Cool Tura

"COOL MANCHESTER"

condividi su facebook condividi su twitter 30-09-2014

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Sia che abbiate una passione: il calcio, la storia, la musica, il teatro, l’arte, l’architettura o solo lo shopping, sia che non ne abbiate, questa città fra le più vibranti del Regno Unito, potrà soddisfarvi comunque: la sua vitalità è senza dubbio contagiosa. Manchester, con la sua ineguagliabile atmosfera di vivacità e dinamismo, è una delle città più progressiste e innovative di sempre, che ha contagiato il mondo, ne ha rivoluzionato la storia. Città-simbolo della rivoluzione industriale di fine ‘700, del primo computer e del primo ristorante vegetariano, è una città che sa sorprendere in ogni angolo: il gusto classico si fonde ai gusti più alternativi e bizzarri, gli storici edifici in stile vittoriano, fanno da sfondo alle più contemporanee opere in acciaio e vetro, gli estrosi negozi del centro incorniciano eccentriche bancarelle e l’elegante Canal Street convive con il moderno Northern Quarter. Una città insomma per tutti e tutti i gusti, in cui niente è “fuori dal normale” e dove neanche più la luce del sole è un limite. Una città in cui la mondanità si integra con la cultura. La musica, le discoteche, i locali, con gli oltre 90 musei e gallerie d’arte di fama internazionale. Una città un po’ paese dei balocchi, che vive 24 ore su 24, sfavillante di luci e ammaliante di colori, in cui l’industrializzazione e la creatività hanno giocato un ruolo importante, tanto da far avvertire come inevitabile, nella sua calda e frastornante accoglienza, che essere se stessi è davvero l’unica regola da rispettare. Perché è davvero impossibile, passeggiando per le sue pittoresche strade nel mix di architettura antica e moderna, respirando l’atmosfera trendy profusa dall’enorme collezione di bar, ristoranti e negozi o semplicemente parlando nel turbinio urbano con la gente, non venir contaminati dalla sua energia, dal suo dinamismo e dalla sua filosofia di città off-limits. Città che esprime il meglio di sé nel Millenium Quarter o nei Salford quays, un tempo i sobborghi occidentali, luogo terminale del canale navigabile il Manchester Ship Canal che ne fece un’importante porto commerciale, oggi riscattato abilmente dall’abbandono e dal degrado, i cui moli, i magazzini gli edifici di un tempo, hanno lasciato spazio ad elegantissimi e prestigiosi condomini e a due recentissimi poli dell'entertainment culturale cittadino, alti esempi di architettura avanguardista in alluminio e cristallo: l'Imperial war museum e il centro polifunzionale The Lowry, intitolata al pittore della Manchester operaia, struttura non a caso destinata a museo delle arti. E poi c’è la Manchester di inizio ‘800, quella degli edifici imponenti che l’industria del cotone finanziò per competere con Londra e Liverpool, quest’ultima sua città rivale, di cui evitò di imitarne lo stile neo-classico a favore del più distintivo neo-gotico. Gemme dell’architettura come la Town Hall della seconda metà dell’ottocento o la Torre in Albert Square che si erge come la guglia del campanile di una chiesa, al posto della croce una sfera dorata simbolo del sole e del fiore del cotone o la sala grande del Municipio: la bellissima Great Hall, una delle 10 meraviglie britanniche. Tuttavia Manchester, non è solo l’esemplare storia di una metamorfosi: da centro industriale di fine ‘700 a odierna capitale culturale, ma anche un luogo in cui le dicotomie si esaltano: da città che ha raggiunto la sua notorietà in ogni angolo del globo grazie all’industria del cotone, a quella che oggi deve la sua fama all’industria discografica che esporta musica in tutto il mondo. Da icona operaia a cuore pulsante del leisure. Da città con una lunga storia in fatto di biblioteche con la John Rylands Library la più bella dell’intero Regno Unito, a città del calcio. Ma forse è proprio questo consolidato amalgama di elementi sociali e culturali così diversi, questo autentico melting pot, che fanno di Manchester, dopo Londra ed Edimburgo, la terza città più visitata della Gran Bretagna, una delle più originali e “cool” d’Europa.

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