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Highlander - L'ultimo immortale

condividi su facebook condividi su twitter 21-04-2016

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Highlander - L'ultimo immortale

La ricompensa che ottiene alla fine è quella che gli restituisce il sentimento degli umani. Del resto lui, proprio come Highlander, non desiderava altro. Un boato, un’esplosione di lacrime e gioia che rendono la misura del sovraumano: due gol in due minuti, con appena due palloni toccati. Immortale e unico, Francesco Totti, come Cristopher Lambert nella pellicola di Russell Mulcahy (1986). «Ne rimarrà uno soltanto», aveva sentenziato Sean Connery, che tra gli immortali sapeva d’aver trovato il più meritevole. Così come Spalletti, che dopo una lunga battaglia, ora sa di potersi finalmente lasciare andare: «Totti è ancora il più bravo di tutti! Alla fine dell’anno vado con lui dal presidente». 

Eppure qualcuno, immortale come lui, lo aveva decapitato. Era successo pure al Conner di Russell Mulcahy e al suo alter ego Edwin Nash, e come loro, il capitano giallorosso ha saputo rigenerarsi. In maniera inaspettata e sovrannaturale: 86’ minuto, Totti entra in campo, si posiziona affianco a tutti, a pochi passi dalla porta di Padelli e, dopo appena 3 secondi, si coordina per il 2-2. Sembra Conner che riprende vita nel garage del Madison Square Garden, o Edwin Nash, appunto, che tra lo sconcerto generale guarisce dal taglio alla gola in una sola notte nella Scozia del 1500. «Satanico», diranno gli astanti, «Divino» urlano invece i tifosi presenti. Ma chi era stato a decapitarlo? Il segreto è custodito nella testa di Sean Connery, così come in quella di Luciano Spalletti, ma l’evidenza del sovrumano è ormai innegabile. Del resto, a ripensare a quel pallone sistemato dal capitano giallorosso (durante il riscaldamento) nel corner tra Sud e Monte Mario al 66’, quello da cui scaturisce il gol dell’1-1,  si capisce bene l’efficacia dei suoi poteri.

Ma la missione non è ancora compiuta e non è chiara. E’ qui che entra in scena Sean Connery: «Devi controllare i tuoi poteri fino al giorno dell’adunanza – rivela – quando tutti gli immortali rimasti si scontreranno per avere la ricompensa, quella che spetterà, però, ad uno soltanto». Per ottenerla bisognerà sconfiggere il crudele Kurgan, il lato scuro dell’umanità. Un po’ come la diffidenza che aleggia intorno a Totti, alla sua figura, alla sua utilità, alla sua romanità e al suo contratto. Una Cattiveria Immortale, come Kurgan appunto, in lotta per l’affermazione definitiva e suprema.  

Un nemico insuperabile, rintracciabile nelle distorsioni di un controverso tottismo, alimentato negli anni dalle incompiutezze della Roma e dalle nefandezze di chi giudica dal pulpito di una romanità di comodo o apparente. Un nemico contro cui Totti è in lotta da sempre, proprio come Conner, ma col quale sta per regolare i conti. Il rigore da cui nasce il gol del sorpasso sul Torino, quel destro impresso su un pallone che vale ben più dei 3 punti in palio all’Olimpico, è il colpo mortale ai suoi detrattori. Non hanno più scampo: cadono come Kurgan di fronte ad Highlander, che adesso si prende l’applauso, la scena, l’immenso tributo. Oltreché la Ricompensa, ovviamente! No, non il contratto, non ancora, e non è detto; ma il ritrovato calore della gente,in fondo, ciò che più desiderava, esattamente come Conner, l’Ultimo Immortale!  

Fonte: a cura di Marco Madeddu

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