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BULLI E CYBERBULLI : COME SONO CAMBIATI I TEMPI

condividi su facebook condividi su twitter 26-02-2016

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 BULLI E CYBERBULLI : COME SONO CAMBIATI I TEMPI

(Roberta Barone) Uomini di coltello e d'onore, gente del popolo, gran bevitori e anche piccoli malfattori, sono i bulli della Roma risorgimentale, figure divenute quasi leggendarie. Giovani arroganti, dall'indole violenta, rozzi ma dal comportamento dignitoso, il portamento fiero e austero, la prestanza fisica e la teatralità istintiva. Giovani che affascinavano, ammiravano gli sguardi, desiderosi sì, di affermazione e supremazia sociale, ma con un gran senso della parola data, del coraggio e della lealtà. Eroici e mitizzati dal Rione, che innalzava il bullo a capopopolo più che a prepotente, mai mosso da secondi fini o scopi di lucro, il bullo era colui che realizzava le aspirazioni di tutti, il desiderio di rivincita, in una sana leale competizione quotidiana fra rione e rione, fossero le sassaiole domenicali a “Campo Vaccino” o le schermaglie a coltello: la spada dei poveri. Eh sì, per questi “guasconi" di fine ottocento il coltello era tutto, era vita, era un amico che non li lasciava mai, l'onore di essere amati da una donna, il cui nome veniva inciso sulla punta della lama luccicante, da baciare prima di una zuffa, in cui spesso a morire era l'onore assieme al proprio nome. Come dimenticare l'autentico paladino Meo Petacca “il greve de li Monti” divenuto il modello classico del bullo romano, colui che ha introdotto il galateo comportamentale, uno stile nel vestirsi e nel conciarsi, tanto che grazie a lui si deve un'ordinanza dell'epoca che proibiva capelli lunghi e ciuffo che coprisse la faccia. Ma Meo Petacca, il bullo per antonomasia, fu molto di più che un mero modello estetico, introdusse un codice etico, la mentalità e la morale, il rapporto col rione, un modo di parlare, un modo di essere e come essere psicologicamente “Er più”. Ma poi arrivò anche “Er più de li più” Romeo Ottaviani, in arte “Er Tinea” passato alla storia per la sua innata vocazione di proteggere i più deboli da soprusi e prepotenze, per aver preso le difese di una prostituta malmenata dal suo protettore, uno dei più potenti e feroci capi della malavita romana “er Malandrione” e di averlo atterrato con due potenti sganassoni. Fu così che la sua casa a Trastevere divenne un ufficio reclami, perché lui, Er Tinea, sapeva come aggiustare ogni questione, con le buone o le cattive, perché di lui tutti avevano un gran rispetto e forse anche una buona dose di paura, come si conviene davanti ad ogni eroe, un mito, una leggenda. Perché questo greve, temibile, gigantesco bullo dal cuore tenero e cavalleresco, era amato da tutti, compresa la polizia e per una donna essere l'amante der “Tinea” era considerato un grande onore. E' morto nel 1910 accoltellato per mano der “Sartoretto” un piccolo gobbo che lo colpì a tradimento alle spalle, a via del Moro mentre passeggiava con moglie e figlio, probabilmente per la sua famigerata cooperazione con la polizia nell'acciuffare delinquenti, altri bulli poco degni di tale appellativo. E poi ci fu Rugantino, il bullo spaccone e fanfarone, simpatico impunito e provocatore, che si vantava di spaccare tutto, ma alla fine le prendeva sempre di santa ragione. Lui colpiva con le parole più che col coltello, pagava di persona per questo suo voler avere sempre l'ultima parola e continuava a rispondere a tono al suo rivale anche sotto le bastonate. Colpiva nel segno con le sue argute battute, per questo divenne famoso a Roma soprattutto fra il popolo, perché considerato il vero erede di Pasquino. Fra i bulli più celebri di Roma possiamo ricordare senza ombra di dubbio Angelo Brunetti, in arte “Ciceruacchio” per la sua arte oratoria e il suo impegno politico, con le sue idee liberali divenne e fece divenire il suo quartiere sostenitore del Papa patriota Pio IX, partecipò alla difesa di Roma nel 1849 e partì con altri bulli di diversi quartieri al seguito di Garibaldi. Catturato dagli austriaci morì fucilato. Ma la lista di questi personaggi incredibili “d'altri tempi” che incarnarono l'anima sonnolente della Roma papalina, la sua boria, la sua conflittualità tra amore e libertà, è assai lunga: er Porchetta, er Grinza, Cechetta, Brugnolone, er Polpo, Giggiotto, Zeppa, Mignottella, Anselmuccio, er Cicoriaro, Serafino, er Pomata, Toto, Attilio, Musetta, Sturapippe, Morbidone, Chighino, Sparecchia, Mazzangroppa, Zagaja, er Capo Rabbino, Nino er bullo, er Pajetta, er Cameriere, Framicitto, Terremoto, Caio de Ponte, Pazzaja, er Cafabbo, Stivalone, Barbieretto, Gramicetta, Augusto er fontaniere, Toto er pizzuto, Achille er gallo, Augusto er pittoretto, Silvestro er ciociaro, er Broccoleto, er Tarmato, er Carcina, Nino er boja, Ettorone dell’ammazzatora, “Romoletto er matto”, “er Panzella” e alla fine anche una donna “Flora la sfregiata”, una donna bellissima, amante de er Polenta di Trastevere.

Ma oggi vien da chiedersi, che fine hanno fatto questi uomini? Possibile che siano bastati poco più di 150 anni per far sovvertire così tanto le caratteristiche dei bulli di oggi? A far scomparire in loro dignità, coraggio, lealtà, onore? Perché di questo si parla. Di ragazzi, adolescenti, che si nascondono dietro profili anonimi, e usano i social network per sferrare il loro attacco verso i più deboli, persone innocenti, vittime, il più delle volte, loro coetanee, ragazze. Un'epidemia silenziosa che il mondo cyber ha reso ancora più nascosta, difficile da controllare e contrastare. Nella maggioranza dei casi, alla base dei comportamenti c'è abuso di potere, sopraffazione, intimidazione, maltrattamento, molestie. Una lotta, combattuta mai ad armi pari. Un duello scorretto. Impari. La rete un coltello invisibile, affilatissimo, sulla cui virtuale lama è inciso il solo nome dell'odio. Un nuovo coltello: la spada dei vigliacchi. Bulli dell'era tecnologica, di cui nessun nome passerà alla storia.

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