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Donnie Darko

condividi su facebook condividi su twitter 07-01-2016

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Donnie Darko

Rudi Garcia è morto, almeno da qualche settimana, ma nessuno lo sa, o meglio, nessuno riesce a prenderne coscienza.

Quello che si presenta in panchina al Bentegodi porta impressa sul braccio la sequenza di Donnie Darko, o qualcosa di simile: ‪15052016. Davanti ai suoi occhi, però, la vita scorre come sempre, maledettamente allo stesso modo: sceglie i suoi uomini, compila i suoi appunti, guarda la Roma segnare e subire.  

Cambiano le stagioni, i campionati, gli anni, ma lui è li, al suo posto, anche dopo l’ennesimo passo falso. Del resto c’è sempre un alibi da sfoderare (le numerose assenze), o un dirigente da ringraziare (Baldissoni: «La posizione dell'allenatore è legata ai risultati, ma non sulle singole partite. Figuriamoci se oggi possiamo mettere in discussione il tecnico»).   

Così, nonostante il motore caduto da un aereo (il giorno di Roma-Spezia) sia finito proprio sulla sua cameretta, Donnie Darko è vivo e prosegue la sua complessa esistenza. Del resto, i deliri del sonnambulismo avevano portato il protagonista della pellicola del 1997 ben distante dal luogo dell’incidente, mentre quelli dei dirigenti giallorossi hanno tenuto lontano da Trigoria ogni possibile sostituto di Garcia, che al netto delle sue contraddizioni, prosegue il tortuoso percorso che va dalla parallasse di Udine (6 gennaio 2015),  all’occhio di falco di Verona (6 gennaio 2016). 

Un anno pieno di affanni, delusioni, contrasti, iniziato con la convinzione di superare la Juventus (al primo posto) e trasformato nella necessità di acciuffare almeno la Fiorentina (seconda, insieme al Napoli). 

A consolare il francese, stavolta, non c’è neppure l’abbraccio della squadra o l’illusoria solidità difensiva delle settimane passate. Il gol di Sadiq fa felice soprattutto Sabatini, quello di Florenzi i romantici, quello di Iago Falque non serve a nessuno, se non a illudere ancora una volta chi aveva creduto al successo.  

Ma Garcia resiste, come Checco Zalone di fronte alla dottoressa Sironi, interpretata per l’occasione da un irriconoscibile Manolas (Quo vado?, 2016). Non c’è difficoltà che possa scalfirlo, non c’è problema che non possa essere superato all’insegna della speranza, quella di trovare a breve, chissà perché e soprattutto chissà come, la Roma immaginata in estate.  

Ma intanto Inter, Fiorentina, Napoli e Juventus continuano a vincere, e soprattutto a convincere, lasciando al tecnico francese il solo compito di interpretare quella sigla sul braccio: ‪15052016. La fine del campionato, 15/05/2016, la fine di un’esperienza trascinata oltre ogni ragione. Quella che ritrova Donnie Darko sul finire del film, cogliendo i tratti di un’esistenza parallela alla morte,  avvenuta, in realtà, proprio nel giorno in cui il motore dell’aereo colpì la sua cameretta.

Rudi Garcia è morto schiacciato dallo Spezia, ma per coglierne il senso dovrà probabilmente trascinare se stesso fino a San Siro, fino al 15052016.

 

Fonte: a cura di Marco Madeddu

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