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Vincenzo Calcara, il pentito che doveva uccidere Paolo Borsellino. Quando Cosa Nostra mi ordinò: "Non devono restare neanche le sue idee"

condividi su facebook condividi su twitter 07-11-2015

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Vincenzo Calcara, il pentito che doveva uccidere Paolo Borsellino. Quando Cosa Nostra mi ordinò:

(Francesca Ceci) 19 luglio 1992:  ricordo che era di domenica e me poco più che bambina seduta sulla sedia di camera da pranzo. In tv le immagini della Strage di Via d'Amelio.

Antonio Vullo, l'unico sopravvissuto, racconta così quel momento: «Il giudice Borsellino e i miei colleghi erano già scesi dalle auto, io ero rimasto alla guida, stavo facendo manovra, stavo parcheggiando l'auto che era alla testa del corteo. Non ho sentito alcun rumore, niente di sospetto, assolutamente nulla. Improvvisamente è stato l'inferno. Ho visto una grossa fiammata, ho sentito sobbalzare la blindata. L'onda d'urto mi ha sbalzato dal sedile. Non so come ho fatto a scendere dalla macchina. Attorno a me c'erano brandelli di carne umana sparsi dappertutto»

Decisi in quel momento esatto, nè il secondo prima, nè quello dopo, che da grande sarei diventata una giornalista. Forse perchè in quel momento, nè il secondo prima, nè quello dopo, capii. poco più che bambina, che sì, la mafia può uccidere un uomo, ma nulla può se c'è qualcuno a raccontare la storia di quell'uomo a chi non lo ha conosciuto. A dar voce alle sue idee.  E oggi più che mai ho la prova che "Non li avete uccisi, le loro idee camminano sulle nostre gambe"

E' stato un viaggio lungo perchè da quel giorno sono passati esattamente 23 anni. Altri ne passeranno. E altri. E poi altri ancora. Un viaggio destinato a non finire mai perchè nessuno smetterà mai di raccontarlo. 

Sto per chiamare Vincenzo Calcara, a lui Francesco Messina Denaro,  capo della potentissima cosca di Castelvetrano soprannominato Don Ciccio, aveva dato l'incarico di uccidere Paolo Borsellino.  Ma lui, il "soldato riservato" di Cosa Nostra decide di pentirsi e raccontare tutto al Giudice.Oggi è un uomo nuovo che si batte nelle scuole e tra i giovani per la cultura della legalità.  

Prendo il telefonino, faccio il numero. Squilla. Non lo nego, un po' mi trema la voce. E pure le gambe. Mi ripeto nella mente: "Come sarà parlare con un pentito, con un uomo di Cosa Nostra?" Solo a pronunciarla fa paura. Eppure basta meno di un minuto per capire che dall'altra parte ora c'è un uomo. "Eccomi a te", mi risponde con un inconfondibile accento siciliano.  Lo ringrazio per aver accettato di parlare con me, ma si sente da subito che ha voglia di raccontare e, soprattutto, che non ha paura: "Francesca, sono anche io che ringrazio te, abbiamo in comune l'amore verso il dottore Borsellino e la verità, dimostri un coraggio nobile, come quello del dottore Borsellino e  il coraggio è una cosa bellissima, me lo ha insegnato lui perciò sono a tua disposizione". 

Vincenzo, partiamo dalla fine...Se non avessi incontrato Paolo Borsellino come sarebbe oggi la tua vita? 

Immagino che sarei o un uomo morto o con l'ergastolo, soprattutto sarei un uomo senza la gioia di avere le mie figlie che sono nate grazie a Paolo Borsellino. Ti racconto un episodio della mia vita privata: io avevo già 3 figlie che insieme alla mamma mi hanno rinnegato, Paolo Borsellino si adoperò molto, fece di tutto per aiutarmi, ci parlò per ore e ore, ma loro non volevano saperne più niente di me. Cosi un giorno, Paolo Borsellino venne da me e mi disse: fatti una famiglia io ti aiuterò. E cosi è stato,  ho incontrato una donna che  tra l'altro Borsellino voleva arrestare perchè mi favoriva la latitanza quando dovevo essere arrestato.  

