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Mosca, la terza Roma

condividi su facebook condividi su twitter 17-09-2014

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Mosca, la terza Roma

Che la qualità dei prodotti, il design e lo stile made in Italy siano elementi sempre più riconosciuti all’estero, in particolar modo in Russia e sempre di più associati al lusso e al prestigio, non è storia della sola economia attuale, non solo frutto della globalizzazione. E’ già da 850 anni che la Russia ci riserva questo onore. Dal tempo dei primi edifici ad opera di architetti italiani, considerati già allora fra i meglio d’Europa, perché in grado di esprimere al meglio l’identità del potere del nuovo stato russo centralizzato, dei suoi governatori e degli gli Zar, dimostrandone il desiderio di europeismo. Basti pensare a San Pietroburgo, ai suoi meravigliosi edifici in stile barocco e neoclassico, città che a partire dal XVII secolo, ha legato tutti i suoi monumenti più rappresentativi a nomi italiani quali Rastrelli, Quarenghi e Carlo Rossi, facendo permeare la loro influenza nella cultura degli artisti sovietici. Ma ad offrire il proprio contributo e la propria creatività alla Russia, ritroviamo ancor prima che a San Pietroburgo, nella Mosca del XV secolo, per la ricostruzione del più importante complesso storico della città, il Cremlino, gli architetti italiani Pier Antonio Solari, Aristotele Fioravanti, Marco Ruffo. Loro sono i progetti di una gran parte degli edifici centrali della “cittadella fortificata” che sorgono su Piazza delle Cattedrali, centro geografico di Mosca, quali il Palazzo delle Faccette (Palazzo Granovitij), la Cattedrale della Dormizione (basilica Uspenskij), la cattedrale dell’Arcangelo Michele, il grandioso Campanile “Ivan il Grande” (ad opera dell’architetto veneziano Bon), ma anche la ricostruzione delle mura di fortificazione, e ben 10 delle 20 torri presenti lungo l’intera cinta muraria, alle cui progettazioni contribuirono oltre ai già citati architetti, anche Aloisio da Carcano, e Antonio Gilardi. Opere che contribuirono a rendere particolarmente rappresentativa e grandiosa la residenza dell’allora Zar Ivan III, nel desiderio di ricostruire il centro di Mosca, in misura eguale all’importanza internazionale del nuovo stato sovietico. Alla sua decisione di rivolgersi agli illustri “maestri” italiani, è bene sottolineare che incise in modo determinante, il suggerimento della sua seconda moglie Sofia, nipote dell’ultimo imperatore bizantino che, dopo la morte del padre, aveva vissuto a Roma per diversi anni, e che sposando Ivan III, dall’Italia si portò dietro una schiera di maestri di arte e mestieri. Sofia in effetti ebbe una grande influenza sul marito, al punto che fu la prima donna ad introdurre nel Cremlino la meticolosa e regale etichetta delle cerimonie bizantine, nel tentativo di far diventare Mosca, dopo la sua Costantinopoli, la terza Roma al punto da acquisirne lo stesso stemma: l’aquila imperiale che in un artiglio tiene il mondo nell’altro lo scettro! Insomma gli italiani possiamo dirlo, influenzarono lo stile dell’architettura russa, introdussero innovazioni tecnologiche, nuovi sistemi costruttivi e nuovi materiali, trasferendo alle maestranze russe, un patrimonio inestimabile di cultura e conoscenze tecniche, di cui ancor oggi i russi vanno fieri, ma c’è da dire che senza l’aiuto della romana adottiva Sofia, Mosca non avrebbe mai assunto l’eredità politica e teologica della prima e della seconda Roma, quell’aquila imperiale che ancor oggi influenza tutta la sua cultura.

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NIOèN 08/05/2015 - Ore 09:11

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