Il giardiniere nel Pallone

Caccia alle streghe

condividi su facebook condividi su twitter 01-10-2016

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Caccia alle streghe

Vedo in lontananza una landa desolata, arida e cocente. Che sia l'ultima spiaggia per la Roma?

No, è soltanto la pelata di Spalletti.

Vedo in lontananza, oltre i sette colli, uno scenario antico e malinconico. Che sia il sole, tramontante, ad anticipare la chiusura del sipario sul campionato giallorosso?

No, è sempre la pelata di Spalletti.

E infine eccola, solenne e lucida come un trofeo d'altri tempi. Trionfante nonostante le difficoltà. Eccola, la vedo.

La pelata di Spalletti?

No, quella di Cesare: il giardiniere di Trigoria.

Imperterrito, lui, nell'utilizzare ancora le scope di saggina (Sorghum vulgare) nello svolgimento delle proprie mansioni.

Tra gli ultimi, aggiungerei, considerando la costante espansione dell'Impero orientale.

I Cinesi oramai si stanno prendendo tutto: il Milan, l'Inter, le vie dello shopping e pure le scope, appunto.

La vecchia scopa di saggina alimenta voci e credenze storiche che la ritraggono come diffuso mezzo di trasporto per incantatrici e fattucchiere. Quando ancora le Wanna Marchi dell'epoca non disponevano della metropolitana.

E proprio mentre nel resto d'Italia si apre la caccia a Starne e Fagiani, a Roma si è aperta da tempo quella alle streghe. La sconfitta di Torino (così come l'esclusione dalla Champions) è una ferita ancora aperta nei cuori giallorossi. E di certo non può/deve bastare il buon allenamento fatto giovedì scorso contro il modesto Astra Giurgiu (massima Serie rumena) per il secondo turno della fase a giorni dell'Europa League (quattro a zero con reti di Strootman, Fazio e Salah intervallate da un autogol di Fabricio).

Se la Roma perde è colpa delle streghe che amano manifestarsi sotto differenti profili. E allora la colpa è dell'arbitro, di Dzeko e di Lotito.

La colpa è della Lazio, sempre e comunque.

A volte la colpa è della famiglia Sensi, di Gervinho e di Sancini (il guardalinee del gol annullato a Turone).

La colpa è di Totti, della signora Totti e delle feste in castello.

La colpa è di Sabatini che prova a prendere quel pippone di Milik (già capocannoniere a Napoli).

La colpa è di Sabatini che quel fuoriclasse di Milik, alla fine, non lo prende.

La colpa è della Curva Sud che non va allo stadio. La colpa è delle barriere e dei tornelli.

La colpa è ancora dell'arbitro e di Borja Valero.

La colpa è delle radio e dei giornali.

La colpa è di Spalletti che non fa giocare Totti.

La colpa è di Spalletti che si assume le proprie responsabilità. Proprio il mister, una manciata di giorni fa, ci ha messo la faccia (e la pelata) per ribadire la sua intenzione: creare una mentalità vincente. Una squadra capace di lottare su ogni campo con autorità, passione e sacrificio. Una squadra che smetta di festeggiare i secondi posti e cominci ad alzare trofei veri.

Il discorso diretto/indiretto è rimasto, ahimè, campato in aria.

Come le streghe a cavallo di una scopa.

Forse è l'ora che tutti (calciatori in primis) comprendano realmente il ruolo che rappresentano e si mettano a disposizione di una tifoseria intera. Finora è sempre e solo accaduto il contrario.

E domenica (ore venti e quarantacinque, Stadio Olimpico) ci sarà l'Inter. Forse davvero l'ultima spiaggia per i giallorossi. L'occasione per riaprire un sipario (socchiuso) nel segno, questa volta, della continuità.

I tifosi, quelli veri, son stati sempre dalla parte della Roma, è il momento che la squadra si dimostri all'altezza.

Roma-Inter, si accettano scommesse. Sulla vittoria della Roma? No, no, quella, seppur auspicabile, non mi sento di garantirla.

Piuttosto son convinto che qualora la squadra di Spalletti non dovesse far bottino pieno, Pallotta e co. saprebbero a chi dare la colpa. Se fossi in Cesare, il giardiniere di Trigoria che utilizza ancora le scope di saggina (e magari le vende a buon prezzo alle streghe), comincerei a cercare un buon avvocato...

 

Fonte: A cura di Diego Fois

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