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Il Piccolo di Milano in controtendenza

condividi su facebook condividi su twitter 28-01-2016

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Il Piccolo di Milano in controtendenza

PIER LUIGI MANIERI - I musei non tirano. Anzi si oscurano. Nel 2016 scopriamo che un seno scolpito può disturbare certe sensibilità. Non quelle di un capo di stato in visita ma quelle di "zelanti" burocrati con l'ossessione del compiacimento a squadra. Pure il "panem et circensies" é sempre meno in voga. Sarà perchè la tv cannibalizza. Sarà perchè andare allo stadio prevede tecniche di anti guerriglia urbana. Sarà che i prezzi sono da weekend fuori porta. O dipenderà anche dal fatto che puoi pagare, puoi esultare ma non puoi fischiare. Ecco, il fischio è la massima conquista dello spettatore. Regola aurea di ogni teatro, Monarchico o repubblicano che sia. Lo spettatore pagante, col biglietto, acquisisce anche il diritto di non apprezzare. Dissenso che se esasperato trova forma nel fischio. Pratica pure liberatoria. Vale ovunque ma non a Boston dove pare che Pallotta si risenta. Vale anche e soprattuto a Milano, dove problemi di scarso consenso ne hanno comunque pochi e anzi, fissano record di abbonamenti come nel caso virtuoso del Piccolo Teatro. Record che non è azzardato mettere in relazione con una politica prezzi ragionevole. Con un'offerta spettacoli di qualità. Con soluzioni che vadano incontro allo spettatore. Il Piccolo vanta ben 25.000 abbonati. Più del Milan e più dell'Inter. All'incirca quelli della Roma. Che però è destinata a perderne. Sarà che allo stadio la gente gradisce divertirsi.

Fonte: a cura di Pier Luigi Manieri, scrittore e curatore di eventi

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