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Roma chiama Boston: Analisi di due anni a stelle e strisce

condividi su facebook condividi su twitter 21-04-2013

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Roma chiama Boston: Analisi di due anni a stelle e strisce

Boston, 15 aprile 2011: Dopo nove mesi di incontri e trattative arriva la firma.  A Roma l'orologio segna le  00.57 quando Thomas Di Benedetto, business man italoamericano, diventa il 21° presidente della storia giallorossa – il primo straniero – . 

"THE DEAL is closed".  Insieme a lui, a parità di investimento, ci sono  Richard D'Amore, James Pallotta e Michael Ruane. Tom, Rich, Jim e Mike, tre americani e un irlandese cresciuti nell'area metropolitana di Boston, Massachusetts, conoscono il basket, il baseball e il football americano. Conoscono meno il calcio. E il calcio non conosce loro.

Agli americani il 60% delle quote con Unicredit partner al 40%. 

Ma facciamo un passo indietro: 

31 GENNAIO 2011 -  Sul tavolo dell'advisor Rothschild arrivano 5 offerte vincolanti per l'acquisto dell'As Roma. Tra queste quelle della cordata Usa di Thomas Di Benedetto.

3 FEBBRAIO  - Italpetroli e UniCredit concedono una trattativa esclusiva di 30 giorni alla cordata di Di Benedetto.

30 MARZO  - Thomas Di Benedetto sbarca a Roma e raggiunge un accordo di massima per l'acquisto del club. La firma,appunto, verrà siglata a Boston il 15 APRILE

27 SETTEMBRE 2011  - Durante la riunione del Consiglio d'amministrazione della società, il presidente ad interim Roberto Cappelli cede il testimone a Di Benedetto che diventa così il nuovo presidente della Roma.

27 AGOSTO 2012  - Dopo 11 mesi esatti la Roma a stelle e strisce cambia presidente. Thomas Di Benedetto rassegna le dimissioni da numero uno della società. Sotto la sua presidenza, la sfortunata stagione di Luis Enrique e il ritorno di "Zemanlandia" nella capitale.

Al suo posto  James Pallotta, uomo d'affari nato e cresciuto a Boston con la passione per il basket, che si insedia così: "E' un grandissimo onore per me assumere questa carica.  Non esiste club più speciale al mondo e io accetto la responsabilità di esserne custode e guidarlo con grande senso di umiltà e determinazione per costruire un'organizzazione di livello vincente sotto tutti gli aspetti".

21 Aprile 2013 – Sono passati due anni, da quella notte di Boston. Oggi Roma città festeggia il suo Natale, gli anni iniziano a farsi sentire (per la precisione sono 2766 le candeline da spegnere!!) mentre la Roma squadra, a breve scenderà in campo contro il Pescara per la 33a giornata di un campionato iniziato con grandi aspettative e figlio di alcune scelte tecniche e sportive sbagliate, come l’aver ingaggiato il boemo Zeman, rimediando poi in corsa con la sostituzione di un trainer “casalingo” come Andreazzoli.

La nuova proprietà americana, in questi primi 2 anni di gestione, ha impostato tutto il suo lavoro, partendo dalla scelta di una base di manager di primissimo livello, ai quali affidare, sia la gestione sportiva che quella economica e commerciale: un team di manager guidati, per la parte sportiva da Franco Baldini come direttore generale e Walter Sabatini come direttore sportivo. Gestione economica prima affidata a Marc Pannes e poi al Ceo Italo Zanzi, con Fenucci a fare da collante. In quella operativa, legata al marketing, è subito emersa la figura di Christoph Winterling, grazie ai suoi primissimi colpi “commerciali” come l’accordo con Volkswagen e Plein (Nike è un operazione chiusa direttamente dagli uomini di Pallotta a Boston).

