In punta di penna

Deja vù Roma, giallorossi raggiunti nel recupero

condividi su facebook condividi su twitter 06-12-2015

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Deja vù Roma, giallorossi raggiunti nel recupero

La Roma pareggia 1-1 contro il Torino nello stesso modo in cui si era fatta raggiungere a Bologna. I giallorossi giocano male il primo tempo e rischiano di andare sotto dopo pochi minuti ma Szczesny intercetta il tiro da pochi passi di Belotti e permette alla formazione di Garcia di mantenere il punteggio invariato. Nella prima frazione di gioco, gli ospiti non riescono mai a tirare in porta e confezionano una sola azione degna di nota: lancio di Florenzi dalla trequarti, Dzeko fa da torre a Pjanic, che il centrocampista bosniaco viene anticipato. L’ex City avrebbe potuto e dovuto provare a girare il pallone di testa verso la porta avversaria ma sceglie la soluzione meno rischiosa ed anche meno incisiva. Dopo un mese, Garcia ripropone Gervinho alla prima occasione ma le sue condizioni fisiche non sono delle migliori ed infatti, al primo vero scatto, sente dolore alla coscia destra che lo aveva fermato e chiede il cambio. Il primo tempo non lascia molti spunti ed il gioco latita, con i granata ben disposti in fase difensiva e pronti a ripartire con Quagliarella e Belotti supportati da Acquah e Baselli che si inseriscono. L’ingresso di Iturbe per l’ivoriano dovrebbe portare un po’ di freschezza e creare la superiorità numerica ma l’argentino pasticcia troppo spesso anche stavolta. Dietro, ci sono molte incomprensioni tra Szczesny e Rudiger per le mancate uscite del portiere polacco e per le amnesie del tedesco. A centrocampo, De Rossi fa il suo quando la palla è tra i piedi degli avversari ma quando deve impostare, non è lucido come in altre circostanze e sbaglia passaggi elementari che fanno partire il contropiede dei ragazzi di Ventura. Male Florenzi, sia in copertura, dove Molinaro lo supera con troppa facilità e sia nel momento in cui si deve costruire il gioco. Troppi gli errori nei cross dalla trequarti e nei passaggi ai compagni di centrocampo. Neanche Digne sta attraversando un grande momento ma Bruno Peres è un cliente difficilissimo che con le sue progressioni mette ansia all’intera retroguardia romanista. Unico difensore ai limiti della sufficienza è il solito Manolas, che avrebbe bisogno di un compagno di reparto più affidabile ed il continuo turnover tra Castan e Rudiger non lo agevola. Pjanic è tornato a giocare da intermedio ed il quella posizione fatica moltissimo, trovandosi spesso fuori dalla manovra e troppo schiacciato verso l’area avversaria. Lo stesso Nainggolan non trova le misure giuste ed è molto più nervoso del solito (così come Florenzi, autore di un’accesa quanto immotivata discussione con Acquah). Non sono da meno gli uomini d’attacco: Gervinho prima ed Iturbe poi non superano mai l’avversario diretto, l’ex Arsenal è ai margini del gioco e si vede che è lontano parente del giocatore che era prima dell’infortunio, l’ex Verona corre a testa bassa come sempre ma è molto evanescente. Iago Falque è costretto a fare il compitino ed è più difensore aggiunto che un attaccante in grado di far male alla solita difesa del Torino. Edin Dzeko merita, invece, un capitolo a parte. L’attaccante bosniaco fa a sportellate per tutta la partita con Glik, fa e subisce molti falli con Damato che lascia spesso correre innervosendo entrambe le panchine. La Roma ha finalmente in squadra il centravanti che le mancava da tanti anni e lo serve poco e male. Quando arrivano i palloni in avanti, sono sempre difficili da gestire e mai nello spazio ed in profondità ma solo lanci dalla difesa o cross troppi alti o più adatti alla punta esterna. E’ vero che Dzeko è molto bravo nelle sponde, nel far salire la squadra, però sa anche giocare con la palla a terra e ama dialogare con i compagni di reparto. Nella Roma, questo non accade ed in quelle rare occasioni in cui viene servito, non può esser lucido sotto porta. Dzeko, in ogni caso, non è privo di colpe e responsabilità nel pareggio contro la formazione di Ventura: nella ripresa, ha 2 opportunità per timbrare il cartellino e dimostrare il suo valore: se nella prima circostanza c’è la scusante di un Glik che lo trattiene e gli impedisce di mirare bene verso la porta avversaria col suo colpo di testa, inspiegabile è l’errore che commette sul secondo episodio. Pjanic recupera uno splendido pallone sulla trequarti e serve immediatamente il compagno, che entra in area e davanti a Padelli, non trova soluzione migliore che cercare il pallonetto colpendo l’estremo difensore granata. Da quella posizione, il gol deve esser segnato, soprattutto per un calciatore con le sue doti. La Roma era riuscita a passare in vantaggio qualche minuto prima grazie all’ennesima magia di Pjanic su calcio di punizione e grazie alla complicità di Padelli, non impeccabile nell’uscita ma Dzeko aveva l’occasione di chiudere il match e permettere alla squadra di non soffrire nei minuti finali. Qui, subentrano le mancanze del tecnico: nell’esatto istante in cui i giallorossi sono passati in vantaggio, ha fatto arretrare il baricentro della squadra di una trentina di metri. Ventura, a quel punto, ha tolto Molinaro ed inserito la terza punta (Martinez) ed il reparto difensivo romanista è andato in crisi. L’attaccante venezuelano si è reso protagonista di una bella girata in area di rigore che non ha impensierito Szczesny ma che doveva suonare da campanello d’allarme. Quando si era già entrati nei minuti di recupero, l’unica idea dei padroni di casa era quella di lanciare il pallone in area di rigore e cercare una giocata di un singolo o la torre di Glik e Moretti, saliti per dare manforte alle punte torinesi. Uno di questi lanci era stato intercettato da Rudiger, che al limite dell’area (molto affollata) ha pensato di stoppare il pallone, che è schizzato sui piedi di Belotti, anticipato da Manolas al momento del tiro. Damato stava facendo proseguire ma il suo assistente di porta ha voluto fare il protagonista e ha suggerito all’arbitro di decretare un rigore quantomeno dubbio. Sembrava un deja vù del match col Bologna (condizioni del calcio a parte), la Roma passa in vantaggio con fatica ed a pochi minuti dal traguardo, un difensore commette un’ingenuità che regala il penalty agli avversari, che dagli undici metri non falliscono e trovano il pari a Bologna con Destro ed a Torino con Maxi Lopez. Forse il pareggio è il risultato più giusto per quanto hanno fatto vedere il campo le 2 squadre ma l’Inter ha dimostrato che si possono portare a casa i 3 punti anche non meritandoli e con una giocata di un singolo ma per far questo bisogna esser più cinici davanti ed avere una fase difensiva migliore di quella proposta quest’anno dalla Roma. Le ultime 3 partite della Roma hanno reso evidenti gli errori di mercato di Sabatini ma anche le mancanze tecniche di Garcia, che sotto pressione va sempre in confusione. Le domanda che si pongono molti tifosi giallorossi sono: quanto ancora bisognerà attendere per arrivare ad un cambio di rotta? Basterà un’eventuale passaggio del turno in Champions League (a questo punto per nulla scontato) per dare una svolta positiva alla stagione? E’ ancora giusto proseguire con l’allenatore francese? Come avrebbe detto Manzoni, nella celebre poesia il 5 maggio, “ai posteri l’ardua sentenza”.

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