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Passeggiando per Roma: barbari o Barberini?

condividi su facebook condividi su twitter 28-07-2014

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Passeggiando per Roma: barbari o Barberini?

28 giugno 1633. Papa Urbano VIII, della famiglia Barberini, inaugura in San Pietro il baldacchino opera del Bernini, a lui commissionato nel 1624, un anno dopo la sua elezione al seggio pontifico. Con questa sua prima opera pubblica, alta più di 28 metri, monumentale e scenografica, capolavoro che diventò simbolo della scultura barocca romana, Gian Lorenzo Bernini a soli ventisei anni, sovvertì le tradizionali tipologie medioevali e rinascimentali del ciborio, fino ad allora più simili ad un tempietto posto sopra l’altare, ispirandosi al baldacchino di tipo processionale, ricercando una soluzione ad effetto che, inserendosi armoniosamente nella Basilica, non ne diminuisse la maestosità e la profondità. Le quattro colonne a spirale, con scanalature elicoidali nella parte inferiore, favoriscono una visione da parte dell’osservatore dinamica e ascendente: non a caso proprio nella parte superiore, tra rami di ulivo, putti e lucertole, ritroviamo anche le api, simbolo della casata Barberini. Il progetto del baldacchino è frutto del lavoro collettivo che coinvolse oltre al fratello di Gian Lorenzo, Luigi, Stefano Maderno e Francesco Borromini, suo assistente per la parte architettonica, che disegnò anche le statue raffiguranti angeli e putti. Un’opera di grande valore artistico, che aprì nuove prospettive all’architettura barocca, ma di cui pochi sanno che per realizzarla furono necessarie 8372 libbre di bronzo, che La Fabbrica di San Pietro, dietro ordine del Papa, reperì asportando le lastre che ricoprivano i sette costoloni della Cupola e dalle antiche travi decorative bronzee del porticato del Pantheon! E’ da questo “saccheggio” che nacque la famosa, arguta pasquinata “ciò che non fecero i barbari, fecero i Barberini” con la quale l’autore, il monsignor Carlo Castelli, volle denunciare la smisurata ambizione della famiglia papale, (ma non fu l’unica) che oltre all’enorme cifra spesa, non si fermò nemmeno di fronte al pericolo di danneggiare i monumenti più importanti della storia di Roma, pur di immortalarsi, attraverso opere spettacolari.

 

A rivelare  il suo nome fu proprio Urbano VIII: nel suo diario racconta che il monsignore incaricato d’affari presso la santa sede per il duca di Mantova, in punto di morte per quella battuta gli chiese perdono. Per tale frase, per tutta la vita l’ecclesiastico aveva  rischiato di essere decapitato, com’era in uso all’epoca per chi osava irridere il pontefice, non solo:  quella battuta venne da molti ritenuta un’infamia, dal momento che Urbano VIII si era conquistato la fama di cultore dell’arte, oltreché di mecenate per aver arricchito la città eterna di quei capolavori per cui ancora oggi è famosa nel mondo.

 

In effetti il gesto denunciato nella pasquina, aveva suscitato scalpore fra il popolo: se per molti l’operato del Papa era da condannare, per altri invece se non un affronto, era un’offesa dal momento che le travi rimosse dal Pantheon, nemmeno visibili, erano ritenute del tutto inutili e prive quindi di valore artistico, così come dichiarava la lapide posta nel pronao dell’antico tempio.

 

Il Baldacchino del Bernini, al di là delle leggende, dei pettegolezzi e delle curiosità che ancora oggi sopravvivono, rimane uno dei monumenti più rappresentativi dell’epoca barocca, al punto che sia in Italia che in Europa se ne incontrano copie se non identiche, simili una delle quali nella Chiesa di Santa Maria in Campitelli, dove è sepolto proprio lui, il famoso autore della pasquinata contro Maffeo Barberini, al secolo Papa Urbano VIII. 

 

 

 

 

 

 

 

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