E sono nate 4 figlie. 

Ho letto che Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, è il padrino di cresima di tua figlia.  E' così?

E' il padrino di due delle mie figlie, di Lucia e Fiammetta. C'è una foto dell'ultimo incontro di legalità che ho fatto insieme a mia figlia Lucia, la figlioccia di Salvatore Borsellino,  in cui lei è seduta sulle sue ginocchia. Un'altra foto alla quale sono legatissimo è quella con donna Agnese Borsellino, ogni volta che la guardo, mi commuovo sempre. Io ho avuto l 'onore di portare sulle mie spalle la bara di Agnese, ho dormito nella casa di Paolo e Agnese insieme a mia figlia, perche Manfredi Lucia e Fiammetta lo hanno ritenuto giusto. Io mi sono emozionato, perchè indegnamente e ti dico mille volte indegnamente perchè non si può mentire alla propria coscienza, so che di fronte alla famiglia Borsellino sono piccolo piccolo piccolo. Perciò immagina quando ho dormito sul divano dove dormiva lui quando si faceva il pisolino o quando mia figlia Lucia  ha dormito nella stanza di Manfredi Borsellino. Che emozione entrare in quella casa dove hanno vissuto Agnese e il dottore Borsellino, loro hanno sempre messo la faccia per me, la famiglia sa che non ho mai mentito e sanno benissimo che ho fatto di tutto per salvare la vita a Paolo Borsellino, purtroppo non ci sono riuscito... 

Ma non smetterò mai di raccontare chi era Paolo Borsellino, pensa che quando vado nelle scuole, i ragazzi, anche quando arriva l'ora di pranzo, mi dicono "Continua Vincenzo, non ti fermare",  non sai quanto è bello vedere che a distanza di 20 anni, i giovani hanno sete di sapere chi è Paolo Borsellino. Come lui non ne ho mai più conosciuti, il suo coraggio, l'onestà, i valori, ci sono grandi uomini che seguono le sue orme come il giudice Di Matteo, ma sono pochi, si contano sulle dita delle mani, mentre le forze del male hanno in mano tutto a livello nazionale con collegamenti internazionali.  In questo paese non si sa mai la verità, perchè scuoterebbe tutto, se le persone comuni sapessero,  sono cose inimmaginabili, credimi Francesca io parlerei dalla mattina alla sera, ma gli argomenti sono  osi vasti e cosi pericolosi, però io non ho paura. Ricordo quando Paolo Borsellino, in un momento di mia debolezza,  mi disse Vincenzo, ma hai paura? Non ti rendi conto che chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore solo una volta.  Sono stato io a rivelare quelle sue parole durante un processo, lo dissi davanti ai giornalisti, io sono stato uno dei primi pentiti, in quel momento era tutto gremito. 

In pratica, tu volevi salvare la vita al giudice Borsellino, ma alla fine lui ha salvato la tua...

Eh si..io ho fatto di tutto per salvargli la vita..ci sono prove schiaccianti che dimostrano che ho fatto di tutto, ma lo hanno lasciato solo al suo destino. Qui non si parla solo di Cosa Nostra, ma di una parte di uomini di Stato e di istituzioni deviate, entità che vanno oltre la potenza di Cosa Nostra perchè altrimenti Cosa Nostra  sarebbe già stata distrutta se non avesse avuto l'appoggio o collegamenti con questi uomini traditori, giuda, come li chiamava il dottore Borsellino.  

Torniamo al piano dell'omicidio: tu dovevi essere il killer di Borsellino. Come sei arrivato a ottenere questo "incarico"?  E chi tu diede l'ordine di ucciderlo?

