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Tra le vie più curiose della città

condividi su facebook condividi su twitter 15-02-2016

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Tra le vie più curiose della città

(Roberta Barone) Passeggiando per il centro storico di Roma è facile imbattersi in nomi di vie, vicoli e stradine tanto strani quanto curiosi, toponimi che raccontano storie, nascondono vicende o riportano semplicemente alla memoria fatti memorabili, cognomi di antiche famiglie o solamente la vita e le tradizioni di chi l'ha abitata, vissuta e anche abbandonata. Ma che dire allora di via dell'Orso, della Gatta, del Leoncino, del Cardello, della Palombella, del Pavone, dell'Oca e della Volpe? In realtà, un po' come oggi, anche nei secoli precedenti, il centro di Roma pullulava di osterie e locande che, grazie ad un bando del 1598, avevano l'obbligo di esporre un'insegna, scelta che ricadde il più della volte sul simbolo di un animale, che come dire, ha lasciato alla via la sua impronta indelebile. In altri casi a immortalare il nome di una strada o di un vicolo, sono stati i mestieri e le botteghe artigiane lì ubicate, così come per vicolo delle Coppelle dove si fabbricavano i recipienti di legno, le “coppelle” con cui si trasportava acqua o vino che contenevano esattamente 5 litri. E poi possiamo elencare anche: via dei Giubbonari ovvero i tessitori dei corpetti, dal latino jupponarii, Coronari i venditori di oggetti sacri, per lo più le corone del rosario ai pellegrini in transito verso San Pietro, Leutari dai fabbricanti di liuti (precedentemente la via, anzi il vicolo era indicato come fabbricanti di testuggini, dalla cassa armonica dei liuti spesso costituita dal guscio di tartaruga), Pettinari coloro che fabbricavano e vendevano sia pettini per capelli sia per lino e seta da pettinare durante la lavorazione, Chiavari dai fabbricanti di serrature e chiavi, e poi ancora Sediari, Cappellari, Funari, Cartari, Baullari, Fornari, Cestari, Staderari, Pianellari, Acciaioli, Catinari, Vascellari coloro che costruivano i boccali di coccio per il vino. Insomma così tanti ed espliciti da rendere ai popolani, semplice la ricerca in caso di necessità. Ma non sempre il concetto vale. Via delle Zoccolette ad esempio deve la sua origine agli zoccoli che nel '700 le orfane del Convento Santi Clemente e Crescentino non solo portavano ai piedi ma confezionavano, purtroppo il loro destino era segnato dalla nascita, proprio perché orfane o figlie di madre sconosciuta, una volta uscite dal Convento raramente trovavano lavoro o marito ed erano quindi destinate alla prostituzione e da qui, lo zampino del popolo che per definire le meretrici, volgarmente introdusse il termine “zoccole”. E a proposito di “donne di piacere”, forse la più celebre rimane la fiorentina Fiammetta, amante apprezzata dal vizioso Cesare Borgia, al punto da dedicarle, quando morì dopo trent'anni di assiduo “lavoro” una Piazza, Piazza Fiammetta, su cui affacciava il suo palazzo. Qualche volta, invece, il nome di una strada può trarre in inganno. Un esempio: via delle Carine, non sta ad indicare che vi abitavano ragazze graziose, il suo nome lo deve alla più antica strada romana “Carinae” perché qui vi abitava la nobile “gens Carina” di cui due appartenenti furono Imperatori nel III secolo. Come per la Salita del Grillo, antica famiglia aristocratica che qui possedeva il proprio palazzo o Largo di Torre Argentina, che ha poco a che fare con la torre al centro della piazza, deriva infatti dal nome latino con cui veniva chiamata la città di Strasburgo, (Argentoratum) luogo di origine di Johannes Burckardt, un alto prelato che amava per questa ragione firmarsi Argentinus e che verso la metà del '400, qui aveva comprato il terreno per costruire il suo palazzo. E ancora, Via Leccosa ha poco a che fare con qualcosa di gustoso, deriva piuttosto dal fango che ricopriva la strada quando il Tevere straripava e la rendeva limacciosa in gergo romanesco “leccosa”, o Vicolo delle Bollette che poco ha a che vedere con tasse o pagamenti, ma con i chiodi “le bullette” che qui venivano fabbricati e che servivano per imbullettare la suola delle scarpe dei contadini. Non è così invece per altre vie dal toponimo esplicito, tipo Via del Babuino, che deve il nome alla Fontana che venne lì installata nel 1571 ad uso dei cittadini e che montava la statua del Sileno, una divinità classica legata appunto alle fonti e alle sorgenti, ma il volto della statua era talmente brutto che gli abitanti del rione la paragonarono a quella di una scimmia: “er babuino”. Oppure vicolo del Campanile che deve il nome al Campanile della Chiesa di Santa Maria in Traspontina, Vicolo dei Burrò, dal francese bureau perché qui vi erano gli uffici della dogana nel periodo della dominazione francese, via delle Carceri dal fatto che vi furono costruite le Carceri Nuove da papa Innocenzo X, vicolo del Malpasso, cioè triste passaggio, perché conduceva i malviventi alle vicine Carceri Nuove, Vicolo della Corda, per il palo nella vicina Campo de' Fiori dove si teneva il supplizio della corda e infine Via delle Convertite, dove dai primi del Cinquecento esisteva un monastero di clausura il cui dichiarato intento era quella di aiutare le prostitute e le peccatrici ad abbandonare la via della perdizione, convertendole alla retta via.

