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Jimmy, se ci sei batti un colpo

condividi su facebook condividi su twitter 19-06-2016

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Jimmy, se ci sei batti un colpo

INSIDEROMA.COM – PIERO TORRI - Pjanic. Osvaldo. Lamela. Marquinhos. Borini. Benatia. Destro. Stekelenburg. Iturbe. Castan. Maicon. Strootman. Manolas. Rudiger. Salah. Dzeko. Nainggolan. Gervinho. Perotti. El Sharawy. Mi fermo qui. Perché, in ogni caso, non so a voi, ma a me questa società, durante il mercato mi ha fatto sognare. Per carità, non nascondo che ho una certa facilità a lasciarmi andare al sogno, per dire lo feci pure quando, tanti anni fa, la Roma annunciò l'acquisto di Musiello, ma credo che non si possa mettere in dubbio il fatto che di giocatori importanti e forti, in questi cinque anni ne sono arrivati parecchi, acquistati da questi straccioni di americani. Non tutti sono stati un successo, ma tanto per fare un esempio, quando fu ufficiale l'arrivo di Destro, Iturbe, lo stesso Dzeko, l'euforia e la soddisfazione che si respiravano erano quasi a livello di votazione bulgara. Al punto che si sognava.

Tutta questa premessa per spiegare come, almeno io, ho accompagnato questo primo quinquennio americano, nella convinzione che il percorso intrapreso prima o dopo avrebbe portato la Roma a dama. Stiamo ancora aspettando il dopo, gli zeri tituli di Special One sono tuttora una scomoda e amara realtà. Ma non è questo a preoccuparmi in questa estate che non si è ben capito se sia davvero arrivata. Perché il problema, è che faccio molta più fatica a sognare. Come, invece, ho sempre fatto, pur nella consapevolezza che in quasi novanta anni di storia, la Roma ha vinto tre scudetti, uno a trentennio, avendo dunque una dimestichezza con la vittoria che sembra al massimo l'eccezione che conferma la regola. Mi dispiace che sia andato via Pjanic, oltretutto alla Juventus, ma mi spiace assai di più che non posso aggrapparmi al sogno. Soprattutto avendo ancora negli occhi e nella memoria, i quarantasei punti dell'ultimo girone di ritorno, anzi meglio, i quarantacinque nelle ultime diciassette partite, quattordici vittorie e tre pareggi, striscia d'imbattibilità tuttora aperta, cioè l'impressione che la Roma non fosse poi così lontana da quella Juventus che intanto veleggiava verso il suo quinto scudetto consecutivo. Basta un piccolo sforzo, mi dicevo, perché, a giochi regolari, si possa giocarcela alla pari. E quando parlo di sforzo intendo quello economico, un investimento, un budget di mercato. Ecco, oggi a me il sogno si spezza nel momento in cui penso alle parole budget di mercato. Negli anni passati, nonostante quello che dicono prezzolati, nostalgici, cialtroni e maggiordomi, gli investimenti ci sono stati, al punto che basta andare a farsi due conti sui bilanci delle precedenti quattro stagioni, per capire che basta la matematica di base per rendersi conto come i numeri dicano meno ottantuno milioni di euro. Roba, per chi non capisce o fa finta di non capire, che spiega come mai la società giallorossa sia incappata nella tagliola del fair play finanziario, non sarebbe successo se ci fosse stato quell'autofinanziamento che qualche umorista in malafede continua a sbandierare ai quattro venti cercando di difendere l'indifendibile. Insomma i budget di mercato ci sono stati. Ma ora il problema è: questo benedetto budget c'è?

Non se ne è fatto cenno in queste prime settimane di mercato, un ostinato silenzio che non si può spiegare soltanto con il fatto che non gli è stato domandato. No, l'impressione forte e chiara, è che stavolta non ci sia. E allora si potrà acquistare soltanto incassando da qualche cessione. Un po' come disse Rudi Garcia poco più di un anno fa, sbagliando solo perché lui, all'epoca allenatore della Roma, occupava un ruolo che doveva obbligarlo perlomeno a maggiore rispetto per la società, quotata in Borsa, che lo stipendiava. Oggi, però, ho la preoccupazione che avesse ragione.

E allora sarebbe il caso che James, Jimmy Pallotta, battesse un colpo, ci stupisse, meravigliasse, sorprendendoci, affidandosi magari a quel coraggio che un imprenditore del suo livello non può non avere. E che non può essere incanalato soltanto nel progetto che pure continua a rimanere un piacevole sogno. 

C'è bisogno di riaccendere un sogno, sarebbe il caso che qualcuno, se ancora non lo ha fatto, a Jimmy glielo facesse presente.

Fonte: INSIDEROMA.COM – PIERO TORRI

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