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CineMatch: Roma-Verona è Final Destination

condividi su facebook condividi su twitter 18-01-2016

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CineMatch: Roma-Verona è Final Destination

Quando, sul finire del primo tempo, De Rossi spicca il volo in direzione del pallone, sembra Falkor quando parte alla ricerca della Torre d’Avorio: un Fortunadrago, capace di portare gli spettatori (pochi) al di là di ogni immaginazione (La Storia Infinita, 1984). Sale, arpiona la sfera e riscende sinuoso, proprio come nel Regno di Fantàsia, dove a stupire, stavolta, non è né Gmork (l’enorme lupo nero), né Morla (l’essere millenario), ma il colpo di tacco del capitano giallorosso, quello che consente a Nainggolan di spedire il pallone alle spalle di Gollini. 

Tutto sembra fantastico, e possibile, proprio come nella pellicola di Wolfgang Petersen. Castan prova a fare il Chivu, Pjanic gioca a fare il Pizarro, Dzeko tenta di non far rimpiangere “quel” Totti. E intanto, Nainggolan riesce a fare il Perrotta. Non è un caso che, seguendo le sue impronte, il ninja realizzi la prima marcatura personale in stagione.   

Sul calco della sua prima Roma (2005-2009), del resto, Spalletti ha provato a incastonare anche la squadra costruita per Garcia. Una forzatura? forse, ma sulle prime sembrava poterci stare benissimo. Poi i ragionamenti, gli aggiustamenti, e purtroppo anche i tormenti. Quello di Castan anzitutto, che prima sbatte addosso a Wszolek (rigore), poi contro la realtà: il recupero non è ancora stato completato! Le scuse presentate qualche ora più tardi su Twitter rendono l’immagine di un ragazzo triste, ma forte e dignitosissimo! Pure ingiusto con sé stesso, a dirla tutta, se pensiamo che a sbagliare non è stato solamente il brasiliano. Basti pensare a Salah, chiuso nei suoi egoismi, o a Dzeko, impantanato nei suoi imprevedibili difetti.

Così, la condanna diventa inesorabile come la morte! Nonostante gli sforzi, sfuggire al destino di una stagione anonima pare davvero impresa impossibile. Il cambio d’allenatore, in tal senso, non ha prodotto l’agognata scossa. Come Alex Browning in Final Destination (2000), Luciano Spalletti  non può nulla. Pensa e ripensa la sua Roma, la rimpasta, la modella, prova tutto il possibile, ma non basta. Il pareggio, guarda caso identico a quello del Bentegodi, è la dimostrazione che nessuno può  cambiare il corso degli eventi: rigore, Pazzini, 1-1. Inevitabile, come i sette pareggi precedenti. Troppi per pensare di essere ancora in corsa per traguardi importanti. Nonostante i balbettii di Inter e Fiorentina, arrivare sul podio non sarà affatto facile. Se non altro perché questa squadra paga gli errori commessi in estate: dalle errate valutazioni su Strootman e Castan, alla smodata fiducia riposta su elementi “usurati” come Maicon e Keita, senza dimenticare il  depotenziamento dell’ormai “ex” Rudi Garcia, trascinato ben oltre la soglia del tempestivo esonero.   

Così, la squadra si ritrova impotente, in balia degli eventi e schiacciata dal proprio destino. Sabatini, dopo aver cambiato tecnico, cambierà anche qualche calciatore (nelle prossime due settimane). Poi forse Pallotta deciderà di affidarsi ad altri uomini, anche se quella sarà già un’altra storia, con un altro destino.  

Fonte: a cura di Marco Madeddu

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