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Franca Audisio Rangoni: "Donne e lavoro? Sensibili e innovative, risorsa necessaria per lo sviluppo di tutto il Paese"

condividi su facebook condividi su twitter 30-09-2016

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Franca Audisio Rangoni:

(Antonio Cherubini) Donne e lavoro: un binomio difficile che, nel corso degli anni, è diventato sempre più possibile e auspicabile. I dati, per la verità, rassicurano ben poco, solo una donna su due lavora in Italia e sono ancora poche quelle che siedono nei CdA e rivestono posizioni apicali eppure le donne, con ostinazione e perseveranza, vanno nello spazio, sono direttrici, manager, mamme e hanno carriere di successo.

Ne abbiamo parlato con la dott.ssa Franca Audisio Rangoni, AD di Dual Sanitaly e presidente di AIDDA (Associazione Imprenditrici e Donne Dirigenti di Aziende), una donna che con tenacia, creatività e intelligenza ha scritto una storia di successo italiana che vogliamo raccontare.

Dott.ssa Audisio Rangoni, ci presenta la Sua azienda?
Dual Sanitaly nasce nel 1949 da un’idea imprenditoriale avuta da mio padre Eugenio durante un viaggio in Francia quando scoprì una fascia terapeutica in lana con il marchio “dr.Gibaud” che veniva prodotta e commercializzata da un’azienda di Saint-Etienne la Pichon-Fréres. Mio padre prese contatti con il proprietario e ottenne la licenza esclusiva per la produzione e commercializzazione in Italia. Da allora la nostra azienda ha via via visto consolidarsi il proprio posizionamento e ha saputo ampliare la propria offerta arrivando a poter proporre ai propri clienti un portafoglio prodotti completo e di elevata qualità per le patologie ortopediche minori, disturbi articolari e dolori muscolari. L'elemento distintivo è rappresentato dal fatto che i nostri prodotti vengono venduti esclusivamente attraverso farmacie, parafarmacie, sanitarie e ortopedie per poter garantire ai nostri clienti un servizio quanto più possibile professionale e di qualità.

La presidenza di AIDDA le fornisce un osservatorio privilegiato sul mondo delle donne che ricoprono ruoli apicali nelle aziende: come le pare si sia evoluto nel tempo il ruolo della donna nel sistema economico e sociale?
Direi che è molto cambiato. Resta molta strada da percorrere, ma la situazione è comunque assai diversa da quando ho iniziato a lavorare. Oggi ad esempio nessuno da più per scontato che una donna che lavora sia una semplice pedina sostituibile in qualunque momento.

Donne e lavoro, un binomio che stenta a decollare nonostante i progressi degli ultimi anni. Ad esempio, per le donne italiane in particolare, rispetto alle colleghe europee, la maternità rappresenta ancora un rischio concreto di fuoriuscita dal mercato del lavoro: il 22,4% delle madri impiegate prima della gravidanza, intervistate dopo due anni, avevano perso il lavoro (Istat 2015). Cosa ne pensa?
C’è ancora un pregiudizio sulla maternità, anche perché la si vede ancora come un periodo di malattia e che riguarda solo la donna. L’introduzione dei congedi di paternità segna certamente un cambiamento di mentalità che ancora però non è diffuso nella cultura delle famiglie italiane. Solo con una condivisione del ruolo dei genitori e maggiori servizi per l’infanzia si può pensare che le donne con figli piccoli riescano a non dover fare una scelta tra lavoro e famiglia. Inoltre, dovrebbe essere facilitato il rientro al lavoro per quelle donne che scelgono di assentarsi nei primi anni di vita dei figli. Sia con attività di formazione, sia considerando le competenze che si acquisiscono con una maternità come importanti anche nel mondo del lavoro.

I Dati Almalaurea dimostrano che dal punto di vista "formativo" le donne sono più brave degli uomini: a suo giudizio, perché a dispetto di tale dato, ricoprono generalmente posizioni meno rilevanti?
Indubbiamente esiste ancora uno stereotipo di genere da abbattere, e ne sono portatrici le stesse donne che ancora spesso non sono consapevoli del loro valore, non sanno farsi avanti, a volte rinunciano a proporsi per nuovi incarichi più impegnativi. In questo gli uomini hanno una maggiore dimestichezza, hanno anche più modelli da seguire. Ci sono poi ragioni organizzative: permangono nelle aziende abitudini come le lunghe riunioni serali, di dubbia utilità, che incidono fortemente sulla vita privata. E le donne in questo sono portatrici di una esigenza di bilanciamento tra lavoro e vita privata maggiore rispetto agli uomini.

La legge 120/2011 sulle quote di genere prevede che i consigli di amministrazione, in occasione del primo rinnovo, riservino il 20% dei posti al genere meno rappresentato. Crede che grazie a questo ci siano stati cambiamenti significativi per le donne nel mondo del lavoro e cosa si può fare ancora più concreta questa direzione?
E’ davvero spiacevole che ci sia voluta una legge per ottenere ciò che doveva essere riconosciuto in modo naturale, sulla base di competenze e qualità professionali. Però non c’è dubbio che oggi abbiamo più donne nei CdA. Per ora è però difficile valutare l’impatto che questo aumento abbia avuto in generale per le donne che lavorano. Inoltre, mi auguro che quando la legge scadrà le donne potranno sedere nei CdA con la giusta rappresentanza senza che venga messo di nuovo in discussione il loro ruolo. Per rendere più solidi i traguardi di questi anni occorre che anche nelle posizioni apicali delle aziende ci siano più donne.

Al momento, le donne detengono il 23,6 per cento delle imprese registrate alle Camere di commercio: il 12 per cento hanno meno di 35 anni, mentre il sei per cento è costituito da immigrate. Qual è il valore aggiunto che le donne possono dare all'imprenditoria e più in generale al mondo del lavoro in un momento di crisi così severo come quello che stiamo vivendo?
Le donne possono essere portatrici di valori e sensibilità che tanto mancano in questo momento. In generale, sono più oneste e più portate a guardare al bene collettivo, hanno una sensibilità maggiore verso la complessità delle persone, una predisposizione maggiore all'ascolto. Se nel codice civile esiste il concetto di “buon padre di famiglia”, credo si possa a maggior ragione dichiarare che una donna può agire in modo efficace come una “buona madre di famiglia” includendo in questo concetto la capacità di pensare al bene comune e al benessere di tutti componenti della comunità che essa governa. Oltre a ciò esse possono essere portatrici di un nuovo pensiero nella direzione di un sviluppo sociale ed economico più umano e sostenibile, e come AIDDA stiamo proprio lavorando in questa direzione con il laboratorio NOE, nuovo orientamento economico. Del resto è già stato dimostrato da più di una ricerca che laddove la presenza delle donne è influente, i benefici sono evidenti e duraturi. Il compito importante che abbiamo è quello di saper sempre interpretare nel modo migliore i talenti del femminile e di non tradire la nostra natura, alla ricerca di un consenso rapido dei gruppi prevalentemente maschili. Una società che dà maggiore spazio e potere alle donne è una società più inclusiva, più vicina ai bisogni del quotidiano, più sensibile e innovativa.

 

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