Io ero un uomo d'onore riservato della famiglia più potente del trapanese che faceva capo a Francesco Messina Denaro, il papà di Matteo attualmente il quinto latitante più ricercato al mondo, ndr). Sono entrato a far parte della famiglia mafiosa di Castelvetrano sin da bambino, Francesco Messina Denaro mi ha cresciuto, io sono nato a 300 metri da casa loro, mi hanno plasmato come si deve, poi lui ha ritenuto giusto che io diventassi uomo d'onore riservato, in pratica significa che tutti gli altri uomini d'onore non riservati non mi conoscevano, ma io conoscevo loro. Francesco Messina Denaro mi usava per situazioni delicate e importanti, io ero sempre pronto a uccidere perchè mi allenavo al poligono, ma non facevo parte del gruppo di fuoco, intervenivo  al momento giusto.

Tanto è vero, e qui ci sono i contributi Inps per la pensione a testimonianza, che la famiglia di Castelvetrano, Francesco Messina Denaro e Cosa Nostra decidono di mandarmi  a Milano dove c'era un politico imprenditore,  pupillo di Francesco Messina Denaro. Vado a casa  di quest'uomo, dormo lì,  ho la residenza, sono a Milano, precisamente a Paderno dugnano e i vado a lavorare nientemeno che dentro alla dogana dell'aeroporto di Linate.

Io in quel periodo ero sorvegliato speciale, condannato a 15 anni di carcere dalla Corte d'Appello per omicidio, l'unico in vita mia. Tu capisci che non è solo Cosa Nostra a farmi entrare all'aeroporto, per giunta alla dogana, ai voli internazionali... Cosa nostra da sola non avrebbe potuto....tu capisci che si sono mossi gli alleati di Cosa Nostra, parte delle istituzioni deviate. Io avevo un tesserino,  andavo sotto gli aerei, arrivano i turchi portavano la morfina base, io la prendevo, la mettevo in un certo posto, aspettavo che se ne accumulasse una certa quantità, poi veniva portata nella residenza di Paderno dugnano, poi quintali  di  morfina base partivano da Genova, sbarcava a Palermo, si portava nella raffineria di Alcamo dove veniva raffinata in eroina. Poi venivano uomini di cosa Nostra dall'America e questa eroina andava a finire negli USA.  Capisci che qui parliamo di traffici internazionali, di armi, di cocaina, di viaggi per consegnare  10 miliardi di vecchie lire nel 1981,  ripeto 10 miliardi di vecchie lire: Francesca, sai quanti soldi sono? 

Cosa Nostra ha deciso: tu sei il killer. Poi che succede? Perchè decidi di incontrare il giudice Borsellino?

Bella domanda, bellissima...(sorride, ndr). Tutto parte cosi, te lo dico con una frase: la natura vince sulla scienza e io sono nato ribelle. Ti parlo per metafora: ci sono delle regole all'interno di Cosa Nostra, Cosa Nostra è mamma e papà, tu sei il figlio e devi ubbidire, se fai alcuni errori sei punito, sei "posato", poi quando dai dimostrazione di fare il bravo allora rientri nelle braccia di papà e mamma nelle braccia, della famiglia di Cosa Nostra. Questo vale per le monellerie, se fai cose più dannose, di tradimento allora tu lo sai che si muore. Tra di noi che siamo una famiglia, ci sono delle regole, per esempio, se sei sposato e vai a letto con la figlia o la moglie di un altro uomo d'onore come te, allora li c'è la condanna a morte. A questo punto succede una cosa:  quando lavoravo a Linate,  il pupillo di Francesco Messina Denaro, aveva una bellissima figlia, non voglio fare il nome, la chiamerò Carmela anche se non è il suo nome vero. Io ero già sposato e avevo 3 figlie, ma avevo 25 anni. Dormivo a casa sua, eravamo giovani entrambi,  io ero "esuberante"., avevo capito di piacerle. Le dissi più di una volta Carmela, ci sono le regole d'onore, non possiamo...ma ripeto, eravamo giovani e ci piacevamo tanto.. una sera, due sere, tre sere, alla fine mi dissi : ma che minchia me ne fotte di Cosa Nostra a me mi piace... e vai, e mi sono buttato...(ci fermiamo qualche secondo commentando che, persino l'efferatezza di Cosa Nostra, nulla può davanti all'amore di due giovani ragazzi, ndr). 

