Il bostoniano

Per gli investitori americani la Serie A è una buona opportunità di business

condividi su facebook condividi su twitter 14-11-2014

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Per gli investitori americani la Serie A è una buona opportunità di business

Molto interessante l’analisi di John Goldman e Bryan Meltzer su finalternatives.com, un portale di news specifiche per gli investitori USA. Nell’articolo si evidenzia di come la Serie A sia un potenziale business per molti investitori americani, che potrebbero seguire la strada aperta da Pallotta e Tacopina rispettivamente presidenti di AS Roma ed FC Bologna:

Tradizionalmente, le squadre sportive professionali sono state in gran parte di proprietà di ricchi uomini d'affari , trattate come investimenti per hobby o per trust pubblici. Ma negli ultimi decenni, le quattro grandi leghe sportive nordamericane sono cambiate notevolmente. In parte, a causa di questa nuova generazione di proprietari, le valutazioni economiche sono ai massimi di tutti i tempi. Se si desidera possedere un pezzo di una squadra NBA, NHL, MLB e NFL,  sarà meglio avere un conto in banca con molti zeri: Basta guardare ai 2 miliardi di dollari che Steve Ballmer ha pagato per i LA Clippers, o il 1,4 miliardi dollari che Terry e Kim Pegula recentemente hanno pagato per i Buffalo Bills. Allora, dove può essere investito il denaro in maniera intelligente per trovare nuove opportunità di business legato allo sport ed avere un profitto e quindi un ritorno significativo? Un campionato che sta guadagnando l'attenzione dei potenziali investitori è proprio la Serie A Italiana, sport professionistico più importante nel paese, infatti due gruppi di proprietà nordamericane hanno acquistato squadre in questo campionato, ed altre potrebbero essere interessate a seguire la stessa strada.

Il primo gruppo, che comprendeva l'ex gestore di  “hedge fund” James Pallotta, ha  attraversato l’oceano, investendo una somma relativamente bassa ( € 70.000.000 - US$ 87 million),  per rilevare la quota del 60 per cento di AS Roma, una nota “franchigia” conosciuta affettuosamente a Roma come “i giallorossi”. In quel periodo, per Palotta l’AS Roma era come "il Brand più sottovalutato del mondo." In seguito Pallotta ha rapidamente costruito un team con l’idea di farlo diventare un “Global Brand” sulla strada di quanto è stato fatto in Premier League con il Manchester United, ampliando in maniera significativa gli sforzi di marketing attraendo a se grandi sponsor, tra cui Disney, Nike e Volkswagen, svelando i piani per costruire un nuovo stadio, finanziato con fondi privati, che renderebbe la AS Roma uno dei pochi club italiani ha possedere un proprio stadio di proprietà.

Dopo Pallotta, in Italia è stato il turno dell’Avvocato di New York Joe Tacopina che insieme a Joey Saputo, proprietario della franchigia di MLS con i Montreal Impact, la coppia ha portato in Italia un gruppo di investitori ed Ottobre 2014, hanno acquistato il Bologna FC 1909, gloriosa e storica squadra di Serie A oggi relegata nella seconda serie,  lo stesso Tacopina, che qualche giorno prima si era dimesso dal board di As Roma. dichiarava che "La Serie A è molto simile alla Premier League inglese di 15 anni fa." Questo è un po’ il percorso e le motivazioni che spingono noti investitori americani nel pianificare le loro risorse sul campionato di calcio del “Bel Paese”.

Infatti ad oggi i cinque dei club di calcio più preziosi al mondo sono tutti “iscritti” alla Premier League inglese, con valori importanti come il Manchester United (2,8 miliardi di dollari), L’Arsenal (1,3 miliardi di dollari), il Chelsea (US $ 868.000.000), il Manchester City (US $ 863,000,000) ed il Liverpool (US $ 691.000.000). La Serie A ha un solo club nella top ten e questa è la Juventus, che con i suoi 850 milioni di dollari è solo la nona squadra più preziosa del mondo. Ma 15 anni fa, la Premier League inglese soffriva di molti degli stessi problemi che affliggono oggi il calcio italiano, dove nella lega principale i fatturati dei club hanno come voce principale in entrata i diritti televisivi, poi le sponsorizzazioni ed altre attività commerciali. Secondo il neo presidente del Bologna, Tacopina, l’ideale sarebbe di avere un perfetto mix, in stile Premier League:  "Un equilibrio finanziario con un  terzo delle entrate del club provenienti dai diritti Tv, un terzo dalle entrate dal match-day  ed un terzo dalle varie attività commerciali. " Tacopina ritiene inoltre che anche altri imprenditori Usa entreranno nella Serie A  e questo potrebbe spingere il campionato a generare maggiori entrate nei diritti tv. Infatti l’ultimo pacchetto di diritti televisivi di serie A, che è stato annunciato questa estate, per una somma di € 943.000.000 (US $ 1.17 miliardi di euro) a stagione, con un incremento di oltre € 100.000.000 (US $ 124 milioni), nel corso dei tre anni precedenti. Questo può sembrare tanto, ma è meno della metà di quello che la Premier League genera in diritti TV.

Mentre i diritti Tv sono estremamente redditizi, il denaro reale potrebbe arrivare proprio tramite lo sfruttamento delle attività commerciali, cosa che i proprietari italiani, negli anni, hanno trascurato. A differenza delle leghe sportive nordamericane, che dispongono di vincoli specifici, come i tetti salariali e la condivisione delle entrate,  in Italia i presidenti delle squadre di Serie A possono tenere tutti i proventi delle concessioni come i biglietti, il merchandising, le sponsorizzazioni e tutte le altre attività commerciali. Ad esempio, se il Bologna FC riuscirà a vendere 100.000 maglie negli Stati Uniti, le entrate e quindi il profitto saranno esclusivamente del Bologna; ma se gli Atlanta Braves facessero la stessa cosa in Italia, parte di tali entrate dovranno essere divise con gli altri 29 team della MLB.

Questa è una motivazione forte per gli investitori intelligenti che sanno come sfruttare questi canali con le relative entrate. Se Pallotta, Tacopina e Saputo avranno ragione, tra cinque anni, la  Serie A potrà sembrare molto più simile alla EPL. Rappresentando un occasione unica per gli investitori nordamericani, dove, ad un prezzo decisamente abbordabile, potranno comprare una franchigia che spesso è sottovalutata nel suo valore.

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