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Garcia o non Garcia

condividi su facebook condividi su twitter 05-01-2016

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Garcia o non Garcia

PIERO TORRI  - Anno nuovo, Rudi Garcia vecchio. Ed è legittimo il dubbio che il brodo rischi di non essere buono. Si riparte, da Verona, ospiti del Chievo, con quella faccia da boxeur del francese che tanto c'era piaciuta nella prima stagione, ma che ora sembra sin troppo segnata dai molti colpi subiti. Non è finito il conteggio del ko perché la Roma ha scelto, diciamo così, di confermarlo, non c'è stato nessun lancio di spugna dall'angolo dove i secondi che sono i primi, Pallotta e discepoli, non hanno fatto pollice verso. Ma il problema resta, anzi c'è il rischio concreto che si sia aggravato e incancrenito. Perché la scelta tutto è sembrata meno che tale, forse è parsa più una conseguenza di mille dubbi rimasti irrisolti. E questo non ha fatto altro che indebolire ulteriormente la già traballante figura di un allenatore che, di fatto, dalla piazza, nella stragrande maggioranza, è stato ha mollato da un pezzo, dopo un 2015 in cui i sorrisi (Mapou, Juve battuta, ottavi di Champions) sono stati assai di meno delle lacrime (le due eliminazioni in Coppa la passata stagione, lo Spezia, la valanga di gol subiti, un gioco che è un insulto definire tale, un distacco tra squadra e tifosi che non è mai stato così profondo).

In queste lunghe vacanze natalizie (ma perché in Italia non si gioca durante le festività?), Garcia un giorno sì e l'altro pure è stato più di là che di qua. L'ombra del capoccione pelato di Luciano Spalletti che qualcuno fornito di capacità paranormali, è riuscito a vederla anche nelle segrete stanze di Trigoria, non si può dire che sia stata un'invenzione giornalistica, ed è un'ombra che solo da qualche giorno pare non albergare più da quelle parti. Allora, non sarebbe stato più opportuno, a un certo punto della telenovela, fare un comunicato in cui ribadire la fiducia nei confronti del francese che piace sempre meno? Tanto come ha dimostrato la vicenda di Rafa Benitez, cacciato ieri dal Real Madrid dopo che non più tardi di qualche settimana fa era stato confermato pure a brutto muso, le parole nel calcio d'oggi valgono al massimo lo spazio di qualche ora. Perché, dunque, nel momento in cui si sceglie di confermarlo, non provare a dare maggiore forza a un allenatore a cui è rimasto la fiducia solo del suo entourage più stretto? E' stato l'ennesimo colpo che Rudi ha dovuto subire.

Forse la società, oggi come oggi, ha pure fatto bene a non presentargli la lettera di licenziamento. Ma solo perché l'errore non è di ora, ma del maggio scorso, dopo le parole del tecnico alla vigilia di Roma-Palermo, ultima del tribolato campionato passato, con tutto poi quelle che ne conseguì, compreso un viaggio a Londra programmato da Rudi e cancellato dalla società. Lì si doveva capire che l'avventura stava arrivando al capolinea. Ora al francese non resta che vincere, vincere e ancora vincere. Da subito, fino alla conclusione del campionato. Non credo che succederà. E dico questo con un scopo preciso. Essendo da decenni un incallito scommettitore, quindi un perdente, mi auguro che pure questa volta la scommessa su Garcia perdente non mi consenta di presentarmi alla cassa. Anche se Rudi in questo momento è al tappeto. E il conteggio dell'arbitro è già arrivato a nove.

Fonte: a cura di Piero Torri

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adriana 05/01/2016 - Ore 13:17

evvai allora si vince ...l'ha detto Piero che di solito succede il contrario di quello che scommette.....e quindi anche io tifo perche' non vinca neanche un centesimo!!

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