Quando il padre ci scopre sul fatto, voleva spararmi ma lei, che non conosceva le regole di Cosa Nostra, ebbe una reazione impensabile: il padre tirò fuori la pistola e stava per spararmi, ma lei disse:   Enzo non si tocca, se spari a lui spari anche a me. Lui ringhiava,  così quando ho visto che la figlia era pronta a farsi uccidere per me  intervenni:  zu Michele, io le regole le conosco..so che devo morire....ma lei niente, non si rassegnava e disse io voglio morire insieme a Enzo..o ammazzi anche me insieme a lui o ti denuncio. E' stato un grande amore ma tu capisci, ci siamo dovuti lasciare per forza..alla fine anche il Boss di Cosa Nostra davanti alla figlia ha abbassato la testa, lei era la luce dei suoi occhi e  ha ceduto. E io mi sono salvato.  Lui però  mi  prese da una parte e mi disse "questa cosa resta tra noi, ma te ne devi andare da qui, ci inventiamo una scusa con lo zu Ciccio, (Francesco, papà di Matteo Messina Denaro), sarai sostituito all'aeroporto, ovviamente se Cosa nostra viene a sapere che io non ti ho ucciso  perdo di credibilità perciò resterà un segreto tra noi. Io esco di scena, vado via,  faccio una rapina, poi un sequestro di persona e vengo condannato a 8  anni di carcere in Germania, poi torno in Italia, vado in carcere a Favignana, poi evado e mi butto latitante. Mi metto in contatto con la "famiglia", ma prima  mi fermano i carabinieri, c'è una sparatoria, un doppio  accerchiamento polizia carabinieri, ma riesco a scappare, ferito. Siamo nel settembre 1991, vado a incontrare lu Zu Ciccio e lui si complimenta per il fatto che sono riuscito a scappare.  In quel periodo, siamo nell'autunno del 91, Paolo Borsellino è procuratore capo al tribunale di Marsala e indaga su tutta la provincia di Trapani, da Trapani in quel momento passa tutto, servizi segreti deviati, banche, massoneria. Lui aveva iniziato a dare fastidio, a "rompere le corna" a qualcuno,  è in quel momento che Francesco Messina Denaro mi dice: "abbiamo bisogno della tua professionalità Vincenzo". C'era anche Matteo in un angoletto: "Vincenzo, nelle cose importanti tu sai che noi chiamiamo te". Io avevo dato prova nel passato, "tieniti pronto psicologicamente perchè sei tu che dovrai uccidere "questo Borsalino". Lo chiamava cosi, Borsalino.  Mi disse questo è un onore che ti devi prendere solo tu, questo deve morire e basta,  di questo Borsalino non devono rimanere neanche le idee. Mi ricordo benissimo queste parole scandite. Deve morire o con un fucile di precisione o con autobomba, stiamo ancora decidendo. se decidiamo cosi sarai tu a sparare, io sapevo sparare bene, avevo il polso molto fermo, anche se non ero nel gruppo di fuoco, ma ero sempre pronto a uccidere, mio figlio Matteo ti farà da copertura perchè ci sono sempre 4,5 che ti coprono le spalle. Se invece decidiamo di ucciderlo con l' autobomba, in quel caso darai il tuo contributo come copertura, mentre gli altri lo faranno saltare in aria. 