Certo a Roma non potevano mancare vie più “ludiche” che richiamano a feste e tradizioni, come Via della Cuccagna per il gioco che si teneva due volte l'anno nella vicina Piazza Navona dove all'albero unto di grasso venivano appesi polli e altri cibi, o Via Del Corso dedicata alla corsa dei Cavalli berberi che si teneva in occasione del Carnevale dalla metà del 1400 e fino al 1800, e da non dimenticare Piazza della Pilotta un gioco della palla detta“pilotta” importato intorno al 1500 da Firenze, simile al nostro tennis, che qui veniva giocato con una palla colpita con il pugno di una mano o un mestolo e indirizzata contro il muro, ma l'origine del nome può essere anche precedente e riferita ad un gioco romano che veniva giocato con palle dette “pilae”.

Per chiudere questa passeggiata virtuale fra le strade più curiose del nostro centro storico, come non ricordare alcune vie i cui nomi sono stati cancellati e sostituiti perché ritenuti offensivi. Come vicolo Cellini che ha sostituito Vicolo Calabraghe, così denominato a partire dal medioevo, per la presenza stabile di cortigiane che soprattutto nel cinquecento, epoca in cui si censì il maggior numero di prostitute, praticando prezzi bassi favorivano nel vicolo un gran giro di clienti. Ma non è l'unico esempio, non storia di altri tempi. Nel 2002 la giunta capitolina decide di sostituire Via della Casa Comunale con Via Modesta Valenti, un'anziana donna senza fissa dimora morta alla stazione Termini il 31 gennaio 1983 e divenuta simbolo della condizione di isolamento e delle difficoltà dei senzatetto, alla quale il Comune di Roma decise di dedicare questa via. Non una qualunque, la via virtuale utilizzata da sempre per iscrivere all'anagrafe i senza fissa dimora. Peccato che ad agosto scorso, e dopo solo tredici anni, il nome dell'anziana homeless deceduta per omissione di soccorso, sia stata cancellata dai toponimi di Roma, visto che i residenti “virtuali” in questa fittizia Via Valenti negli ultimi anni sono saliti alle stelle, oltre 11.500 gli abitanti e sempre più in crescita i richiedenti. Dal civico 1 al 21 non solo barboni, senza casa, mendicanti, ma anche padri separati, manager falliti, professionisti che la crisi ha messo in ginocchio, gente disperata, ma anche purtroppo residenza per chi una residenza vera, una casa ad un indirizzo reale ce l'ha e per frodare il fisco, ha denunciato di vivere nell'isola che non c'è. Peter Pan in carne e ossa, irreperibili ai fini giudiziari e legali. Una via dal nome che doveva garantire diritti, cancellata dall'offensivo gesto di chi ha preteso di dimenticare gli obblighi. Ora i senza fissa dimora verranno “ospitati” sempre virtualmente da cinque associazioni di volontariato sparse sul territorio comunale, una di queste, guarda caso ha sede proprio a Via delle Zoccolette! Ma per molti, era più auspicabile Via delle Convertite.

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