Rassegna Stampa

È una Roma testaccina e rugantina

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 27-09-2013 - Ore 09:00

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È una Roma testaccina e rugantina

Riportare la Chiesa al centro del villaggio è una di quelle frasi che ormai senti dire per tutta Roma, la Roma romanista che è la maggioranza in città. L’hanno messa nel lessico quotidiano e la senti dal bar al posto di lavoro. Potrebbe averla detta Papa Francesco e invece l’ha pronunciata Rudi Garcia. A Garcia non viene riconosciuto il posto di re di Roma e della Roma, perché quello già c’è da vent’anni, più duraturo di Elisabetta II, ma gli si attribuisce il merito che più gli compete: quello di aver trasformato la sconsolata e sconsolante Roma di poche giornate fa in una squadra[...] 

Hanno un bel dire i minimalisti in giallorosso che “finora non abbiamo fatto niente”: la Chiesa è di nuovo al centro del villaggio, invece, e cinque vittorie dal pronti via non s’erano viste mai, da quando la Roma è la Roma, cioè da ventisette anni dopo che la Lazio fu Lazio direbbero i dirimpettai, il che, nei giorni della rottamazione che avanza, non è neppure un gran vantaggio. E di nuovo si percepisce il ritorno alla Fede: perché il calcio è anche una religione del nostro tempo. Questo ritorno alla fede giallorossa lo mostrano in campo e in panchina. E in tribuna e fuori[...] 

Non è solo al centro del villaggio, la Chiesa: è anche al centro dei nuovi strumenti di comunicazione e di dialogo fra i popoli, i social network. Gli hashtag con oggetto la Roma, nelle sue molteplici declinazioni, si sprecano. Vi si dedica anche Gervinho, lì detto Er Tendina, copyright di Zoro, mentre Teo Mammuccari ha appena confessato che Totti lo chiama La Scopa per via della somiglianza tricologica con Mocho. Non è solo al compagno vicino che ci si rivolge al momento del gol, né solo alla curva, ma al Mister, che sia in panchina al telefono o in castigo in tribuna, ed ai compagni di rosa che trascorrono il tempo della partita aspettando senza ansia l’ingresso ma pronti ad essere pronti quando ce n’è la necessità. 

È una Roma nuova, testaccina e sorniona, rugantina che estrae il coltello nel secondo tempo e puncica allora, dopo aver fatto sfiancare l’avversario. Del resto Rudi Garcia, che magari non sapeva di Trastevere, è di origini andaluse e sa delle corride: i suoi toreri sono prima picadores e banderilleros e poi matano. La città giallorossa l’ha capito ed ha buttato nel secchio l’ultimo calcio visto, quello sparagnino di Ranieri, quello sfinimento orizzontale e lento di Luis Enrique, lo champagne svaporato di Zeman e quella Roma a porta spalancata.

Fonte: (Il Messaggero – P.Mei)

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