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Million Dollar Baby

condividi su facebook condividi su twitter 10-12-2015

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Million Dollar Baby

Una sentenza “squillante” come il rumore dei soldi: fischi che cadono come monete da una slot machine.

La combinazione vincente è stata trovata: XXX, pareggio all’Olimpico come a Leverkusen, che uniti a quello saltato fuori a Borisov due settimane prima (tra Bate e Bayer) fanno la bellezza di 13 milioni di euro per la Roma; ma il rumore dei soldi è nulla rispetto al frastuono dei fischi.

Dopo ieri, ciò che resta è un ossimoro: una notte di sesso tra chi si odia o una notte di strazio tra chi si ama, non fa più differenza. La rabbia ha preso il sopravvento su tutto. La Roma pare Maggie, la Million Dollar Baby (2004). Una ragazza splendida e piena di talento che, chissà perché, ha deciso di fare a botte con il mondo, col suo mondo. Non c’è grazia, ma còllera, sdegno, ira in ogni situazione. Nella squadra e nella gente. Ogni azione è un cazzotto, ogni tiro uno spintone, ogni palpito un’imprecazione. Il passaggio sbagliato è fischiato, il coro azzeccato è osteggiato. Lo stadio è un ring, con la Roma in un angolo e i tifosi nell’altro, capaci solamente di prendersi a pugni. E cadono, e perdono, pure quando vincono, o se pareggiano come ieri sera.

E’ col furore che si va avanti, e con un po’ di fortuna. A furia di cazzotti, del resto, si può anche diventare ricchi, come Maggie nella pellicola di Clint Eastwood, o come la Roma con la qualificazione agli ottavi di finale di Champions League. Ma la gente fischia e Pallotta punta il dito in maniera letale come neppure Ken il Guerriero era mai riuscito a fare: “Lasciate in pace questi ragazzi, meritano rispetto, meritano un altro pubblico. Giornali e radio devono smetterla di gettare merda!”. Mortifero, direbbe Sabatini, che ormai fa fatica a comprendere l’involuzione di un progetto cucito intorno all’idea di un calcio “arrogante”, che di arrogante, però, ha prodotto solamente dichiarazioni e comportamenti.

E’ così, a furia di colpi bassi, di scorrettezze, che si rischia di morire. La Roma e Maggie sembrano ormai la stessa identica cosa. E’ con un colpo inatteso, sferrato a sorpresa, che Hilary Swank (Maggie appunto) è finita al tappeto, paralizzata. Da lì parte il suo travaglio, la sua ingiusta punizione, quella che la porterà a implorare la morte. E in questa situazione non c’è vita neppure per la Roma, non può esserci.

Offese (fucking idiots), sospetti (celato appoggio alle istituzioni per la divisione della Sud), dispetti, e veleni. Tutto questo non è calcio, non è la Roma. Che qualcuno se ne renda conto prima che sia troppo tardi.  

 
 
 
 

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