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Le piccole eredità

condividi su facebook condividi su twitter 11-08-2015

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Le piccole eredità

ROBERTA BARONE - La Fabbrica di San Pietro, è ancor oggi l’ente preposto alla gestione delle opere necessarie per la realizzazione, il mantenimento, il restauro e il decoro delle strutture edili e delle opere d’arte in San Pietro. Le sue origini risalgono all’epoca in cui Papa Giulio II della Rovere decise la riedificazione della nuova Basilica, sull’assetto della precedente costruzione costantiniana ormai in disfacimento. Era il 1505 quando il pontefice in modo risoluto, diede il via alla configurazione di questa istituzione allo scopo di sovraintendere ai lavori di cantiere della Basilica Vaticana, lavori che iniziarono nel 1506 e si conclusero nel 1626, sotto il Pontificato di Urbano VIII, in un susseguirsi turbolento di progetti, varianti in corso d’opera, idee ed architetti di volta in volta “selezionati” fra le archi-star dell’epoca dai vari Papi che in 120 anni di storia si succedettero. Di conseguenza, la stessa Fabbrica di San Pietro subì nel tempo varie trasformazioni sia nell’assetto della sua costituzione, sia nel potere e nelle competenze sempre più legate ad affari legali, amministrativi tecnici e organizzativi, cui veniva chiamata, aggravata dall’avvicendarsi dei progettisti. Ma di questi 120 anni di storia è curioso pensare che questa plurisecolare istituzione, ci ha lasciato in eredità, oltre alla magnificenza della Basilica più famosa e visitata del mondo, alcuni modi di dire, ancor oggi utilizzati nel linguaggio comune. Il più scontato e il più conosciuto è quello che utilizziamo per definire un lavoro perennemente in cantiere, che non vede mai fine, paragonandolo e apostrofandolo per l’appunto alla Fabbrica di San Pietro. Ma non è il solo. Il termine “auffa”, espressione che utilizziamo per significare qualcosa preso “gratis” o meglio “senza pagare”, deriva dal latino “Ad Usum Fabricae” cioè “da utilizzare nella fabbrica”. Di fatto, con l’acronimo AUF, venivano contrassegnati i materiali destinati al cantiere della Fabbrica di San Pietro per la costruzione della omonima Basilica, evitando così di pagare il dazio imposto sulle merci, perché destinate ad opere della Chiesa Cattolica. E la basilica di San Pietro non fu l’unico esempio! Il “sistema” venne presto utilizzato anche per la costruzione del Duomo di Milano e per quello di Firenze, anche se in quest’ultimo caso l’acronimo utilizzato era AUFO ossia “ad usum fiorentinae operae”. In ogni caso, l’espressione “aufa” (ad usum fabricae apostolicae) fu “coniata” dal popolo romano col significato attuale, ed inserita nel gergo parlato, raddoppiando si sa, qualche lettera. A questo termine si lega curiosamente un altro modo di dire, tipicamente romano e decisamente più fantasioso, ma caduto ormai in disuso: “nun se frega er santaro” per significare prendersela con qualcuno che non ha fatto nulla di male. La storia narra che un venditore di immagini sacre, (er santaro) facesse affari in Piazza San Pietro vendendo, con un’abile metodo che oggi definiremmo strategia di marketing, immagini di un santo appena canonizzato e regalando l’immagine del papa richiamando clienti al grido “un bajocco er santo novo, er papa auffa”. Questa frase, ritenuta offensiva nei confronti del Pontefice, fece guadagnare al venditore l’arresto e una volta rilasciato, quando i romani per prenderlo in giro gli chiedevano se il papa era ancora “auffa”, lui furbamente rispondeva “Nun se frega er santaro”. Ora al di là del folklore, dello spirito e della simpatia spesso eccessiva, che da sempre ha caratterizzato il popolo romano, rimane la morale e una considerazione: cambiano i tempi, cambiano i mezzi e anche i sistemi, ma la storia intorno a noi, tutto quello che c’è stato lasciato in eredità ci ricorda che in fondo, siamo rimasti gli stessi. Per dirla, in un’espressione romana: “come stamio arimanessimo”

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