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The Time Machine

condividi su facebook condividi su twitter 25-01-2016

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The Time Machine

E’ salito sulla macchina del tempo Luciano Spalletti, e con lui anche James Pallotta, che già prima del match con la Juventus aveva rimandato le soddisfazioni a data da destinarsi: «C’è stato un forte cambiamento nella cultura del lavoro negli ultimi dieci giorni e sono sicuro che ne raccoglieremo i frutti. Non sono preoccupato dei risultati nel breve periodo, sono sicuro che torneremo ad essere una squadra fantastica». Così, dopo aver “limitato i danni” al cospetto dei bianconeri, il tecnico ha avuto modo di chiarire meglio il concetto: «Non guardo la classifica. Nei prossimi cinque mesi ricercheremo soprattutto le nostre qualità». L’impresa è ardua, ma non resta che provarci. 

Proprio come Alexander (Guy Pearce) nella pellicola di David Duncan, Luciano Spalletti costruisce la sua personalissima Macchina del Tempo (2002) e prova a ristabilire il giusto corso degli eventi. La sua amata, del resto, è stata uccisa e lui non avrà pace fin quando non la riporterà in vita. Certo, a guardarla ora la Roma fa tenerezza. «Siamo stati ordinati – ha ammesso il tecnico – ma abbiamo fatto davvero troppo poco». Un corpo inerme quello esposto allo Stadium, simile a quello di Angela (Elena Perino) quando, dopo un incidente in motorino, arriva all’ospedale in fin di vita (Non ti muovere, 2004).Timoteo (Sergio Castellitto), suo padre, non può che sperare e pregare, anche se affacciato a una finestra si perde nel ricordo del suo primo amore. Proprio come Spalletti al momento, convinto di rintracciare in questa Roma i crismi di quella passata. A Timoteo basta una scarpa rossa per scaldare il cuore, a Spalletti serviranno almeno quelle di un difensore: «Stiamo cercando un centrale di difesa – ammette – e due giocatori in grado di saltare l’uomo». Del resto, Pjanic fatica a fare il Pizarro, Nainggolan ha già smesso di fare il Perrotta, mentre Salah e Dzeko sembrano ormai le copie sbiadite del proprio ricordo. 

In attesa di conoscere le tappe del viaggio nel tempo, a noi restano le immagini forti della sofferta serata di Torino. Quella del gol di Dybala, ad esempio, cristallino come il talento che avevamo assegnato aprioristicamente ad Iturbe. O quella di Dzeko su Chiellini, quando (35’) il bosniaco prova a replicare l’exploit dell’Olimpico scontrandosi però con la realtà di un’inopinabile involuzione. E poi quella di De Rossi, tanto sciocco nell’insulto («Poteva almeno mettersi la mano davanti alla bocca», ha sottolineato Spalletti), quanto sofferente nella prestazione. Pure il rimprovero di Spalletti a Florenzi alla fine, a decretare quasi l’accantonamento della sacralità romana. Almeno per ora. Del resto l’immagine di Totti infreddolito e incappucciato a bordo campo è quella di un passato ormai inevitabilmente troppo presente. E’ con questa realtà che bisogna fare i conti, più che con la classifica, lavorando affinché il futuro possa riconsegnare alla gente non tanto la Roma del passato, ma per lo meno i suoi valori, le sue qualità e le sue ambizioni. Spalletti ha messo in moto la Macchina del tempo, a lui il compito di trovare la meta. Allacciate le cinture, si parte!     

Fonte: a cura di Marco Madeddu

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