Black Carpet

Tra numeri e storia

condividi su facebook condividi su twitter 05-09-2016

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Tra numeri e storia

BLACK CARPET - PIERO TORRI - Confesso: ho avuto mille dubbi prima di decidere se inserire queste poche righe di riflessione sul mercato della Roma che si è concluso qualche giorno fa, nella rubrica Black Carpet piuttosto che in quella del Red Carpet. Per questa ragione, oltre al fatto che volevo capire se la società fosse intenzionata a intervenire nella babele ad alto rischio degli svincolati, ho atteso, prima di fare il mio bilancio, che trascorresse qualche giorno per non cadere nella trappola della reazione a caldo che, spesso, può indurre a bilanci un po' troppo epidermici. Perché, è inutile che lo nasconda, io in quel Godot in cui si è trasformato il 31 agosto scorso aspettando, appunto, il giocatore che non è arrivato, ci sono rimasto male. Nella convinzione, peraltro, che se fosse arrivato il giocatore giusto, le ferite lasciate da Porto e Cagliari, avrebbero cominciato a rimarginarsi. E Wilshere, l'uomo che sembrava destinato ad andare a coprire quel buco, mi sembrava proprio l'uomo giusto per far crescere complessivamente la squadra, più della semplice somma di un uomo in più. E invece la perfida Albione ci ha illuso, con il ragazzotto cresciuto nell'Arsenal che ha fatto, né più, né meno, quello che fanno tutti i calciatori, ha giocato su più tavoli con l'unico obiettivo di mettere sul suo conto corrente più sterline possibili. Sono state date molte spiegazioni a proposito del voltafaccia dell'inglese, perché di voltafaccia si deve parlare. E lo spieghiamo: il ragazzotto venuto su a pallone e Wenger, tra il 30 e il 31 agosto scorsi ha avuto ripetuti incontri e conseguenti colloqui con Franco Baldini che, se qualcuno fa ancora fatica a capirlo, è tornato a lavorare per e con la Roma, in un ruolo assai più defilato ma non meno sostanziale (per averne la conferma basta chiedere a Pallotta come Pallotta chiede a Baldini). Bene, nella mattinata del 31 agosto, il centrocampista (se sta bene) che in qualche misura mi ricorda Scholes mica pizza e fichi, aveva detto yes, vengo alla Roma. Solo che non aveva fatto i conti con il suo procuratore che, casualmente, è lo stesso del nuovo ct inglese, mister Allardyce. Una telefonata dal procuratore, un'altra dal ct con tante di promesse, un'altra ancora del Bournemouth con altrettante promesse cash, lo hanno consigliato a dire, chissenefrega della brutta figura con la Roma, io prendo il malloppo. E così Wilshere si è vestito da Godot con Walter Sabatini a tirare giù tutti i santi nel suo ufficio di Trigoria.

Fosse arrivato, non avrei avuto nessun dubbio nel promuovere le operazioni di mercato della Roma, considerando anche che il 30 giugno scorso, clausola o non clausola di Pjanic, il peso del fair play finanziario era diventato assai meno ingombrante. Erano arrivati sette giocatori nuovi, un portiere, Alisson, una vagonata di difensori, tra cui due esterni, Bruno Peres a destra e Mario Rui a sinistra, e poi Vermaelen, Fazio, Juan Jeus, un centrocampista futuribile e di talento, Gerson. Se poi ci si aggiungono i riscatti di Rudiger, Perotti ed El Shaarawy, il rientro di Paredes. il nuovo prestito di Szczesny (e Palmieri), il fondamentale recupero di Strootman mi sembrava, oggettivamente, che la Roma fosse più forte di quella della stagione precedente (che pure era già un'ottima squadra, per conferma ripassare il girone di ritorno dell'ultimo campionato). Possibile, allora, che il mancato arrivo di un solo giocatore mi abbia lasciato con la sensazione dell'incompiuta? È possibile soprattutto se ci si affida ai numeri che, peraltro, nel calcio sono assai più di un'opinione. E allora eccoli i numeri che mi fanno stare un po' preoccupato. La Roma ha una rosa di 24 giocatori: due portieri più uno (Szczesny, Allison, più Lobont); dieci difensori: Bruno Peres, Nura, Rudiger, Manolas, Vermalen, Fazio, Juan Jesus, Mario Rui, Palmieri, Seck; cinque centrocampisti: De Rossi, Paredes, Strootman, Nainggolan, Gerson; sei attaccanti: Totti, Dzeko, Salah, Perotti, El Shaarawy, Iturbe; un jolly: Florenzi. Adesso facciamo la sottrazione: due lungodegenti (Rudiger, Mario Rui); tre scommesse (Lobont, Nura, Seck). Basta questo per scendere, ora, a 19 giocatori tra cui due portieri. Pur facendo finta di niente sui quaranta anni di un fenomeno, i dubbi su Palmieri e gli interrogativi su Gerson, diciannove giocatori mi sembrano pochi, maledettamente pochi, per affrontare una stagione con tre competizioni con l'obiettivo, finalmente, di tornare a vincere un trofeo. E se ci saranno settimane con uno squalificato e due-tre infortunati, che Roma potrà andare in campo, soprattutto pensando a partite con quattordici giocatori da utilizzare? Oddio, e se poi i due-tre infortunati sono tutti concentrati in un reparto? E a gennaio, quando Salah andrà in coppa d'Africa, che succederà se Iturbe sarà ancora quello degli ultimi due anni? La Roma, quest'anno, dovrà per forza di cose sperare che tutte le ciambelle vengano con il buco e l'infermeria, quindi, rimanga sempre con i lettini vuoti. E con la Roma, la storia dice che quando una cosa deve andare male, ci va. La Roma di Spalletti è chiamata a cambiare la storia. In bocca al lupo, col cuore.

 

Fonte: Piero Torri

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