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Il Marchese del Grillo

condividi su facebook condividi su twitter 13-02-2016

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Il Marchese del Grillo

La baldoria del settore ospiti, all’83’, pare quella della gente al grido di Ricciotto: «S’è svejatooo».  Gasperino er carbonaro, Edin Dzeko, s’è “riscoperto” marchese (Il Marchese del Grillo, 1981).

Del resto, a vederlo così, alto, biondo, con gli occhi azzurri e il dito in bocca, sembra proprio la controfigura dell’originale. Difficile scorgere le differenze tra lui e Totti ieri sera, specialmente se si tiene in considerazione l’enorme mole di lavoro svolta al servizio dei compagni. Un prestazione ricca di movimenti azzeccati e di assist raffinati, come quello che offre a Salah sul finire del primo tempo. Una torsione sublime, come molte delle giocate dispensate al Braglia: stop di petto, sponde, addirittura dribbling. Molto di più di quello visto negli ultimi due mesi e mezzo, passati soprattutto a ricercare se stesso e a tentare di scacciare i fantasmi di una crisi ingiustificabile.

Per questo, lo stupore che lo coglie quando si ritrova addosso i panni del match-winner pare quello di Gasperino incipriato al cospetto della corte di Onofrio (Alberto Sordi).

A dargli sostegno, come Ricciotto nella pellicola di Monicelli, ci pensa proprio Salah che, quando gli recapita il pallone decisivo, pare togliergli di dosso i panni sporchi del carbonaro e offrirgli quelli della festa.

Quella alla quale lui stesso decide di partecipare, in simbiosi con l’Onofrio ritrovato: delizioso il  pallone confezionato dal bosniaco per il definitivo 3-1.

Così, pure senza potersi rimproverare nulla, Castori fa la fine di Aronne Piperno: «bello l’armadio, bella la cassapanca, bella la buasserie, bello il Carpi», ma i tre punti se li tiene stretti la Roma. «Perché io so io – sembra dire a un certo punto Edin Dzeko – e voi non siete un…». Sfrontato, come ai tempi d’oro, in grado di decidere il corso degli eventi a prescindere dai meriti degli altri. Anche se lo spavento c’è stato, puntuale e perentorio. Quando Rudiger lascia passare Mbakogu e  Lasagna mette il pallone nella porta giallorossa, sembra l’assalto inaspettato dei francesi alla corte papalina. Il gol di Digne, a quel punto, pareva solo il ricordo di una notte d’amore e niente più, come quella regalata a Onofrio dalla splendida Olimpia. Ma «sarta chi zompa, e chi zompa allegramente bene campa» fischietta er sor marchese. E la Roma “zompa”, di nuovo, come ai bei tempi, e la gente romanista «zompa e canta», come sempre. Tagli, verticalizzazioni, cambi di campo: si ricomincia, fino al 93’ la Roma corre, tanto, e fa calcio! E quando Dzeko spinge dentro quel pallone riparte la musica: «Mia cara Olimpia, mettete ‘n pompa…».

Fonte: a cura di Marco Madeddu

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