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Benjamin Button e i suoi Bastardi

condividi su facebook condividi su twitter 03-05-2016

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Benjamin Button e i suoi Bastardi

«Per quel che vale, non è mai troppo tardi, o nel mio caso troppo presto, per essere ciò che vuoi». Lo ha imparato sulla propria pelle Francesco Totti, capace di invertire il corso della vita proprio come Benjamin Button (Brad Pitt).  Troppo giovane nella testa e poco nel fisico, sospettava James Pallotta, che proprio come il medico della pellicola di David Fincher (Il curioso caso di Benjamin Button, 2008) aveva emesso una sentenza sconvolgente: «Il suo corpo non segue più la sua mente». Giudizio chirurgico, fondato sullo studio analitico dei tabulati atletici. Criteri simili a quelli che avevano portato il medico chiamato dalla signora Queenie a sentenziare la morte imminente del piccolo Benjamin: «Non gli resta molto da vivere». L’ospizio in cui viene abbandonato Benjamin è la panchina di Francesco Totti, il posto dove nessuno dei due è capace di stare; non troppo a lungo per lo meno. 

Ma è lì che Benjamin prende coscienza della sua diversità ed è sempre lì che Totti trova la conferma di ciò che sospettava da tempo: «Non esiste alcuna regola certa. L’importante è vivere al meglio». Così, quando si presenta l’occasione, Benjamin salta sul rimorchiatore del capitano Clark, e Totti, di nuovo, su quello di Spalletti. La nave giallorossa, del resto, dopo una promettente partenza, è crollata sotto i colpi di Tachtsidis e Pavoletti, ma c’è ancora tempo; e non solo, c’è parecchio altro. Ci sono fisico e testa, esperienza e carisma, caparbietà e classe: 32° minuto, calcio di punizione dal limite, Totti sistema il pallone, scova lo spazio tra palo e Lamanna e fa centro, per la TRECENTOQUATTRESIMA volta in carriera, la quinta in stagione, la quarta nelle ultime cinque giornate. Quel che più conta, rimettendo in moto il rimorchiatore giallorosso, che così riprende spedito il viaggio verso i 3 punti.   

Se la Roma disputerà il preliminare di Champions League ad agosto, o se addirittura riuscirà ad entrare in Europa dalla porta principale (secondo posto), lo dovrà essenzialmente a lui. Senza quell’assist a Salah contro il Bologna, senza il gol di Bergamo, senza la doppietta miracolosa contro il Torino, senza il suo incipit all’azione che ha prodotto il successo sul Napoli e senza il suo apporto di ieri sul campo del Genoa, la Roma di oggi starebbe ancora ragionando sul calendario dell’Inter. 

Per questo il suo rinnovo non è più una semplice suggestione, ma un atto dovuto. Alla Roma più che al calciatore! Perché è la Roma ad aver dimostrato di aver bisogno di lui, più di quanto lui ne abbia della Roma. «Spero che tu possa vedere cose sorprendenti – lasciava scritto in una lettera alla figlia Benjamin Button - spero che tu possa avere emozioni sempre nuove». Proprio come successo a lui, e a Totti, capaci entrambi di far vibrare l’anima di chi li guarda.  

«Szczesny si è raccomandato di parlare anche di me», sottolinea però giustamente Spalletti a fine match. Perché dentro una partita come quella di Marassi è andato in scena anche un altro film. Quello che ha visto protagonisti El Shaarawy (decisivo sul primo e sul terzo gol), Strootman (di nuovo titolare dopo oltre un anno), Szczesny (fondamentale nel respingere l’ultimo pallone del match, quello di Capel) e anche Edin Dzeko (decisivo nell’azione che ha permesso al Faraone di firmare il gol partita). Un manipolo di ribelli, in lotta contro se stessi, ma uniti da una causa comune. Il portiere probabilmente saluterà a fine anno, l’italo-egiziano deve ancora guadagnarsi il riscatto, Dzeko la fiducia, e Strootman è il lotta soprattutto contro il suo passato. Ognuno ha la sua vita, il proprio nemico da combattere, proprio come le reclute di Aldo Raine (Brad Pitt, di nuovo), quei Bastardi senza gloria (2009) che avranno un ruolo tanto marginale quanto decisivo nella pellicola di Quentin Tarantino. La “punizione” che il tenente Raine riserverà al colonnello Landa, è quella che Totti imporrà a Gasperini. Sarcastica e tagliente, anche se a corollario di una battaglia condotta da squadra. Quella di cui Totti è anima e, soprattutto, corpo: magari vecchio, ma in grado di ringiovanire proprio come quello di Benjamin Button: ad ogni giro di orologio, o di pallone. Adesso, lo sa anche James Pallotta!

Fonte: a cura di Marco Madeddu

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