Guardavo in viso Francesco Messina Denaro, vedevo la sua rabbia, una rabbia enorme, ma soprattutto la paura che  Paolo Borsellino non morisse. Non doveva avere nessuno scampo. In quel momento Francesco Messina Denaro è l'ombra di Totò Riina e Provenzano, rappresenta Cosa Nostra, è tutta Cosa Nostra, ma io capisco che lui ha paura di un uomo.  Quando entri a far parte di Cosa Nostra  ti inculcano nella mente che Cosa Nostra è invincibile,  ma io in quel momento mi dico: Se Cosa Nostra è invincibile perchè tutta questa paura di un uomo solo, senza armi, senza pistole? Allora Cosa Nostra è debole?Insomma, inizio a farmi qualche domanda ma io, in quel momento, sono un uomo di Cosa Nostra e per me Paolo Borsellino è il  nemico, quindi scatta in me la rabbia, addirittura mi sento onorato per quell'  "incarico", mi dico qui faccio strada, aumento di grado. Insomma, era un grande onore che mi si dava. Ok, sono pronto, rispondo.  Io ero latitante perciò Francesco Messina Denaro mi dice di farmi sentire dopo un paio di settimane. Prima di andare via, mi ferma e mi dice: " A proposito, vedi che u ziu Michele, (il papà del suo grande amore, ndr)  sta morendo... prima di morire ti vuole abbracciare, vallo a trovare. Me lo ha detto guardandomi negli occhi in un modo strano..Io lì capisco che zu Michele aveva rivelato a zu Ciccio della mia storia con la figlia. Per me quello significava  condanna a morte. Capii che Cosa Nostra mi voleva far fare la fine dell'asino: prima lo cresci e poi lo ammazzi. Queste sono le regole. Li ho capito: mi fanno ammazzare Borsellino e poi ammazzano me.  Li inizia il mio travaglio interiore, comunque vado a trovare zu Michele, poi mi fanno arrestare ed è lì che decido di collaborare.  

 

Vincenzo, mi racconti quel momento che ha cambiato la tua vita: l'incontro col giudice Borsellino. 

La prima volta che l'ho visto....eh....(resta in silenzio qualche secondo, ndr) non posso mai dimenticare l'abbraccio che ci siamo dati. Lui entrò e mi disse: Lei mi ha cercato, cosa mi deve dire? In quel momento i suoi occhi facevano scintille, era un uomo sanguigno.

Dottore Borsellino, io l' ho cercata perchè sono condannato a morte, siccome ho fatto tanti peccati prima di morire cercherò di salvare lei perchè lei deve morire insieme a me...Lui ha fatto un espressione che non riesco a descriverti.  poi disse 

- Come?

- Io le porto le prove che lei è condannato a morte, dovevo essere io a uccidere a lei, ma non l'ho fatto.

- Ah, non l hai fatto? Questo è gia è importante..

Poi mi alzai. Dottore, io la devo abbracciare.

Si alzò anche lui. E mi abbracciò. 

 

Sei stato un uomo di Cosa Nostra. Cos'è la mafia vista da dentro?

"Ah...è la cosa più bella che esiste. Per chi ci crede, perchè chi ci crede, crede che sia la cosa più bella che ci sia. Da dentro si ha questa profondissima, incrollabile convinzione e non c'è cosa più brutta di credere in qualcosa di sbagliato. Prendi ora Matteo Messina Denaro, lui crede che Cosa Nostra è una nobile causa, lui ci va a morire, si è pronti a morire finchè non si capisce che si crede in una cosa sbagliata". 

Dedicato a Paolo Borsellino, a Giovanni Falcone e Francesca Morvillo, ai ragazzi della scorta, a Rocco Chinnici, a Giovanni Impastato, a sua madre Felicita, a Pippo Fava, a Don Pino Puglisi, a tutte le vittime di mafia e alle loro famiglie.

Dedicato a  tutti quelli che ogni giorno combattono la corruzione, a tutti quelli che non si piegano davanti all'ingiustizia e "scelgono il fresco profumo di libertà che si contrappone al puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità.”  

A tutti quelli che hanno dato la vita per un ideale. E a tutti quelli lo faranno.  

 

 

 

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Marco Quaresima 07/11/2015 - Ore 13:30

Il silenzio è la mafia ,la memoria il parlarne e le azioni il nostro vaccino.

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