Rassegna Stampa

“Libera il calcio dalla corruzione” La Serie A con l’inno in latino

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 28-07-2015 - Ore 08:08

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“Libera il calcio dalla corruzione” La Serie A con l’inno in latino
LA REPUBBLICA - CROSETTI - Il campionato più scassato d’Europa e forse del mondo, adesso ha un inno in latino che invoca protezione, nientemeno che dalla corruzione (trattandosi di arte allo stato puro, la rima forse aiuta). Lo ha composto Giovanni Allevi, noto per la sua chioma e per essere come un blazer blu: in pratica, Allevi sta bene con tutto, fa fine e non impegna. Irrompe nel giorno in cui il computer della Lega Calcio s’inventa il nuovo calendario della serie A nell’immancabile scenario dell’Expo.
 
ARRIVA come un crescendo wagneriano la clamorosa novità di cui davvero non si avvertiva la mancanza: l’inno, appunto. Il quale si intitola, chissà perché, “O generosa”, forse è una suggestione brasiliana o magari napoletana o tutte e due le cose insieme. Il testo, di cui vi lasciamo il piacere della scoperta, si snoda in un plurilinguismo davvero global, prima di innalzarsi sulle vette della lingua di Tacito e Cicerone. Preso dunque da raptus compositivo, il giovane Allevi chiede a qualche dio dello sport di liberare il calcio dalla corruzione (libera nos a torta), e non c’è dubbio che la richiesta verrà ascoltata ed esaudita: laddove non sono arrivati il procuratore federale Palazzi e nemmeno il presidente Tavecchio arriverà il nostro canto libero.
Però, ragazzi, a parte gli scherzi. Con tutti i problemi che strangolano il nostro calcio, tra partite comprate e vendute in ogni serie, dai rubagalline di provincia a qualche longa manus (Allevi apprezzerà) in A e B, tra presidenti che confessano di avere pagato gli avversari per non retrocedere (il Catania di Pulvirenti) e altri presidenti (Lotito) che dicono che le squadrette di provincia non portano un euro bucato al sistema, dunque è meglio che rimangano nel sottosuolo senza memoria, tra un presidente federale che fa battute razziste e spesso si rivela quantomeno inadeguato e un presidente di Lega che ha tre mestieri e nei ritagli di tempo si occupa del pallone, tra una nazionale senza più vero talento e un’invasione di giocatori stranieri mica tutti fenomeni e di capitali esteri mica tutti limpidi, insomma in questo gran guazzabuglio c’era davvero bisogno della genialata dell’inno in latino?
A volte si ha davvero l’impressione che il nostro calcio non sia affatto governato, e che con la scusa del mercato e della modernità rincorra autentiche fesserie. Tra le cento priorità, quella di dare una ridicola canzoncina al campionato (pardon, un madrigale) era proprio in fondo alla classifica, diciamo in zona retrocessione. Se almeno si fosse volato un po‘ più basso, con i soliti Pooh o con nonno Baglioni, forse si sarebbe rimasti nel solco della tradizione. Oppure si potevano riesumare Bennato e la Nannini, in fondo le loro notti magiche non erano male. Ma Allevi, dai, magari è troppo. E poi gli inni spesso non portano fortuna. Forse, restando sempre in ambito classico, per il nostro calcio sarebbe stato più adatto un bel de profundis.

Fonte: LA REPUBBLICA - CROSETTI

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