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Alla ricerca della pietra filosofale

condividi su facebook condividi su twitter 07-01-2016

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Alla ricerca della pietra filosofale

ROBERTA BARONE - INSIDEROMA - Se state pensando al titolo di un suggestivo, avvincente romanzo che riecheggia alla mente storie di alta magia, alchimisti alle prese con la transmutazione degli elementi dell'universo per ricondurli alla loro materia prima, leggende bizzarre sulla creazione dell'elisir di lunga vita e strani misteri sul come far acquisire l'onniscenza, non vi sbagliate di molto e la testimonianza che la ricerca di questa sostanza simbolo dell'alchimia, antica quanto l'uomo, abbia avuto luogo anche qui a Roma, non è di certo un mistero, la sua “ricetta” infatti è stampata indelebilmente su una Porta, una porta magica, la porta dei Cieli, meglio conosciuta come La Porta Alchemica. Uno dei simboli più misteriosi e legati all'esoterismo della Capitale, ancora oggi visibile su un vecchio muro perimetrale della chiesa di Sant'Eusebio, all'interno dei giardini di piazza Vittorio Emanuele II, nel quartiere Esquilino, dove nel 1888 fu ricostruita, dopo essere stata spostata dalla sua posizione originaria, che la collocava, assieme ad altre cinque porte ahimè andate perdute, nella villa Palombara,  del marchese Massimiliano di Pietraforte e situata tra Strada Felice e l'attuale Via Merulana.  Il marchese fu un grande appassionato di alchimia e membro dei Rosacroce, una società segreta le cui pratiche spaziavano dall'occultismo all'esoterismo e in cui lo studio del misticismo era il principale sapere a cui solo gli iniziati potevano accedere. L'anno è il 1680, il marchese fece costruire nella sua villa, una dependance dove ospitava vari alchimisti, tra cui il famigerato Giuseppe Borri, colui che avrebbe scoperto il segreto della pietra filosofale, questa sostanza “magica” che permetteva di trasformare in oro, qualunque metallo vile, come il piombo. In seguito all'inquisizione, lo studioso fuggì, lasciando in eredità al Marchese  alcune misteriose pergamene contenenti i suoi preziosi quanto incomprensibili appunti, scritti come di consuetudine fra gli alchimisti, utilizzando rebus e codici indecifrabili. Da qui venne l'idea a Massimiliano Pietraforte, di trascrivere la “ricetta”  sul portale d'ingresso che dava accesso alla dependance, lasciando ai posteri la possibilità di interpretare facilmente, ciò che per lui e in quell'epoca era semplicemente incomprensibile.  Oggi la porta magica è ancora là, incastonata in un muro dei giardini di Piazza Vittorio, a disposizione di chiunque si voglia cimentare con uno dei codici segreti rimasti ancora da interpretare, un mistero ancora tutto da decodificare, o per chi oggi con la chimica, citando Galileo "se ha qualcosa da trovare deve far lavorar la fantasia, giocar d'invenzione e indovinare".
In fondo, per citare la suggestiva espressione di Paolo Cortesi, nel libro “alla ricerca della Pietra Filosofale”
(Newton & Compton Editori, Roma 2002) "la chimica è l'alchimia a cui è stata strappata l'anima".

Fonte: ROBERTA BARONE - INSIDEROMA

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