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L'eterna lotta

condividi su facebook condividi su twitter 20-09-2014

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L'eterna lotta

A Roma le chiese sono più di 900. Di ogni epoca, stile architettonico, scuola artistica e di pensiero, così tante che la loro storia accompagna da diciotto secoli la città, facendone un primato nel mondo. Ma si sa, dove c’è il bene esiste anche il male ed è forse questo il motivo per cui a Roma, si contano numerose anche le storie sulla presenza del Diavolo. Nella maggioranza dei casi sono solo storielle, leggende popolari o dicerie legate alla superstizione che nel tempo hanno poi trovato una spiegazione scientifica, ma in alcuni casi, forse non è solo o proprio solo così…

 

Chiesa del Santissimo Nome di Gesù costruita dal Vignola intorno alla seconda metà del ‘500 a Piazza del Gesù, divenuta famosa non solo per la chiesa, ma anche per la presenza costante di un venticello fastidioso da cui nasce una leggenda, narrata anche da Stendhal e tutt’oggi raccontata. Si dice che un giorno il vento e il diavolo passeggiassero insieme per la città. Arrivati in Piazza del Gesù, il diavolo disse al vento che aveva una faccenda da sbrigare dentro la chiesa e gli chiese quindi di aspettarlo. Da quel giorno, il vento è ancora lì che aspetta in piazza e il diavolo è ancora dentro la chiesa, si dice a far comunella coi gesuiti. Storielle sul diavolo come queste a Roma se ne incontrano un po’ ovunque, più raro è invece trovare tracce tangibili del suo passaggio. Ma a Piazza Pietro d’Illiria, nella Basilica di Santa Sabina sull’Aventino, è quello che è possibile vedere. Entrando nella chiesa, sul lato sinistro, incastrato in una colonnetta tortile c’è una strana pietra nera. E’ il “Lapis Diaboli”, ossia la “Pietra del Diavolo” ma com’è finita lì? Si narra che il diavolo entrò in questa Chiesa per tentare San Domenico e indurlo in tutti i modi al peccato, ma il Santo rapito dall’estasi della preghiera, nemmeno si accorse della sua presenza, il diavolo furibondo per il fallimento dell’impresa, raccolse un pesante blocco di basalto nero dall’altare e lo scaraventò con tutta la sua forza contro il Santo, senza, miracolosamente riuscire a ferirlo. La pietra conservata e incastonata nella colonnetta, riporta visibilmente graffi profondi: i segni delle dita, enormi come artigli, di Satana, il quale di quando in quando, si dice torni ancora a Santa Sabina, fermandosi sul portale e andandosene via ancora adirato. Ma questa basilica ha anche qualcosa di mistico da svelarci: dall'atrio della chiesa, attraverso una piccola apertura nel muro è possibile vedere nel bellissimo chiostro del ‘200, un albero di arance. Che ha di speciale? E’ la prima pianta di arance giunta in Italia dal Portogallo e piantata proprio da San Domenico, ma la sua “miracolosità” sta nel fatto che benché oramai pluricentenaria e secca, ha sempre continuato a dare i suoi frutti attraverso gli alberi rinati sull’originale, ed è quello che ha dato maggiormente fama alla Basilica di Santa Sabina, la ragione principale che attira ancor oggi un gran numero di visitatori, a dispetto del Diavolo e della sua pietra. Tornando a lui e alle storie a lui legate, a Roma da segnalare c’è anche la sua sedia e la sua casa. Non una casa qualunque, non una fittizia. Una casa vera, ben conosciuta dagli esperti di esoterismo, ubicata sulla via Cassia, al civico 471 e sì, stiamo parlando di Villa Manzoni, oggi ambasciata del Kazakistan. Identificata dagli occultisti come una delle Nove Porte degli Inferi, ossia uno di quei luoghi di comunicazione fra il mondo dei vivi e quello dei morti, la porta che consentirebbe alle anime dannate di mettersi in contatto con il nostro mondo. Fin dalla sua costruzione, intorno alla fine degli anni ‘20, ad opera dell’architetto “maledetto” Brasini, il futuro della villa era già segnato, suscitando le prime dicerie: il giardino che la circonda si diceva fosse percorso da gallerie sotterranee che dalla via Cassia conducessero alle poche lontane necropoli di Vejo, costituendo così un’apertura all’antico mondo dei morti. Ma in seguito ad aumentarne la fama di casa maledetta, fu l’abbandono precoce e mai motivato della proprietaria famiglia Manzoni e sicuramente i numerosi racconti terrificanti di chi, una volta in stato di abbandono, decise forse per gioco e con coraggio di visitarla di notte, racconti inquietanti quanto la trama di un film horror, in cui non mancano spaventose