In punta di penna

La Roma è sparita. Giallorossi eliminati dallo Spezia in Coppa Italia

condividi su facebook condividi su twitter 17-12-2015

| | Commenti →
La Roma è sparita. Giallorossi eliminati dallo Spezia in Coppa Italia

La Roma perde ai rigori con lo Spezia negli ottavi di finale di Coppa Italia e viene eliminata. Gli uomini di Garcia non solo non riescono a segnare contro una formazione della serie cadetta ma non impensieriscono mai il portiere avversario in 120’ di gioco. L’Olimpico è deserto sia per l’improbabile orario di un giorno feriale (14:30) ma anche per la contestazione dei tifosi verso le norme imposte dal prefetto di Roma, Franco Gabrielli ed un rapporto sempre più complicato tra la parte calda del tifo romanista ed il presidente giallorosso. Durante tutto il match, si sentivano solamente i supporters spezini che incitavano la propria squadra a compiere l’impresa. Il tecnico francese aveva messo in campo una formazione teoricamente più che sufficiente per portare a casa la qualificazione ma la mancanza di idee e di gioco si sono palesate per tutto l'incontro. Molto bravo Mimmo Di Carlo, tecnico dello Spezia, ad imbrigliare la manovra romanista, impedendo ad Ucan e Pjanic di impostare liberamente grazie al lavoro di pressing a tutto campo dei suoi centrocampisti. Fatto questo, il gioco della Roma non c’era: tanti passaggi orizzontali o indietro, impostazione di gioco affidata a Castan o al dialogo tra gli esterni ma non hanno mai portato ad un cross per uno sconsolato Dzeko. Salah era l’unico in grado di superare l’uomo ma gli spazi erano stretti, i raddoppi continui e la condizione non ottimale dell’egiziano ha fatto il resto. Le occasioni più insidiose le ha costruite lo Spezia in contropiede o con buone trame di gioco. Nel primo tempo, l’azione più pericolosa è degli ospiti: tiro da fuori di Situm e respinta difettosa di De Sanctis con Castan che anticipa miracolosamente Nenè, che già si stava pregustando l’esultanza. Il secondo tempo ha la stessa sinfonia, con un dominio sterile dei giallorossi e con i liguri che creano difficoltà alla retroguardia romanista con le ripartenze veloci di Catellani e Nenè. Proprio il bomber dello Spezia della passata stagione è l’autore dell’azione più importante della seconda frazione di gioco, che non si concretizza per un prodigioso recupero di Rudiger che devia il suo tiro in corner, quando si trovava a pochi passi dalla porta. La Roma ha tirato 2 volte al lato e ha segnato un gol in fuorigioco con Dzeko (giustamente annullato) nel primo tempo e ha prodotto un altro tiro, alto sopra la traversa, con Salah nella ripresa. Nessun tiro degno di nota nei supplementari, è questo il magro bottino della squadra di Garcia. Il tecnico francese le ha provate tutte sia da un punto di vista dialettico, incoraggiando in ogni modo i suoi giocatori, sia tatticamente ma tutti i suoi limiti quando si è trovato di fronte allenatori preparati, sono venuti al pettine. Alcuni giocatori sono fuori condizione, altri sono demoralizzati e quelli che vengono utilizzati col contagocce faticano a rimanere in campo per una gara intera. A fine partita, la Roma contava 4 calciatori con affaticamento muscolare più Castan che aveva problemi al ginocchio, vistosamente fasciato per tutto il corso del match. Molti hanno messo in discussione la preparazione atletica del duo Norman-Lippie ma è un falso problema, poiché uno dei giocatori più alti e robusti (Edin Dzeko) è stato in grado di fare un recupero in fase difensiva rincorrendo l’avversario per 80 metri nel secondo tempo supplementare, a dimostrazione che fisicamente la squadra c’è, a mancare è la condizione psicologica che blocca i giocatori anche nella parte atletica. Serve urgentemente un cambio di rotta e quando le cose si mettono in questa maniera, chi ci rimette è sempre l’allenatore, pur non essendo l’unico ma forse il principale responsabile di questa situazione. Garcia ha portato 2 volte la Roma al secondo posto senza mai realmente lottare per il titolo e nessun trofeo in bacheca. Purtroppo, i record del mister di Nemours da quando siede sulla panchina giallorossa sono tutti negativi ed umilianti per il club: la sconfitta per 7-1 in casa col Bayern Monaco della scorsa Champions League, il 6-1 di Barcellona in questa edizione, alle quali si aggiunge l’eliminazione ai calci di rigore di una squadra di serie B allo stadio Olimpico. Probabilmente, cambiare allenatore a questo punto è già tardi e questa stagione difficilmente può esser rimessa in piedi ma una scossa a questa rosa va data. Bisogna capire se il successore di Garcia possa esser un tecnico come Mancini in questa sua seconda esperienza interista, cioè uno che lavori in questi mesi sulla mentalità della squadra per poi rivoluzionarla nel prossimo mercato estivo, oppure un traghettatore che la faccia attraccare in un porto sicuro sino al termine del campionato cercando un tecnico di grande livello e personalità che dia quello spirito di gruppo e forza alla rosa come fece Antonio Conte nel suo primo anno di Juventus, dopo i difficili anni post-calciopoli. Un esame di coscienza, poi, se lo dovrebbe fare anche la società, che ha aspettato dicembre quando le dichiarazioni di mister Garcia pre Roma-Palermo, ultima giornata dello scorso campionato, erano state piuttosto chiare e quello era probabilmente il momento di separarsi, anche a costo di rimetterci un bel po’ di euro. Lo stesso presidente, James Pallotta, ha commesso molti sbagli in particolare nella sua recente settimana romana quando ha difeso i suoi giocatori criticando le radio e la stampa non rendendosi conto che oltre alle critiche pretestuose e preconcette c’erano anche quelle in buona fede di molti tifosi innamorati di questo club. A questo punto, l’unica cosa da fare è resettare tutto e ripartire da capo, i 5 anni per vedere la Roma “regina d’Europa” sono passati e la società americana non c’è neanche andata vicina, non portando a casa nessun trofeo, pur avendo speso molti soldi.

commentiLascia un commento

Nome:  

Invia commento

chiudi popup Damicom