Rassegna Stampa

È già ora di rivincita. La stella della Roma passa per la Juve

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 10-01-2014 - Ore 07:34

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È già ora di rivincita. La stella della Roma passa per la Juve

La Grande Rivincita è servita. Fate in modo di essere liberi il 21 gennaio perché per i quarti di finale di Coppa Italia andrà in scena Roma-Juventus – a meno di possibili inversioni di campo dovuti a risultati altrui – , ovvero la chance per i giallorossi di rifarsi del cocente k.o. di domenica. Insomma, tutto come da programma: la Roma batte la Sampdoria 1-0 grazie alla rete in apertura di Torosidis, anche perché i blucerchiati si dimostrano solo volenterosi sparring partner. A pensarci bene, appaiono ancor più malinconici appaiono i cori che piovono su Mihajlovic («Sinisa zingaro, li mortacci tua»), visto che l’allenatore doriano non porta neppure in panchina Gabbiadini, Eder, Regini, Gastaldello, De Silvestri, Palombo e Krsticic e in generale lascia fuori 10 undicesimi dei titolari visti lunedì col Napoli. Se a questo aggiungiamo che radio mercato dà in trattativa i due club «amici» (vedi affari Curci, Guberti e Romero) anche sul fronte prestiti per Paredes (possibile) e Borriello (difficile), si capisce come l’animus pugnandi non sia dei più rilevanti, considerato che la Samp pensa solo alla salvezza. Insomma, ci vuole solo una Roma sprecona oltre il lecito – davanti agli occhi di uno Zeman in tribuna che immaginiamo scandalizzato – per tenere aperta la partita fino alla fine.

ECCO NAINGGOLAN Garcia per parte sua accantona in partenza De Sanctis, Maicon, Benatia, Strootman, Totti e Gervinho, ma le (presunte) seconde linee sono rafforzate dall’esordio di Nainggolan. Nessuna sorpresa, perciò, che dopo 6’ i giallorossi siano già in vantaggio grazie a un cross di Dodò su cui Fiorillo fa il suo unico errore della partita, facendo rimpallare la palla su Destro e consentendo a Torosidis un gol a porta vuota. A quel punto la trama del match pare scritta: a difesa schierata la Roma alza De Rossi e s’insedia nella trequarti avversaria in superiorità numerica a centrocampo, visto che Obiang e Maresca sono lasciati spesso soli nei ripiegamenti degli esterni. L’altra variante è data nelle rare occasioni in cui la Samp prova a costruire, ma che a palla persa innesca praterie su cui la modesta difesa si fa trovare spesso mal piazzata. Non è un caso, perciò, che Fiorillo salga subito in cattedra salvando quattro palle gol su Nainggolan (25’), Ljajic (30’) e due volte su Florenzi (36’), mentre i doriani si fanno vivi solo all’11’ su un tiro cross del volenteroso Wszolek che tiene a battesimo l’esordio di Skorupski.

SPRECHI La goleada che si annusa, però, non si materializza, non solo per la solita bravura di Fiorillo su Ljajic (43’ e 46’) e le imprecisioni (e gli egoismi) al momento dell’ultimo passaggio, ma anche perché la Roma perde le distanze tra i reparti, alcuni calano vistosamente (Taddei, Florenzi, Destro), e neppure gli innesti di Gervinho e Strootman provocano sconquassi. A quel punto, quasi per forza d’inerzia, la Samp comincia ad allargarsi meglio sulle fasce e a farsi viva con Sansone (8’) in avvio e con Obiang (48’) nel finale, concedendo giusta ribalta a Skorupski. Anzi, se al 47’ la palla velenosa che giunge a Petagna fosse sfruttata meglio, la beffa sarebbe servita. D’altronde, il calcio italiano chiedeva Roma-Juve. E così sia.

Fonte: Gazzetta dello Sport – Cecchini

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