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La casa del fuoco

condividi su facebook condividi su twitter 29-02-2016

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La casa del fuoco

(Roberta Barone) Come l'uomo apprese la maniera di accendere il fuoco o di utilizzarlo dalle sorgenti naturali, o comunque di produrlo in quantità, non è ancora facile da stabilire. Secondo nuovi studi, la scoperta del fuoco, che è senza dubbio il più importante avvenimento della storia della civiltà, non è da attribuirsi al caso, piuttosto ai processi di lavorazione del legno e della pietra, dalle quali operazioni l'uomo vide sprigionare le scintille. Quale che sia il principio generatore, e al di là dei concetti filosofici, alcuni dei quali (Eraclito) stabiliscono il fuoco come archè del mondo, una cosa è certa: ogni popolo è concorde sull'attribuzione della sua sacralità. In Grecia, Estia, primogenita di Crono e Rea, sorella maggiore di Zeus, a Roma, Vesta, la Dea Primigenia, la Grande Madre, colei che non poteva essere raffigurata, quella a cui i romani nell'onorare gli dei, riservavano, prima di ogni altro, il proprio sacrificio.

Il tempio di Vesta, a Roma, non a caso è fra i templi più antichi. Risalente all'epoca in cui probabilmente la nuova città fondata da Romolo era circoscritta al Palatino, la sua costruzione si deve a Numa Pompilio e alla necessità di un “struttura pubblica” che fosse finalizzata alla conservazione del fuoco, con personale addetto, una risorsa che altrimenti comportava grandi difficoltà fra le genti, visto che in quell'epoca ancora si otteneva con il primitivo sistema di sfregamento delle selci. “La casa del fuoco” quale luogo di aggregazione della comunità e dispensario di un bene primario, divenne come logico nella mentalità del tempo, ritenuto sacro e i suoi custodi, sacerdoti del tempio. Quando dopo il secondo Re di Roma, l'aggregazione coinvolse anche gli altri nuclei stanziati sui vicini colli, il tempio assunse anche un fondamentale ruolo politico, tanto che venne spostato nella nuova agorà,quello che poi divenne il Foro di Roma, il centro politico-sociale-economico della nuova urbe, dove sorgeva il palazzo del Re, correlando questo, che rappresentava il focolare di tutti gli stati, al focolare domestico più importante: Il Tempio di Vesta. Costituito da un colonnato circolare di 20 colonne corinzie (monoptero-periptero) e da un podio che sosteneva la cella tonda, di 15 metri di diametro, la copertura conica forata al centro, per permettere al fumo di fuoriuscire, riprendeva la forma de precedente edifico di culto, e sicuramente anche delle capanne della Roma arcaica dell' VIII – VII secolo a.c. All'interno del tempio, il cui ingresso era proibito agli uomini, le sacerdotesse, sei, le vestali. Vergini sacre incaricate con diversi compiti di sorvegliare il fuoco. Sorteggiate tra venti bambine di origine patrizia, dai 6 ai 10 anni, venivano iniziate a questo sacerdozio (unico esempio di sacerdozio femminile) che dovevano mantenere per trent'anni, facendo voto di castità, pena la morte per seppellimento, dal momento che era ritenuto sacrilego versare il sangue di una vestale, in cambio avevano prestigio, numerosi privilegi, oltre che tributi e onorificenze. Il loro compito, oltre quello di mantenere sempre acceso il fuoco sacro alla Dea, era anche quello di preparare ingredienti per qualsiasi tipo di sacrificio pubblico o privato come la “mola salsa” farina di farro tostata mista a sale, con cui si preparava una focaccia che veniva offerta alla divinità, o distribuita in piccoli pezzi ai credenti come atto di purificazione, oppure utilizzata per cospargere gli animali destinati al sacrificio, da cui deriva il termine “immolare”. La sua preparazione era comunque concessa alle sole vestali, e seguiva un rito estremamente rigoroso, culto ripreso successivamente nella religione cristiana attraverso la comunione con l'eucarestia. Sebbene per i primi secoli, riti pagani e cristianesimo trovarono modo di convivere pacificamente, le vestali, ministre di un culto millenario e amate dalle donne, continuarono ad essere onorate dal popolo romano, almeno fino al 380 d.c. quando l'editto di Tessalonica dichiarò la religione cristiana, religione ufficiale e proibì ogni rito pagano e qualsiasi altra forma di culto, facendo finire miseramente la tolleranza romana e decretando la fine dell'ordine delle sacerdotesse. Il fuoco sacro, quello che ogni primo di marzo, primo giorno dell'anno romano veniva riacceso con particolari cerimonie e dal tempio portava il fuoco in ogni casa di Roma, fu così che venne spento per sempre dall'ultima Vestale, Celia Concordia e la “casa del fuoco” da quel momento abbandonata a se stessa, lasciata all'incuria, al trascorrere inflessibile dei secoli, che ne hanno bruciato la memoria, il suo nobile valore.

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