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The Ring

condividi su facebook condividi su twitter 18-04-2016

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The Ring

Piove a Bergamo, copiosamente, come nella notte di The Ring (2002). Quella in cui Katie e Becca irrompono sulla scena con lo stesso inconsapevole sorriso di Digne e Nainggolan. La morte, intesa come fine della rincorsa al secondo posto, sta per materializzarsi con una forza tanto inaspettata quanto incomprensibile, anche se all’inizio, specie dopo il doppio vantaggio giallorosso, tutto sembra solamente una stupida premonizione. «C’è una vecchia videocassetta che provoca la morte – recita  una leggenda metropolitana - Chi ne vede il contenuto non ha scampo: dopo sette giorni, muore!». Era già successo alla Roma di Garcia che, una volta incrociata la Lazio, è andata incontro a un’inspiegabile suicidio (pareggio a Bologna, anche qui sotto il diluvio, e sconfitta interna con l’Atalanta). E’ successo di nuovo, in maniera ancora più inspiegabile (pareggio interno col Bologna e nuova frenata in casa dell’Atalanta). Come fosse impressa nel nastro VHS di The Ring, la visione della Lazio provoca la morte. Il segnale è chiarissimo, proprio come lo squillo del telefono che accompagna la maledizione nel film di Gore Verbiski. Il trillo, stavolta, lo produce D’Alessandro, che appena dopo la mezz’ora mette a segno l’1-2 da cui scaturisce l’inevitabile condanna. 

E non è un caso che il primo a subirne il macabro effetto, proprio come Katie, sia il povero Digne che, causa infortunio, prima manca di chiudere la diagonale in area di rigore, poi è costretto ad abbandonare la scena. 

Il sortilegio, quello iniziato 7 giorni dopo il derby con i pali colpiti nella porta di Mirante, si ripete a distanza di altri 7 giorni, proprio come l’anatema generato nel film dalla piccola Samara

Così, spinta da Edy Reja, la Roma precipita nel pozzo, costringendo i suoi tifosi, sul divano davanti alla tv come il povero Noah (Martin Henderson), ad assistere alla macabra e furente riesumazione di Borriello, la Samara di Verbiski per l’appunto, che fuoriesce dallo schermo e strangola  l’ambizione del secondo posto. Ad evitare la catastrofe è ancora lui, Francesco Totti, che con il destro scagliato in porta all’85’ riesce per lo meno ad arginare lo spirito omicida abbattutosi inopinatamente sulla Roma. Come Rachel, il capitano giallorosso riesce a contenere i danni, anche se da solo non può certo scongiurare la condanna! Ineluttabile, oggi per Spalletti come ieri per Garcia. Cambiano tecnici, metodi, dettami e allenamenti, ma sulla Roma e i suoi tifosi resta un castigo innaturale e perverso, oltreché ingiusto. 

Delle ambizioni di inizio stagione (scudetto, coppa Italia) o degli obiettivi concreti (qualificazione diretta alla prossima Champions League), non resta più nulla. Ma la cosa che spaventa di più ormai, seppur allo scorrere dei titoli di coda, non è ciò che è stato, ma quel che può ancora succedere.      

Fonte: a cura di Marco Madeddu

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