Il bostoniano

I 100 giorni del presidente Pallotta

condividi su facebook condividi su twitter 24-09-2015

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I 100 giorni del presidente Pallotta

Oggi sono esattamente 100 giorni dall’ultima volta che il presidente della Roma James Pallotta si era affacciato nella capitale. Era il 16 giugno 2015 quando il numero 1 giallorosso, in conferenza stampa, riuscì a ricomporre molte fratture che si erano create nell’immediata chiusura del campionato, in primis con le dichiarazioni di Rudi Garcia prima del match contro il Palermo.

Il carisma e l’abilità oratoria, oltre ad una predisposizione mediatica del presidente, riuscirono in qualche modo a ristabilire quella serenità  che tutto l’ambiente cercava, per ricominciare una nuova stagione e ricompattare l’ambiente che viveva momenti di isterie collettiva.

In questi 100 giorni di assenza del presidente da Roma, sono successe molte cose. Alcune positive come il calciomercato estivo, a dimostrazione dell’idea che questa società è sempre in prima linea quando c’è da investire e l’arrivo di “Top Player” come Dzeko, Salah ed altri giocatori importanti come Digne, Szczesny e Rudiger sono la conferma di questa tesi ma anche altre situazioni poco chiare e sulle quali lo stesso dirigente supremo romanista dovrà porre la sua attenzione.

In primo luogo, c’è da chiarire la posizione del trainer giallorosso Rudi Garcia: a parole anche ieri sera a Genova, dopo la sconfitta dolorosa contro la Sampdoria,  il DS Walter Sabatini, ha voluto sottolineare che la società di piazzale Dino Viola appoggia pienamente il tecnico francese, ma poi nei fatti, i rumors ed i “riportini” che arrivano da Trigoria non sono proprio come quelle che i manager giallorossi dichiarano pubblicamente ai media. La frattura tra il tecnico di Nemours ed alcuni importanti dirigenti della Roma è netta e l’ex tecnico del Lille non fa nulla per nascondere il suo fastidio in ogni conferenza stampa. Il fatto che Garcia sia stato depotenziato da giugno con alcune mosse strategiche delle società, come il ruolo dei nuovi preparatori atletici guidati da Darcy Norman (il francese ha sottolineto solo pochi giorni fa che alcuni elementi della rosa non sono apposto fisicamente) in questa fase sono un colossale boomerang proprio perché su questi aspetti il tecnico ci gioca a suo piacimento per dare messaggi, neanche troppo criptati, alla dirigenza e forse anche al presidente, unico interlocutore “privilegiato” dell’ex mister del Lille con il quale ha un rapporto telefonico riservato settimanale.

Una “guerra dei Roses” in salsa amatriciana e giallorossa che sicuramente non fa bene alla causa romanista ma soprattutto alla concentrazione della squadra, troppo abituata a crearsi di volta in volta nuovi diabolici alibi che non sono assolutamente utili al raggiungimento dello scopo finale.

Per quanto riguarda il lato sportivo, nonostante un inizio di campionato non esaltante, la Roma è in grado di riprendersi, vista la qualità della rosa. Sono anche altri gli aspetti che preoccupano e per i quali un intervento del presidente Pallotta sarebbe gradito: parliamo dello stadio della Roma, le news sono ferme alla presentazione di fine giugno da passaggio burocratico ed istituzionale delle carte dal comune di Roma alla Regione Lazio.

La differenza è che in questi 100 giorni di assenza del presidente Pallotta, a Roma è cambiato il quadro politico che ha portato ad un depotenziamento oggettivo del sindaco Ignazio Marino vero endorsement dello stadio della Roma. La crisi della politica cittadina ed una popolarità non in calo ma in picchiata del sindaco medico, ha generato tutta una serie di mal di pancia sia interni (vedi PD) che esterni come quelli dell’opposizione del Movimento 5 Stelle e del Sel che stanno facendo di tutto per mettere il bastone tra le ruote al compimento dell’opera tanto desiderata da Pallotta e vero centro nevralgico del business plan di AS Roma fin dal closing di Boston di aprile 2011.

Non esiste comunicazione in merito al “nuovo stadio della Roma” (parliamo da un punto di vista di AS Roma), l’ufficio comunicazione strutturato dalla New co. dedicata allo stadio è praticamente inesistente, nessuno dei manager che Pallotta ha destinato al progetto di Tor di Valle, ha facoltà di parlare se non quando il presidente è presente a Roma.

Qui si tratta di difendere mediaticamente un progetto da quasi un miliardo di euro da attacchi quotidiani da parte di quasi tutta la stampa. Gli organi d’informazione ogni giorno sputano sentenze e dossier fantasma. La situazione è inaccettabile e questo Pallotta lo deve capire oltre che comprendere; purtroppo qui siamo in Italia e certe situazioni vanno affrontate con lo spirito del guerriero e non da una distanza di 6 mila km.

Ultimo appunto che riguarda un tema di forte attualità, ovvero la spinosa situazione della curva Sud, vero centro nevralgico del tifo giallorosso. Pallotta in tempi relativamente brevi deve farci capire da quale parte sta. La situazione sta sfuggendo di mano a chi è deputato a gestire l’ordine pubblico durante le partite della Roma, i tifosi giallorossi ed in particolare quelli della Sud stanno vivendo un momento che dire difficile è poco.

Il danno d’immagine per la Roma stessa e per il presidente è enorme e proprio per questo motivo, Pallotta dovrà essere rapidissimo nel risolvere, in un senso o in un altro, questo argomento spinoso.

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