In punta di penna

La Roma esce a testa dalla Champions League ma non ditelo a Spalletti

condividi su facebook condividi su twitter 09-03-2016

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La Roma esce a testa dalla Champions League ma non ditelo a Spalletti

La Roma è fuori dalla Champions League perdendo 2-0 contro il Real Madrid anche al ritorno al Bernabeu. Detta così, sembrerebbe che i Blancos abbiano fatto un sol boccone della squadra giallorossa, in realtà il campo ha detto ben altro. Gli uomini di Spalletti sono in debito con la direzione arbitrale nella gara d’andata poiché manca almeno un calcio di rigore ed in quella di ritorno hanno commesso troppi errori clamorosi sotto porta. I calciatori di Zidane hanno giocato la classica partita da Real Madrid: spumeggianti e pericolosi in fase di possesso palla e con evidenti amnesie difensive quando il pallone era nei piedi dei romanisti. Dzeko e Salah nel primo tempo hanno sbagliato 2 occasioni importanti a tu per tu con Navas, spedendo la sfera sull’esterno della rete in entrambe le circostanze e magari se la mira fosse stata diversa e fossero capitate sul destro al bosniaco e sul sinistro all’egiziano, staremmo parlando di una Roma in vantaggio e di un Bernabeu infuriato. Così non è stato ed i rimpianti aumentano. Le merengues, però, non sono state a guardare ed anche nella prima frazione di gioco hanno impensierito Szczesny in almeno 2-3 circostanze ma il portiere polacco è stato bravo a respingere i tiri dal limite dell’area di Modric e compagni e ad intervenire in uscita su Ronaldo, costringendo l’attaccante portoghese a tirargli addosso. La ripresa comincia sulla falsariga della prima parte di gara ma con un Pjanic in meno, out per un infortunio alla caviglia e che rischia di fargli saltare almeno la trasferta di Udine. Al suo posto entra Vainqueur e la Roma perde in geometrie ma dovrebbe acquistarne in solidità difensiva ma non è la serata del francese, che viene spesso superato in velocità dai centrocampisti e le punte madrilene. Nella seconda parte di gara, la Roma rientra timorosa come nei primi minuti del primo tempo ma poi torna in partita e va vicina al vantaggio altre 3-4 volte. Ancora Salah col destro sbaglia un gol facile anche per un mancino: l’ex Chelsea riceve palla sulla trequarti, tenta di superare Sergio Ramos, il pallone carambola dalle parti di Dzeko, che anticipa Danilo e ripassa all’egiziano, che a quel punto è solo davanti a Keylor Navas e non riesce a far altro che spedire il pallone fuori. Altra occasione colossale sprecata. Non è finita qui: poco dopo, è Florenzi a seminare il panico nella difesa madrilena andandosene in velocità a Marcelo e poi a Sergio Ramos ed appena entrato in area lascia partire un buon destro che viene respinto dall’attento portiere costaricense del Madrid. La Roma produce il suo massimo sforzo nei primi 25’ della ripresa e le azioni da gol si moltiplicano. Stavolta è Manolas che sugli sviluppi di un corner si trova il pallone buono per portare finalmente in vantaggio i giallorossi ma anche stavolta trova l’opposizione di Navas su una buona girata col sinistro del difensore greco. A quel punto, il Real capisce che deve dare una scossa al match, altrimenti prima o poi il gol lo prendono e Zidane fa un cambio che sembra più dovuto alla stanchezza di Bale post-infortunio che non ad una sostituzione per cambiare il corso dell’incontro. Entra Lucas Vasquez e sarà protagonista dell'incontro con una pregevole giocata e tanti spunti che sorprendono la retroguardia romanista. Proprio da una sua progressione e cross al bacio per Ronaldo arriva il vantaggio dei padroni di casa. La Roma subisce il gol e sembra sparire dalla gara. Un paio di minuti dopo, le merengues chiudono la pratica con l’ennesima fuga di CR7 che parte quasi dalla sua metà campo e quando entra in area di rigore serve un liberissimo James Rodriguez, che tira il pallone sotto le gambe di Szczesny e raddoppia. Neanche la seconda rete subita scuote gli uomini di Spalletti, che poco dopo rischiano di prendere il terzo gol con un’azione quasi identica alla seconda ma stavolta il numero 7 dei blancos grazia gli avversari mandando il pallone fuori come fatto da Salah una quindicina di minuti prima. Spalletti, a quel punto, toglie El Shaarawy, calato vistosamente nella seconda parte del match e regala l’ultimo quarto d’ora a Totti. Il capitano romanista riceve il tributo del Santiago Bernabeu, stadio che più di ogni altro sa riconoscere la classe e l’importanza dei giocatori. Commuovente la standing ovation che dedicano a Totti e l’applauso coinvolge anche alcuni madridisti presenti in campo come ad esempio Marcelo e Sergio Ramos. Il numero 4 e capitano del Real Madrid a fine partita ha chiesto anche la maglia autografata