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Fight club

condividi su facebook condividi su twitter 22-02-2016

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Fight club

Quando Spalletti e Totti si incontrano allo stadio portano ancora i segni di una giornata infernale. Come Edward Norton , il capitano giallorosso è alle prese con una vita che gli sta sfuggendo di mano, con una professione che comincia ad appesantirgli l’anima. Tyler (Brad Pitt), invece, è padrone della sua vita; sa cosa fare, dove andare, cosa chiedere a se stesso e agli altri. E’ il Luciano Spalletti dei giorni nostri, capace di riprendersi la Roma tra le mani e puntare dritto al traguardo. Ma l’imperativo, per entrambi, è combattere, anche a costo di rimetterci la pelle. Anche senza un motivo concreto per giustificare la violenza: l’importante è colpire, quanto più duramente possibile. Non solo! Bisogna trascinare tutti con se, alimentare l’odio, improvvisare un ring, tirarci dentro la gente e dar libero sfogo agli istinti primordiali. «Prima regola del Fight club: non si parla mai del Fight club (…). Ottava regola del Fight club: se siete qui per la prima volta, dovete combattere». E giù a tirarsi colpi l’uno con l’altro.Così, già dalla lettura delle formazioni si combatte: fischi sonori a Spalletti, applausi e cori per Totti. Tutti partecipano, ognuno sfoga le proprie convinzioni con rabbia. La partita comincia, c’è Strootman in panchina, ma che importa: stanotte si combatte, non si fa altro! Pure Dzeko decide di litigare, anche se col pallone. Quando al 28’ spreca l’occasione del vantaggio a porta spalancata pare addirittura prendere a pugni se stesso e la propria onorabile carriera! E’ il gesto che alimenta un nuovo odio, contro di lui e contro chi lo difende. Così, quando appena due minuti dopo mette dentro il pallone dell’1-0, più di qualcuno trova addirittura il modo di venire alle mani: Distinto Sud, chi incita il bosniaco è colpevole, e giù a dare spintoni e cazzotti, di nuovo, come in un Fight club. La vita reale, fatta di azioni ben manovrate, di chiusure magistrali (Manolas), gol importanti (Keita), giocate meravigliose (colpo di tacco a seguire di Nainggolan) e realizzazioni mirabolanti (Salah), resta sullo sfondo. La casa di Edwuard Norton è andata a fuoco, proprio come Trigoria sabato scorso, e il resto non conta più nulla. Solo che invece di spegnere l’incendio, di trovare una soluzione, si dà sfogo alla rabbia. E’ il loro modo di essere sinceri, anche a costo di rimetterci la pelle. In un’ambientazione così Kevin Strootman, combattente per natura, fa la sua splendida figura: entra tra gli applausi e si gode l’atmosfera! E’ tornato e vuole combattere, seppur al fianco della Roma! Perché lo dice anche Tylor: «Le cose che possiedi alla fine ti possiedono». La Roma vince, convince e rilancia il guanto di sfida. Non al terzo posto, non solo! Fuori e dentro Trigoria c’è un mondo da combattere, pieno di gente che non chiede altro che partecipare alla lotta. Tutti contro tutti, anche senza un motivo apparente. Chissenefrega della classifica, qui si gode picchiando, e pure cadendo al tappeto. Meglio farsi del male che rimanere in disparte! «Signori, benvenuti al Fight club (…). Settima regola: i combattimenti durano per tutto il tempo necessario», e il timoreè che siamo appena all’inizio! 

Fonte: a cura di Marco Madeddu

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