apparizioni, lamenti e cigolii provenienti dall’interno dei muri, inspiegabili manifestazioni di oggetti che si spostano da soli, tangibili segni di celebrazioni di messe nere e sanguinosi sacrifici a dimostrazione che la villa divenne uno dei luoghi più rinomati e frequentati dalla congregazione dei Satanisti. Alla fama così sinistra del luogo contribuirono inoltre tragici incidenti:la morte di due operai che stavano lavorando al recupero dell'edificio, il suicidio inspiegabile di un frate del vicino istituto Bona Crux e nel 1960, quando la villa fu scelta da Totò come set cinematografico per il film "noi duri", che vide la morte di uno degli interpreti principali: il cantante Fred Buscaglione che morì, una settimana dopo le riprese, in un tragico incidente stradale. E non è finita qui. Nel 2003 la “Casa del Diavolo” passò in proprietà ad una multi nazionale americana, ma fatti inspiegabili durante i sopralluoghi, non la destinarono mai all’uso per cui venne acquistata… Quanto alla sedia, beh quella è una storia decisamente meno inquietante, anche se fino agli anni ’50 il nome della Piazza, nell’odierno quartiere Africano, vicino a Via Nomentana, era proprio “sedia del Diavolo”, oggi Elio Callisto. In realtà si tratta del rudere del suo monumento funebre, risalente al II secolo d.c., la cui forma, dopo il crollo della facciata, ricorda quella di una sedia. Nel Medioevo, il rudere isolato nelle campagne, era rifugio di malviventi, vagabondi e prostitute, che per scaldarsi accendevano al suo interno fuochi, spesso visibili come forti bagliori dalla città. La leggenda, risalente a quell’epoca, si basa su una serie di credenze che quel luogo inquietante suscitava, paure incentrate sulla figura del diavolo, onnipresente nella cultura popolare, associato al male e alla gente di malaffare, che frequentava luoghi peccaminosi e di dubbia moralità. Ma ancor oggi, malgrado questo imponente monumento diroccato e annerito dal fumo, sia stato inglobato in uno dei quartieri a più alta densità di costruzioni della Capitale, un po’ di impressione la suscita ancora. Come la suscita la Chiesa di Santa Maria del Popolo, eretta nel 1099 nell’oggi omonima Piazza, sulla tomba del più crudele e folle Imperatore romano che perseguitò i cristiani che fu Nerone, morto suicida e sepolto dalle sue nutrici in quel posto, allora bosco di pioppi, un noce a ricordarne il luogo. Le cronache del tempo, riportano che da subito quella zona boschiva fu eletta dai demoni loro ritrovo abituale e più tardi anche le streghe più celebri della città, proprio sotto il noce tenevano le loro nefaste riunioni, al punto che presto quel bosco di pioppi venne temuto dal popolo romano, perché infestato da spiriti demoniaci e da maledizioni, tradizione che proseguì fin alle soglie del 1100 quando Papa Pasquale II, decise di mettere fine alla blasfemia intervenendo con un esorcismo. Perciò fece abbattere il noce, disperdere nel Tevere le ceneri ritrovate nell’urna al di sotto di esso, e costruire la prima chiesa dedicata a Maria la madre di Dio, Madonna del Popolo, così come ella stessa gli chiese apparendogli in sogno. Vera o meno questa leggenda di certo è che ci è stata “tramandata” scolpita in bassorilievo sotto la volta dell’altare principale, eretto proprio nel punto in cui fu abbattuto l’albero. Nei secoli successivi, i Papi che si succedettero non fecero altro che aumentare la fama e il lustro della basilica, riedificandola nel ‘400 e modificandola nel ‘600, legandola a opere inestimabili e ad artisti come Bramante, Pinturicchio, Raffaello, Caravaggio e Bernini che col loro esemplare lavoro, la fanno annoverare fra le 900 chiese presenti, una fra le sette più celebri della città. Sì, eppure malgrado gli esorcismi e nei secoli l’intento dei capi della chiesa di renderla un luogo sempre più votato alla sacralità, le strane apparizioni e gli insoliti eventi, pare non abbiano mai smesso di verificarsi, forse a dimostrazione del fatto che la lotta fra il bene e il male è davvero eterna. Che Angeli e Demoni stanno da sempre in perenne guerra, così come nell’omonimo romanzo di Dan Brown che, guarda caso, come punto di partenza del percorso segreto, prende l’opera di Raffaello “Cappella Chigi”, la seconda cappella nella navata di sinistra della Chiesa di Santa Maria del Popolo, il cui nome, per la storia, lo deve al popolo romano che l’ha finanziata, o forse chissà, al fatto che in latino il termine “pioppo” si dice proprio “populus”…

 

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