di quello che ha definito “una leggenda ed il suo idolo da bambino”. Totti, però, ha voglia di giocare e questo è l’unico modo ringraziare chi lo ha applaudito ed osannato. Alcune sue aperture sono da vero fenomeno quale lui è anche se nei suoi confronti la morsa non è proprio strettissima e può gestirsi con eleganza ed intelligenza. Con l’ingresso del numero 10 romanista, Perotti si è spostato a sinistra e la sua partita è migliorata. L’argentino si è spesso liberato di Danilo e ha messo in mezzo alcuni palloni invitanti ma un po’ troppo corti o alti per Dzeko, molto statico in area di rigore. La Roma, però, non vuole uscire dalla Champions League senza aver segnato neanche un gol in 2 partite e così lo stesso Totti tenta un tiro dalla trequarti, respinto da Sergio Ramos e Perotti al limite dell’area prova a sorprendere Jesus Navas ma il palo e le lunghe braccia dell’estremo difensore madridista impediscono ai romanisti di trovare la via della rete. Il risultato non cambia ed i giallorossi vengono sconfitti con lo stesso punteggio dell’andata e con Cristiano Ronaldo ad aprire le danze in entrambe le gare. Molti giocatori, opinionisti e commentatori si sono detti soddisfatti per esser usciti a testa alta dal Santiago Bernabeu, non Spalletti. Il tecnico di Certaldo era una vera e propria furia quando è rientrato negli spogliatoi e ha letto negli sguardi dei suoi calciatori un sospiro di sollievo per non aver preso un’altra goleada. Proprio questa mentalità va cambiata e proprio su questo l’ex mister dello Zenit San Pietroburgo sta lavorando. Perdere onorevolmente o meno e venire eliminati deve esser motivo per arrabbiarsi e cercare di rifarsi la prossima volta e non esser soddisfatti per il pericolo scampato. Dare le colpe al singolo giocatore per l’errore sotto porta o per l’errore difensivo non permette all’ambiente di crescere ed il tecnico sta lavorando anche su questo aspetto ed ai microfoni delle varie Tv nazionali ha difeso i suoi da vero leader. Tornado ai singoli, buona la prova di Keita, che dà ordine tattico al centrocampo ed è duro nei contrasti al punto giusto. La difesa regge un tempo grazie soprattutto all’estremo difensore ex Arsenal e a Manolas, vero baluardo difensivo ed ultimo a mollare. Più attenta la gara di Florenzi, che rispetto all’andata lascia meno margine di manovra a CR7 ed al rientrante Bale, che spesso si aggirano dalle sue parti. Sufficiente la prova di Digne ma ancora con qualche incertezza, soprattutto sull’1-0 dei padroni di casa, quando perde nettamente il duello con Lucas Vasquez e permette al neoentrato di andare al cross per Ronaldo, che si butta come un falco nello spazio e trafigge un incolpevole Szczesny. Pjanic ha giocato solo un tempo e nella seconda parte era condizionato dall’infortunio ed il suo rendimento non è stato lo stesso dell’ultimo periodo. Il bosniaco ha faticato a trovare la posizione ed era troppo schiacciato verso la sua porta per esser pericoloso. Quello che solo qualche giorno fa è stato etichettato come “il trio delle meraviglie”, stavolta non è stato all’altezza della manifestazione europea. I motivi sono diversi: El Shaarawy si è nascosto troppo e ha subito la prestanza fisica di Danilo, Perotti da trequartista ha girato a vuoto, poiché a centrocampo c’erano già Pjanic e Keita e davanti Dzeko, meglio quando si è spostato a sinistra al posto del Faraone. Salah ha fatto molte cose buone sia in fase di possesso palla che quando la sfera era nei piedi dei padroni di casa ma le 2 occasioni sprecate in malo modo hanno rovinato una prestazione importante. Dulcis in fundo, il “capro espiatorio” Edin Dzeko. La sua prestazione è stata molto al di sotto della sufficienza e questo è innegabile, così come non si può negare che abbia sbagliato un gol molto semplice ed il suo apporto alla squadra sia stato quasi nullo. Purtroppo, però, a Roma ci deve sempre esser qualcuno da contestare ed ora tocca a lui. Difficile dare tempo, più facile è la critica e se le cose dovessero cambiare, si potrà sempre dire: “non criticavo la sua carriera ma il suo rendimento”. A Torino sponda Juventus i primi mesi è stato criticato anche Paulo Dybala ma la dirigenza e l’allenatore lo hanno coccolato e fatto sentire importante e se i bianconeri hanno cambiato passo, uno dei segreti è certamente questo ragazzo che si è dovuto ambientare passando da una realtà come Palermo alla società più titolata d’Italia. Spalletti sta cercando di far fare un salto di qualità alla rosa, all’ambiente e forse anche alla società. Se tutte queste componenti lo seguissero totalmente anche in futuro, le soddisfazioni arriveranno realmente e non saranno dovute ad una sconfitta “onorevole” ma a qualche grande vittoria.

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