eppure Totti viene accusato proprio di condensare vizi e vezzi capitolini .

«Non capisco chi si accanisce ad attaccarlo. Mi sembra si cerchi un capro espiatorio. È nato con la maglia giallorossa addosso e fino a che riesce a comunicare emozioni simili è bene che non se la tolga. Il calcio vive di partecipazione, è giusto non dimenticarlo».

Qual è il suo superpotere?

«Sarò banale, ma dico l’altruismo. È molto attento al sociale anche se non lo pubblicizza troppo. Non gioca per sé ma per gli altri. E questa attenzione alla squadra è quello che non l’ha fatto invecchiare. Certo Totti è un superuomo, non è come gli altri, ha capacitò fisiche sovraumane. Ma la sua forza è nel cuore. È uno che non ha mai lasciato Roma».

Anche questo gli viene contestato.

«Poteva farlo per soldi come hanno fatto tanti altri. Che infatti intorno ai trent’anni poi hanno smesso. Dopo Maradona e Pelé c’è lui. È come se il rapporto con la Roma gli permettesse di non appassire. Spero che gli permettano di scegliere».

Una scena del film è stata girata all’Olimpico durante un Roma-Lazio. Jeeg ha rischiato di incontrare Totti.

«Era il nostro sogno sì, ma sarebbe stato troppo complesso avere i tutti i permessi. Ho girato io dalla curva Sud le scene di folla. Poi siamo tornati allo stadio per la scena coinvolgendo 180 comparse».

E se le offrissero di girare un biopic su Totti?

«Mi piacerebbe ma avrei paura. È come un libro che tutti hanno letto, ognuno a modo proprio».

Fonte: CORRIERE DELLA SERA - ULIVI

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