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DO YOU REMEMBER?... Fulvio Bernardini "il professore"

condividi su facebook condividi su twitter 16-10-2013

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DO YOU REMEMBER?... Fulvio Bernardini

Anche chi ha giocato molti anni nella Lazio, può e deve avere spazio nella nostra rubrica dei "ricordi" giallorossi. Sopratutto se stiamo parlando di chi ha dato il nome al centro sportivo dove tutt'ora si allena la Roma, Fulvio Benardini. 

Il giocatore che, secondo lo storico motivetto "Campo Testaccio", dava scola all'argentini. 

Nato a Roma, il 28 dicembre 1905, è stato originariamente portiere ed attaccante, per poi prendere definitivamente posto al centro del campo. Iniziò la carriera nell'altra squadra di Roma, dove giocò come estremo difensore; poi a partire dal 1921 si spostò davanti. Ci sono discordanze sui motivi della sua scelta di cambiare posizione. Secondo alcune fonti Bernardini avrebbe deciso di cambiare ruolo a causa dei quattro gol subiti nella partita Napoli-Lazio 4-2, altre invece riportano che Bernardini decise di giocare come attaccante a causa di un grave scontro di gioco, avvenuto in un Fortitudo-Lazio, che gli fece perdere i sensi, e alle conseguenti pressioni della famiglia preoccupata.

Poi, nel 1928, l'inizio di un amore intenso con la maglia giallorossa. Da centromediano e capitano della squadra, sfiorò uno scudetto e fu uno degli elementi più rappresentativi della Roma "testaccina" dell'epoca. Da ricordare il sodalizio con l'altro mediano Attilio Ferraris IV, con cui formò una coppia grintosa e carismatica. 

In tutto giocò 286 partite in giallorosso, segnando 45 gol e, con il suo addio alla Roma, avviò la fine di un'era per la società giallorossa che proprio in quell'estate traslocò dal Campo Testaccio. 

In seguito intraprese la carriera di dirigente ed allenatore. Tornò a Roma con poca fortuna nel 1949, quando fu bruscamente esonerato. Ricoprì anche il ruolo di ct della nazionale italiana, gestendo un delicato periodo transitorio tra l'Italia del '68 e del '70, e quella che successivamente sarebbe tornata a vincere solo con Bearzot nell' '82. Emblematiche le parole del giornalista Giorgio Tosatti: "Il delicato periodo di passaggio fu gestito, con mano salda e assoluta noncuranza dell'impopolarità, da Fulvio Bernardini, che collezionò sconfitte e feroci critiche, ma riuscì a formare un nucleo di freschi talenti accomunati dalla qualità tecnica (i 'piedi buoni', il cui simbolo era considerato il giovane Giancarlo Antognoni) e dalla disciplina di squadra."

Morì anche lui, come diversi altri ex calciatori, di Sclerosi Laterale Amiotrofica, il 13 gennaio 1984. Ha avuto l'onore di poter assistere all'inaugurazione del Centro Sportivo della Roma, dedicato proprio a lui nel 1979, storico capitano e condottiero giallorosso. 

 

 

 

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