Ancora da capire e decifrare il difficile lavoro del settore comunicazione di AS Roma, dove risulta impalpabile il lavoro svolto da Catia Augelli (fermo restando che sulle conoscenze tecnico-economiche della giornalista, proveniente da MF/Dow Jones non si discute) e del suo “team istituzionale”; mentre ottimo e sorprendentemente positivo tutto il restyling del “Digital Business Department” con la creazione del nuovo sito internet e tutto il lavoro che ruota intorno al “Social Networking” gestito e curato dal preparatissimo Shergul Arshad.

La difficile convivenza con il socio Unicredit, ed alcune “manovre azzardate” come quella di aver voluto aprire la porta allo sceicco Al Qaddumi, e poi dopo i primissimi spifferi, riguardo alla sua reale inconsistenza economica, di non aver saputo gestire una “Exit strategy” almeno in termini di comunicazione, sono le pecche del “Dream Team” messo in piedi da James Pallotta in questi primissimi due anni di gestione della società sportiva Roma, in attesa di capire quello che accadrà con la costruzione del nuovo stadio di proprietà, vero “Core Business” di tutta la filiera economica della cordata americana.

I tifosi della Roma, in questo momento, si aspettano un reale cambio di marcia, sulla parte sportiva; esiste una grande aspettativa, comune a tutti i supporter giallorossi, di non avere il tempo e la voglia di aspettare altri anni per ritornare a vincere e quindi di veder posizionata la propria squadra tra i “Top Team Europei”.

In attesa di sapere cosa accadrà nella finale/derby di Coppa Italia di fine Maggio, possibile primo trofeo "Yankee", è il momento di pianificare adesso e porre in essere le basi per non andare a sacrificare anche la prossima stagione agonistica, e tutto dovrà partire dalla scelta azzeccata del nuovo allenatore e da una fase di calcio mercato fatto di nuovi investimenti mirati e non improvvisati. Insomma ci sembra arrivato il momento di creare un “Istant Team” partendo dall’ottima base tecnica (Lamela, Pjanic, Marquinhos, Destro etc) e puntando sulla longevità del “Giovane ed Immenso” capitano Francesco Totti, e magari di un ritrovato Daniele De Rossi, per non aspettare (come nella precedente presidenza Sensi) altri sei anni, prima di vincere qualcosa di importante come lo scudetto. Fondamentale sarà il ritorno nelle coppe europee, un anno di "Purgatorio" nell'Europa League, ci sembra il modo migliore per far crescere la nidiata di talenti giallorossi, guidati da Totti e De Rossi, in preparazione del grande salto in "Champions League" per la stagione 2014/15, vero banco di prova e "Turnkey" per lo sviluppo del Marketing & Business giallorosso, passerà dalla Champions,infatti, la vera "Internazionalizzazione" del "GLOBAL BRAND AS ROMA".

Abbiamo chiesto a Marcel VULPIS , giornalista professionista specializzato in economia e politica dello sport, fondatore e ceo di Sporteconomy, opinionista di SKY e RAI , nonché “Direttore Editoriale” di Insideroma, di tracciare un bilancio di questi primi due anni di gestione americana:

D) Vulpis, un bilancio di questi 2 anni di “Made in USA” ?

R) Una gestione difficile, con alti e bassi, per certi versi anche complessa, perché collegata a problemi strutturali (all'interno della società) pre-esistenti all'ingresso della stessa cordata a stelle e strisce. L'aspetto sportivo non ha sicuramente aiutato l'attuale società a raggiungere anche ulteriori obiettivi in ambito marketing. Il presidente James Pallotta ha parlato di sponsorizzazioni di alto profilo (VW, Nike e l'accordo con il parco tematico della Walt Disney ad Orlando) che solo l'AS Roma può vantare. Mi permetto di rispondere, con estremo rispetto, ma con altrettanto cognizione di causa, che, secondo me, non conosce (forse) approfonditamente il valore commerciale dei suoi competitor, a partire dall'AC MILAN, per esempio, che, da due anni, sta volando sulla parte dei ricavi, grazie ad un accordo con un partner internazionale specializzato nella gestione ed intermediazione di diritti marketing e pubblicitari (per non parlare di quelli legati ai tv rights se parliamo del rapporto di consulenza a favore della Lega calcio in questo ambito specifico). Inviterei Pallotta a guardare con maggiore attenzione l'home page del sito rossonero e scoprirebbe marchi di profilo mondiale (Adidas, Emirates e Audi, solo per citarne i primi tre che mi vengono in mente) che investono vagonate di denaro (solo la sponsorizzazione di maglia del Milan vale più del doppio di quella del club di via Turati). Tornando alle tre sponsorship giallorosse citate da Pallotta parliamo di buone opportunità commerciale, ma non uniche e su Nike ancora si devono capire le modalità contrattuali e il valore economico. Quindi senza questi due elementi non comprendo da economista come ci si possa vantare di essere i più bravi di tutti. Sarà, ma ho qualche dubbio al riguardo, soprattutto nel confronto in ambito domestico ed internazionale. 

