Il buco nel muro

Lobont, da uomo-spogliatoio a primo portiere

condividi su facebook condividi su twitter 03-05-2013

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Lobont, da uomo-spogliatoio a primo portiere

«Da otto mesi non disputavo una partita ufficiale, ma è stato bello tornare in campo». Rispondeva così Bogdan Lobont a chi, domenica scorsa, gli domandava delle emozioni provate nell'aver disputato la prima partita da titolare della stagione. Era contento così, tornare e dare il proprio contributo, ma ancora non sapeva che di lì a poco si sarebbero aperte altre prospettive. Non sapeva che la prognosi dell'infortunio di Stekelenburg avrebbe tolto l'olandese dai giochi per circa quindici giorni, che a conti fatti sono in pratica tutte le rimanenti partite di campionato.

E non sapeva, Lobont, che avrebbe così potuto giocarsi addirittura la possibilità di rimanere a difendere i pali giallorossi anche oltre: per quell'ultima gara della stagione, che solo a nominarla vengono i brividi (ed è per questo che non lo faremo). Lui, venuto dalla Dinamo Bucarest dopo esser cresciuto tra Ajax e Fiorentina, è sempre rimasto al suo posto. Anche quando Ranieri, Montella, Luis Enrique e Zeman gli hanno preferito altri effettivi, il portiere della nazionale romena non se ne è andato. Si è costruito così, negli anni, la fama di “uomo-spogliatoio”, un'etichetta che spesso si attacca addosso a chi non gioca molto, ma che poi, al momento opportuno, sa farsi trovare pronto. E così è andata: gettato nella mischia contro il Siena, Bogdan ha risposto presente e, pur dopo aver ottenuto la certezza del posto anche per le prossime gare, non ha dovuto modificare poi granché.

A Trigoria si era sempre allenato, senza problemi e con la stessa intensità. Da qualche giorno però c'è qualcosa di diverso. Dal buco, questa settimana, si è visto un portiere pronto a prendersi le sue responsabilità. Qualche uscita sicura, un paio di parate e tutto è tornato indietro a quando in campo, da numero uno, ci andava lui. Ora, la domenica (o il sabato), ha un compito in più: da uomo-spogliatoio a uomo di campo, non dovrà più solo incitare i suoi compagni, ma anche guidarli dalla porta per fronteggiare gli assalti degli avversari.

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