D) Le cose migliori fatte nella gestione a stelle e strisce e le peggiori

R) L'AS Roma si e' rilanciata a livello commerciale e di hospitality e sta lavorando bene anche sul "digital". Sul fronte negativo ci sono al primo posto gli scarsi risultati sportivi: per il secondo anno non entreremo in Champions e la finale di Coppa Italia mi sembra più un'ancora di salvezza (della stagione) che un risultato vero e proprio, per quanto possa migliorare il nostro almanacco. 

D) Il valore della AS Roma (in termini economici) con la nuova proprietà è cresciuto? Rispetto alla precedente con la famiglia Sensi

R) Se parliamo di fatturato (il cosiddetto "turnover") direi proprio di no, basta leggere i dati di bilancio e analizzare le perdite generate, se parliamo di marketing/digital sicuramente c'è stata una vera e propria esplosione. C'è da dire però che la nuova dirigenza ha trovato terreno fertile, perché quella precedente non vi aveva mai investito (peraltro sbagliando). Da questo punto di vista gli americani sono nettamente più bravi, adesso però dopo il boom di fan e followers devono riparametrarsi per fare un nuovo step di crescita (probabilmente questa è la fase più difficile del progetto). 

D) Il “Brand Roma” o come lo chiamano gli americani “Global Brand”  è in progress (sia in termini di percezione che reale) o siamo solamente in una fase transitoria 

R) E' in progress, ma come spiegavo precedentemente adesso per fare il passaggio successivo dovrà investire di più sotto il profilo economico e delle risorse umane. 

D) Lo stadio?  Ed i rapporti con il socio UNICREDIT

R) Rispondo per quello che vedo: un accordo firmato con il gruppo Parsitalia del giovane costruttore Luca Parnasi lo scorso 19 dicembre 2012 ad Orlando. Detto questo la scelta del terreno non è eccezionale. Tor di Valle ha una serie di problematiche (viabilità, rischio esondazione del Tevere e il depuratore dell'Acea che deve essere "tombato").  Considerando che c'è il rischio di vittoria del candidato del M5S (Marcello De Vito), che ha nel suo programma il "no alla cementificazione", credo che anche per questo giro i poveri tifosi della Roma dovranno aspettare per questo "benedetto" stadio. 

D) Le operazioni di marketing concretizzate, e l’aspetto di “Digital Business”

R) Il mio pensiero è ben espresso nella prima domanda. Sul digital business il team dell'AS Roma si è mosso bene fino ad oggi, però adesso bisogna fare il salto ulteriore di qualità. Sul piano marketing c'è questo accordo in arrivo tra più di anno con la Nike, ma è altrettanto vero che è in arrivo (anche prima) una querelle (si immagina giudiziaria, se prima non si arriverà a un accordo extra-giudiziale) con la BasicNet (proprietaria del marchio Kappa, attuale sponsor tecnico del club di Trigoria). Se posso essere sincero non ho capito proprio come sia stato possibile arrivare ad una situazione del genere con l'azienda di abbigliamento sportivo torinese. Un autogol che non avevo mai visto in oltre 20 anni di giornalismo economico-sportivo. Sinceramente avrei gestito in modo nettamente differente la questione e di sicuro non si sarebbe arrivati ad una rottura così grave con l'attuale sponsor tecnico. 

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